28 aprile 2026
Guerra ultime notizie. Trump contro Merz: pensa che l’Iran possa avere il nucleare, non sa di cosa parla
Superyacht russo passa per Hormuz con ok di Usa e Teheran
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Sintesi per punti
28 aprile 2026
Trump contro Merz, pensa che l’Iran possa avere il nucleare, non sa di cosa parla
Donald Trump attacca il cancelliere tedesco Friedric Merz. “Ritiene accettabile che l’Iran possieda un’arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando! Se l’Iran possedesse un’arma nucleare, il mondo intero sarebbe tenuto in ostaggio”, ha scritto il presidente sul suo social Truth. “Sto facendo qualcosa con l’Iran, proprio in questo momento, che altre nazioni, o altri presidenti, avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti”, ha messo in evidenza. Merz ha detto ieri che gli iraniani hanno umiliato gli Stati Uniti.
28 aprile 2026
Libano, Idf conferma distruzione tunnel Hezbollah: «fra i più lunghi mai scoperti»
Le Forze di Difesa Israeliane Hanno confermato di aver individuato e distrutto due importanti tunnel di Hezbollah nella città di Qantara, nel sud del Libano, che, a loro dire, erano stati costruiti dal gruppo terroristico con la “guida diretta” dell’Iran. Secondo l’Idf, i tunnel sono stati costruiti nell’arco di un decennio, raggiungendo profondità di circa 25 metri, e sono stati “finanziati dal regime terroristico iraniano e nell’ambito del piano di Hezbollah per conquistare la Galilea”. I due tunnel, situati vicini l’uno all’altro ma non collegati, si estendono per una lunghezza complessiva di circa due chilometri, rappresentando uno dei sistemi sotterranei più lunghi scoperti finora dai militari nel Libano meridionale. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, i tunnel facevano parte di una più ampia rete sotterranea situata nelle città di Rab al-Thalathin e Mays al-Jabal, risalente ai combattimenti del 2024. Le Idf ritengono che i siti sotterranei fossero stati progettati da Hezbollah per fungere da base operativa, dove centinaia di terroristi si sarebbero radunati al momento dell’ordine, avrebbero raccolto equipaggiamento e si sarebbero preparati ad attaccare le città israeliane. I piani di invasione di Hezbollah non si sono mai concretizzati. Le truppe della 36ª Divisione hanno fatto irruzione a Qantara, a circa 10 chilometri dal confine israeliano, durante l’attuale offensiva contro Hezbollah, a seguito di “informazioni precise” sui sistemi di tunnel, afferma l’esercito. Gli ingressi dei tunnel erano relativamente nascosti. Secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa Israeliane, all’interno dei tunnel sono state rinvenute numerose armi e attrezzature che gli agenti di Hezbollah avrebbero potuto utilizzare per risiedervi a lungo. Uno dei tunnel presentava una decina di stanze, ognuna con diversi letti a castello. Secondo quanto affermato dai militari, i tunnel erano dotati anche di pozzi di lancio per razzi, con lanciatori al loro interno puntati contro Israele. I tunnel sono stati inoltre costruiti “secondo gli standard iraniani” e l’Iran è stato direttamente coinvolto nella pianificazione e nel finanziamento dei sistemi sotterranei. Questo pomeriggio sono state fatte saltare in aria le gallerie utilizzando 450 tonnellate di esplosivo.
28 aprile 2026
Fonti Gaza: cinque morti, tra cui un comandante di Hamas, in attacchi israeliani
Attacchi aerei israeliani hanno ucciso oggi cinque persone nella Striscia di Gaza, tra cui un comandante di Hamas e un bambino, secondo quanto riportato da fonti nel territorio palestinese. Il territorio è stato devastato da oltre due anni di guerra tra Israele e il movimento islamista. Sebbene un fragile cessate il fuoco sia entrato in vigore lo scorso ottobre, entrambe le parti si accusano a vicenda di violazioni. Secondo la Protezione Civile, un’organizzazione di primo soccorso che opera sotto l’autorità di Hamas, quattro persone sono state uccise e sei ferite in un attacco di droni contro un’auto nel quartiere di al-Rimal a Gaza City. Una fonte della sicurezza ha identificato due dei morti come Iyad al-Shanbari, un comandante di Hamas, e suo figlio, Salah, senza menzionare le altre vittime. Mentre Hamas non ha reagito immediatamente, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver «preso di mira un terrorista», aggiungendo che avrebbe fornito ulteriori dettagli in seguito. Un bambino di nove anni è stato ucciso a est di Khan Younis (nel sud di Israele), dove un attacco di droni è avvenuto «simultaneamente a colpi di artiglieria», sempre secondo la Protezione Civile. L’esercito israeliano ha dichiarato che un sospetto vicino alla “Linea Gialla”, che delimita l’area sotto controllo israeliano, si è avvicinato ai soldati, «rappresentando una minaccia immediata».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump tiene un discorso insieme alla regina Camilla e alla first lady Melania Trump durante la cerimonia di benvenuto ufficiale sul Prato Sud, nel secondo giorno della visita di Stato del re Carlo III e della regina Camilla negli Stati Uniti d'America, il 28 aprile 2026 a Washington, DC. Chris Jackson/Pool via REUTERS via REUTERS
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28 aprile 2026
Il cardinale Pizzaballa: «Il dolore è di tutti, ma c’è chi occupa e chi è occupato»

Pubblichiamo il testo integrale della lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi del cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa.
Carissimi,
28 aprile 2026
Bufera su ambasciatore Gb: «Relazione speciale Usa è solo con Israele»
Bufera sul nuovo ambasciatore britannico negli Usa, sir Christian Turner, succeduto a Peter Mandelson dopo la caduta di questi per il coinvolgimento nello scandalo Epstein. Stando alla registrazione di una conversazione privata trapelata su Sky News Uk nel pieno della visita di Stato di re Carlo III a Washington, Turner risulta aver liquidato a febbraio la storica “special relationship” fra Londra e Washington come una cosa ormai del passato. Gli Usa di oggi hanno «probabilmente una relazione speciale solo con Israele», avrebbe detto l’attuale ambasciatore, lanciando poi una frecciata all’alleato americano anche sul caso Epstein.
28 aprile 2026
Katz, «il Libano meridionale è uguale a Gaza»
«Il Libano meridionale è uguale a Gaza». Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, annunciando che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) «hanno distrutto un’infrastruttura terroristica sotterranea a Qantara, in Libano, con una gigantesca esplosione» all’interno della cosiddetta «zona di sicurezza», nell’ambito della rioccupazione israeliana del Libano meridionale. Lo scrive Haaretz. «Il primo ministro Benyamin Netanyahu ed io abbiamo dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane di distruggere ogni infrastruttura terroristica nella zona di sicurezza fino alla linea gialla, sia sottoterra sia in superficie, proprio come a Gaza, per eliminare le minacce per gli abitanti del nord di Israele», ha dichiarato Katz.
Persone all'interno di un edificio distrutto, durante una tregua temporanea tra Libano e Israele, a Tiro, nel sud del Libano, il 28 aprile 2026. REUTERS/Marko Djurica TPX IMMAGINI DEL GIORNO
28 aprile 2026
Libano, bilancio vittime per attacchi Israele sale a 2.534
Il bilancio delle persone che hanno perso la vita in Libano a causa degli attacchi israeliani dal 2 marzo è salito a 2.534. Lo ha riferito il ministero della Salute libanese.
In precedenza erano stati segnalati 2.509 morti e 7.755 feriti. “Dal 2 marzo, 2.534 persone sono morte e 7.863 sono rimaste ferite a causa degli attacchi del nemico israeliano”, si legge nel comunicato.
Il 1 marzo, il movimento sciita libanese Hezbollah ha ripreso la lotta armata contro Israele dopo l’uccisione del leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei (1939-2026), in uno dei primi bombardamenti lanciati congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio. Le truppe dello stato ebraico hanno intensificato i loro attacchi massicci in diverse aree del Libano e il 3 marzo hanno annunciato l’inizio di un’operazione terrestre nel sud del Paese. Il 17 aprile, i governi di Israele e Libano hanno stabilito un cessate-il-fuoco di 10 giorni, un accordo di cui Hezbollah non fa parte.
Malgrado la prosecuzione del cessate-il-fuoco, l’aviazione e l’artiglieria israeliane continuano a colpire le zone del sud del Libano. Hezbollah ha risposto con attacchi contro le truppe israeliane nella zona di confine.
28 aprile 2026
Libano, Israele distrugge vasta rete di tunnel usata da Hezbollah
Le Forze di Difesa israeliane hanno distrutto poco fa un grande sistema di tunnel di Hezbollah nella città di Qantara, nel Libano meridionale. Alcuni video pubblicati dai media libanesi mostrano le esplosioni. Forti boati sono stati uditi in tutta la zona.
Il Servizio Geologico di Israele afferma che la massiccia esplosione controllata è stata rilevata dal sistema di allarme sismico. Tuttavia, non sono scattate le sirene di allarme terremoto.
28 aprile 2026
Iran, media: potere in mano ai Pasdaran, Mojtaba ridimensionato
La guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran ha modificato la verticale del potere iraniano, ridimensionando l’autorità della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, e dando maggiore forza ai comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc).
Secondo funzionari e analisti iraniani sentiti dall’agenzia Reuters, la pressione del periodo bellico ha concentrato il potere in una cerchia ristretta e intransigente, radicata nel Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nell’ufficio della Guida Suprema e nelle Guardie Rivoluzionarie, che ora dominano sia la strategia militare che le decisioni politiche chiave.
«Gli iraniani sono incredibilmente lenti nelle loro risposte», ha affermato un alto funzionario del governo pachistano informato sui colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti, mediati da Islamabad. «A quanto pare non esiste una struttura decisionale unitaria. A volte impiegano da due a tre giorni per rispondere», ha specificato il funzionario pachistano a Reuters.
Sebbene Mojtaba Khamenei sia formalmente la massima autorità iraniana, secondo fonti interne egli rappresenta più un assenso che un comando, avallando risultati raggiunti attraverso un consenso istituzionale, piuttosto che imponendo la propria autorità. Il vero potere, affermano, si è spostato verso una leadership unificata in tempo di guerra, incentrata sul Consiglio Nazionale di Sicurezza e Sicurezza.
La scelta che si presenta alla leadership iraniana non è più tra una politica moderata e una linea dura, ma tra una linea dura e una linea ancora più dura, sottolinea Reuters. Una piccola fazione potrebbe spingere ancora oltre, hanno affermato all’agenzia due fonti iraniane vicine ai circoli del potere, ma anche questo impulso è stato finora tenuto a bada dalle Guardie Rivoluzionarie.
28 aprile 2026
«A Gaza l’acqua usata come arma», la denuncia di Msf contro Israele

«Mio nipote era a Nuseirat. Era andato a prendere dell’acqua potabile, era in fila con altri bambini e l’hanno ucciso. Aveva 10 anni. Andare a prendere l’acqua non dovrebbe essere pericoloso». L’acqua viene usata come arma a Gaza. Il racconto, che risale al luglio 2025, arriva da Hanan, una palestinese di Gaza City, ed è contenuto nel nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere “Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza” in cui emerge chiaramente che l’utilizzo da parte delle autorità israeliane dell’accesso all’acqua è stato usato come arma contro i palestinesi.
28 aprile 2026
Msf: «Israele usa l’acqua come arma contro i palestinesi»
Le autorità israeliane hanno utilizzato l’accesso all’acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza della risorsa in una campagna di punizione collettiva. Lo sostiene Medici senza Frontiere nel nuovo rapporto internazionale dal titolo “L’acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele”, in cui si afferma che «la negazione deliberata dell’acqua è parte integrante del genocidio perpetrato da Israele». Msf, denunciando le difficoltà di accesso all’acqua per i palestinesi e le gravi conseguenze sulla loro salute e dignità, esorta le autorità israeliane a «ripristinare immediatamente l’approvvigionamento a livelli adeguati». E invita «gli alleati di Israele» ad «utilizzare la propria influenza per esercitare pressioni su Israele affinché smetta di ostacolare l’accesso umanitario, incluso per le esigenze legate alle infrastrutture idriche». Il rapporto di Msf documenta come le difficoltà di accesso alla risorsa non rappresentino casi isolati, ma «facciano parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo».
«Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l’ingresso di rifornimenti idrici» afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di Msf. «I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie». Israele - denuncia Msf - «ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Dopo le autorità locali, Msf è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza, eppure tra maggio e novembre 2025 gli ordini di sfollamento dell’esercito israeliano hanno impedito ai team di Msf di accedere alle aree in cui fornivano acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l’interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita». Ostacolato, aggiunge Msf, anche l’ingresso a Gaza di materiali essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, elettricità, carburante e forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l’olio motore, «fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell’acqua».
28 aprile 2026
Gaza, Qatar: non abbiamo sospeso i nostri sforzi di mediazione
Il Qatar non ha sospeso i suoi sforzi di mediazione mirati a porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza e continua a coordinarsi con Egitto e Turchia. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Majed Al-Ansari.
«Il Qatar non si è ritirato dal suo ruolo di mediatore nella Striscia di Gaza, non ci sono stati cambiamenti in tal senso», ha affermato durante una conferenza stampa. Doha coordina i propri sforzi su Gaza con Egitto e Turchia, ha aggiunto al Ansari.
Nel novembre 2025, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione proposta dagli Stati Uniti a sostegno di un piano globale del presidente americano Donald Trump per risolvere la situazione a Gaza. La risoluzione ha ottenuto 13 voti a favore, mentre Russia e Cina si sono astenute.
Il piano degli Stati Uniti prevede un’amministrazione internazionale temporanea di Gaza e la creazione di un cosiddetto “Consiglio di Pace” presieduto da Trump, oltre al mandato per il dispiegamento di forze internazionali di stabilizzazione in coordinamento con Israele ed Egitto.
28 aprile 2026
Trump a re Carlo: «Non abbiamo alleato più stretto della Gran Bretagna»
«Non abbiamo un alleato più stretto della Gran Bretagna». Lo ha detto Donald Trump a re Carlo alla Casa Bianca.
28 aprile 2026
Libano: 2.534 morti e oltre 7.800 feriti dal 2 marzo
In Libano sono 2.534 i morti e 7.863 i feriti dal 2 marzo. È il bilancio aggiornato che arriva dal ministero della Salute di Beirut, come riporta l’agenzia libanese Nna. Nel sud del Paese dei Cedri proseguono le operazioni militari israeliane contro Hezbollah, storicamente sostenuto dall’Iran, accusato di continui attacchi contro Israele nonostante un cessate il fuoco annunciato tra Israele e Libano.
28 aprile 2026
Iran presenterà a giorni una nuova versione della sua proposta di pace
I mediatori del Pakistan prevedono di ricevere a giorni una proposta rivista dell’Iran per mettere fine alla guerra. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali Donald Trump ha fatto sapere di non voler accettare la versione precedente. Il processo per l’Iran è lento per le difficoltà di comunicazione con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
Lo hanno riferito a Cnn fonti vicine al processo di mediazione. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, hanno spiegato, è atteso oggi a Teheran dopo una visita in Russia ed è previsto che si consulti con i leader del regime. Il processo decisionale è lento, hanno chiarito le fonti, a causa della difficoltà di comunicazione con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, la cui posizione viene mantenuta segreta. Le fonti hanno affermato che il processo è in corso e in evoluzione, e molto dipenderà dal fatto che l’Iran torni con una proposta rivista più accettabile per gli Stati Uniti.
28 aprile 2026
Superyacht russo passa per Hormuz con ok di Usa e Teheran
Lo yacht di lusso “Nord”, riconducibile al miliardario russo Alexey Mordashov, è riuscito ad attraversare lo stretto di Hormuz grazie all’assenza di obiezioni sia da parte dell’Iran che degli Stati Uniti, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte vicina all’imprenditore.
La navigazione nell’area, sottoposta a restrizioni e tensioni dal febbraio scorso nel contesto del conflitto tra Washington e Teheran, è stata possibile poiché l’imbarcazione è stata considerata una nave civile in transito pacifico e senza scali in porti iraniani.
Lo yacht, battente bandiera russa, aveva inoltre appena completato lavori di manutenzione a Dubai e ha seguito una rotta approvata nel rispetto del diritto marittimo internazionale.
Secondo la fonte, la mancata opposizione iraniana è legata al fatto che il “Nord! è stato classificato come imbarcazione civile di un Paese considerato «amico» in quel contesto di transito; mentre anche gli Stati Uniti non hanno sollevato contestazioni, non avendo riscontrato legami diretti con l’Iran né soste nei suoi porti.
28 aprile 2026
Fao, la guerra rallenta le spedizioni di fertilizzanti, agricoltura a rischio
Il ritardo delle spedizioni di fertilizzanti fino a 3 milioni di tonnellate al mese sta mettendo a rischio la produttività agricola del mondo. Un mercato che sta subendo shock immediati, con i prezzi dell’urea granulare aumentati di quasi il 20% in una settimana. A stimare l’impatto della crisi nelle regioni del Golfo è il direttore generale della Fao, Qu Dongyu durante la 180ª sessione del Consiglio, che auspica una risposta politica coordinata per affrontare la situazione. Basti pensare che entro metà aprile, i prezzi dell’urea erano aumentati del 52% negli Stati Uniti e del 60% in Brasile. La chiusura delle principali rotte marittime sta provocando forti ripercussioni sui sistemi agroalimentari globali. “Il calendario delle colture è fondamentale per comprendere l’urgenza della crisi dei fertilizzanti - ha detto il direttore - le loro applicazioni devono essere perfettamente allineate con i periodi di semina che non possono essere riprogrammati senza perdite permanenti di raccolto”. I Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni, tra cui il Bangladesh, dove il 53% dei fertilizzanti proviene dal Golfo, si trovano ad affrontare un profilo di rischio estremamente elevato. L’Iran, dipendente dalle importazioni di grano e mais, è sottoposto a una pressione enorme. L’analisi della Fao rivela che la sovrapposizione degli shock derivanti dalla crisi potrebbe far aumentare l’inflazione dei prezzi alimentari e aggravare la fame. In Libano, circa 874mila persone si trovano in una situazione di grave insicurezza alimentare, mentre oltre 17 milioni di persone nello Yemen soffrono di livelli elevati di insicurezza alimentare.
28 aprile 2026
In Iran è in arrivo uno «tsunami della disoccupazione»
I media iraniani hanno riportato che circa 320.000 candidature sono state presentate sulla piattaforma di ricerca lavoro JobVision in un giorno. Il numero ha battuto tutti i record precedenti ed è considerato un segnale di un «tsunami della disoccupazione» in Iran. Lo scrive il sito di informazione indipendente Iran Wire, ricordando che JobVision è una delle principali piattaforme di reclutamento online iraniane. Con la guerra il mercato del lavoro iraniano è entrato in una nuova fase di recessione e licenziamenti. Le interruzioni di internet, le restrizioni commerciali, il calo delle esportazioni e l’incertezza legata alle tensioni sulla sicurezza stanno spingendo le piccole e medie imprese (soprattutto nei settori tecnologico, dei trasporti, del turismo e dei servizi) a ridurre il personale o licenziare dipendenti. I sindacati segnalato che molte unità produttive del settore privato hanno sospeso le assunzioni o chiuso temporaneamente. L’aumento dei costi delle materie prime, le difficoltà nelle transazioni finanziarie internazionali e il forte calo della domanda interna hanno reso le attività sempre più complesse. La crisi sta colpendo più duramente giovani, donne e lavoratori informali e gli economisti avvertono che, senza politiche mirate a sostegno, la disoccupazione potrebbe trasformarsi in una delle sfide sociali più gravi del Paese.
28 aprile 2026
Ucraina accusa Israele di import di grano rubato dai territori occupati russi

“Ho convocato ufficialmente l’ambasciatore israeliano a Kiev. Domani mattina presenteremo la nostra nota di protesta e richiederemo i provvedimenti del caso”. Lo afferma su X Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino, in merito all’acquisto israeliano di grano ucraino rubato dai soldati russi nei territori occupati.
“È difficile comprendere la mancanza di una risposta adeguata da parte di Israele alla legittima richiesta dell’Ucraina riguardo la precedente nave che ha consegnato merci rubate ad Haifa”, ha dichiarato Sybiha in riferimento all’Abinsk, portarinfuse battente bandiera russa entrata nello Stato ebraico due settimane fa.
28 aprile 2026
Opec, Unimpresa: da uscita Emirati per l’Italia risparmi fino a 7 miliardi
L’uscita degli Emirati Arabi Uniti da Opec e Opec+ può tradursi, nel medio periodo, in un fattore favorevole per l’economia italiana. Lo afferma Unimpresa in una nota.
«La maggiore libertà produttiva di Abu Dhabi - con un potenziale incremento fino a 700-900mila barili al giorno rispetto ai vincoli precedenti - introduce infatti un elemento di concorrenza nel mercato petrolifero, riducendo la capacità del cartello di sostenere artificialmente i prezzi. Per un Paese importatore netto come l’Italia, questo significa innanzitutto una possibile riduzione del costo dell’energia. Anche un calo contenuto del prezzo del greggio, nell’ordine di 5-10 dollari al barile, può generare risparmi rilevanti: fino a 5-7 miliardi di euro su base annua tra minori costi di importazione, riduzione della bolletta energetica e alleggerimento dei costi di produzione per le imprese». È quanto calcola il Centro studi di Unimpresa, secondo cui «l’impatto positivo si estenderebbe a tutta la filiera economica».
«Le imprese energivore e il settore dell’autotrasporto - prosegue la nota - beneficerebbero di un calo diretto dei costi operativi, mentre le famiglie vedrebbero una riduzione dei prezzi alla pompa e, con qualche mese di ritardo, un effetto calmierante sull’inflazione. Questo contribuirebbe a rafforzare il potere d’acquisto e a sostenere i consumi interni. C’è poi un elemento strategico: un’Opec più debole implica un mercato meno concentrato e, quindi, meno esposto a decisioni politiche coordinate sui prezzi. Per l’Italia e per l’Europa, questo si traduce in una maggiore resilienza energetica, soprattutto in una fase segnata da tensioni geopolitiche elevate. Resta il rischio legato alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante delle forniture globali. Tuttavia, se la crisi dovesse attenuarsi, la scelta degli Emirati potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati energetici e a creare condizioni più favorevoli per la crescita economica italiana».
«La decisione degli Emirati Arabi Uniti apre una fase nuova nei mercati energetici globali. Per un Paese importatore come l’Italia, una maggiore libertà produttiva può tradursi in un moderato alleggerimento dei prezzi e, quindi, in un beneficio per famiglie e imprese. Tuttavia, è bene mantenere un approccio prudente: gli equilibri geopolitici restano fragili e la sicurezza delle rotte, a partire dallo Stretto di Hormuz, continua a rappresentare una variabile decisiva» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, la scelta degli Emirati Arabi Uniti di uscire da Opec e Opec+ non è solo una decisione tecnica sulle quote di produzione: è un segnale politico, industriale e geopolitico.
La Iea attribuisce agli Emirati una capacità sostenibile di 4,28 milioni di barili al giorno, contro un target implicito Opec+ di 3,39 milioni: lo spazio teorico di aumento, in condizioni normali, è quindi vicino a 900mila barili al giorno. L’uscita degli Emirati indebolisce la disciplina interna dell’Opec perché sottrae al cartello uno dei pochi Paesi con capacità produttiva reale, investimenti industriali in corso e infrastrutture moderne. La Iea, nel rapporto di aprile, descrive già un mercato sconvolto dalla guerra con l’Iran: a marzo l’offerta globale è crollata di 10,1 milioni di barili al giorno e la produzione Opec+ è scesa di 9,4 milioni. Il punto politico è evidente: se uno dei produttori più efficienti decide di muoversi da solo, l’Opec perde non solo barili, ma anche credibilità. L’Arabia Saudita resta il perno del sistema, ma con minore capacità di imporre una linea comune. Nel breve periodo, la decisione può aumentare l’incertezza. Il mercato leggerà l’uscita degli Emirati come una frattura politica nel Golfo, mentre resta aperta la crisi dello Stretto di Hormuz.
La Iea segnala che, a inizio aprile, i flussi attraverso Hormuz erano scesi a circa 3,8 milioni di barili al giorno rispetto a oltre 20 milioni prima della crisi. Nel medio periodo, però, la maggiore libertà produttiva degli Emirati potrebbe raffreddare i prezzi. Se Abu Dhabi aumentasse la produzione anche solo di 500-700mila barili al giorno, l’effetto sarebbe significativo: non basterebbe da solo a compensare uno shock su Hormuz, ma potrebbe attenuare le tensioni su Brent, prodotti raffinati e noli marittimi.
28 aprile 2026
Israele dichiara organizzazioni terroristiche 5 testate palestinesi
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato organizzazioni terroristiche cinque organi di informazione palestinesi, gestiti, a suo dire, da attivisti di Hamas. Per diversi mesi, lo Shin Bet ha raccolto informazioni su ’Quds Plus’, ’Maydan al-Quds’, ’Al-Quds al-Buzala’, ’Al-Marag’ e ’Al-A’atsma’, che operano come organi di informazione e gestiscono siti web popolari, pagine Facebook, gruppi WhatsApp, canali YouTube, Twitter, Instagram e Telegram. L’indagine dello Shin Bet ha rivelato che questi organi di informazione agivano su istruzioni provenienti dal quartier generale di Hamas nella Striscia di Gaza, in Turchia e in altri paesi, con l’obiettivo di incitare gli arabi israeliani. Lo riporta Ynet.
28 aprile 2026
Kiev: sono due le navi con grano rubato dai russi giunte in Israele
Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgij Tikhij, ha affermato che due carichi di prodotti agricoli, esportati dalla Russia dai territori temporaneamente occupati ucraini, sono arrivati in Israele.
«Posso confermare che non si tratta di due navi, ma di più. Al momento non posso fornire cifre esatte, ma parliamo di diverse imbarcazioni. È vero, e abbiamo informato Israele su tutte», ha affermato il portavoce, secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Ukrinform.
Il diplomatico ucraino ha sottolineato che Kiev si è rivolta a Israele attraverso canali riservati, ma dopo «decine» di richieste ha ricevuto dal ministero degli Esteri israeliano una sola risposta ufficiale il 20 aprile.
«Se riassumiamo, lo Stato di Israele non intende adottare alcuna misura riguardo a questi carichi e alle preoccupazioni ucraine, ritenendo che le informazioni fornite dall’Ucraina siano insufficienti. Per questo abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra attività», ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri ucraino.
28 aprile 2026
Wsj: Iran “sommerso” dal petrolio, sfrutta serbatoi abbandonati e container improvvisati
L’Iran è sommerso da così tanto petrolio invenduto «che sta cercando affannosamente nuovi modi per stoccare il proprio petrolio, nella speranza di evitare un paralizzante arresto della produzione, mentre il blocco navale statunitense blocca le sue esportazioni e i negoziati per porre fine alla guerra rimangono in una fase di stallo». È quanto scrive il ’Wall Street Journal’ sottolineando che Teheran «sta riattivando siti abbandonati, utilizzando container improvvisati e cercando di spedire il greggio su rotaia verso la Cina» per far fronte al troppo greggio. «Queste misure insolite - scrive il quotidiano economico Usa - puntano a ritardare una crisi infrastrutturale e a smorzare la pressione di Washington» in un momento di stallo nello Stretto di Hormuz. La guerra tra Stati Uniti e Iran, rileva il ’Wsj’, «si è trasformata in una corsa per vedere se a cedere per prima sarà l’industria petrolifera di Teheran o i consumatori globali di energia. Ogni barile che non può lasciare il Paese attraverso i normali canali di esportazione deve andare da qualche parte: in un serbatoio, su una nave, in un sito di stoccaggio improvvisato - o rimanere sottoterra. L’Iran spera di evitare il rischio di dover chiudere i rubinetti e aggravare le perdite di entrate, ha affermato Sanam Vakil, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa presso Chatham House, un think tank londinese apartitico. ’La chiusura aumenterà la pressione e stimolerà i negoziati’, ha detto Vakil». Il blocco attuale ha ridotto drasticamente la quantità di petrolio che l’Iran, esportatore netto di energia, è riuscito a caricare sulle petroliere, ha affermato la società di analisi delle materie prime Kpler. «I carichi di greggio e condensati iraniani hanno registrato una media di 2,1 milioni di barili al giorno tra il 1° e il 13 aprile. Dall’introduzione del blocco sono stati osservati solo cinque carichi, facendo scendere la media a 567.000 barili al giorno tra il 14 e il 23 aprile. A febbraio, prima della guerra, l’Iran esportava in media 2 milioni di barili al giorno». Con capacità limitate di caricare greggio sulle navi, la compagnia petrolifera nazionale iraniana ha già iniziato a ridurre la produzione, sostiene Kpler. «I tagli alla produzione spesso iniziano prima che lo stoccaggio sia tecnicamente pieno, perché gli operatori devono preservare spazio nel sistema ed evitare pericolosi colli di bottiglia». Kpler stima che la produzione di greggio iraniano potrebbe diminuire di oltre la metà rispetto ai livelli attuali, fino a un intervallo compreso tra 1,2 e 1,3 milioni di barili al giorno entro metà maggio, se il blocco dovesse continuare.
28 aprile 2026
Trump: «Teheran al collasso, chiede riaprire Hormuz al più presto»
«L’Iran ci ha appena comunicato di trovarsi in uno ’stato di collasso’. Ci chiedono di ’aprire lo Stretto di Hormuz’ il prima possibile, mentre cercano di chiarire la situazione sulla leadership (cosa che, a mio avviso, riusciranno a fare)». Lo scrive in un post su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

28 aprile 2026
Usa, la benzina sale a 4,18 dollari al gallone, massimi da agosto 2022
I prezzi della benzina salgono ancora negli Stati Uniti, sulle incertezze della guerra in Iran che sta entrando nel suo terzo mese: il gallone, nelle ultime rilevazioni diffuse dalla Cnn, ha toccato una media nazionale di 4,18 dollari, fino ai massimi da agosto del 2022. Lunedì, la media era di 4,11 dollari, mentre era di appena 2,98 dollari di prima che il conflitto partisse in Medio Oriente, il 28 febbraio scorso. Il presidente Donald Trump ha ripetutamente parlato di aumenti provvisori destinati a rientrare in breve periodo.
28 aprile 2026
Banca Mondiale: prezzi energia attesi a +24% nel 2026, maggior balzo dal 2022
L’aumento delle commodity, alimentato dallo shock energetico - si sottolinea nel rapporto - è destinato a spingere l’inflazione globale e a frenare la crescita. Nei Paesi in via di sviluppo l’inflazione è attesa al 5,1% nel 2026, un punto percentuale in più rispetto alle stime pre-guerra, mentre la crescita è prevista al 3,6%, rivista al ribasso di 0,4 punti da gennaio. Circa il 70% degli importatori e oltre il 60% degli esportatori di materie prime potrebbero registrare una crescita più debole. Lo scenario - avverte la Banca Mondiale - potrebbe peggiorare in caso di escalation del conflitto: il Brent potrebbe salire fino a 115 dollari al barile nel 2026, con effetti a catena su fertilizzanti e altre fonti energetiche. In tale contesto, l’inflazione nei Paesi emergenti potrebbe arrivare al 5,8%. “La successione di shock nell’ultimo decennio ha ridotto significativamente lo spazio fiscale per rispondere alla crisi energetica”, ha dichiarato il vice capo-economista della Banca Mondiale Ayhan Kose, invitando i governi a evitare misure generalizzate e a privilegiare interventi mirati alle fasce più vulnerabili. Il rapporto evidenzia inoltre che la volatilità del petrolio raddoppia nei periodi di tensione geopolitica e che gli shock si trasmettono rapidamente ad altri mercati: un aumento del 10% del petrolio può portare a rincari fino al 7% per il gas e oltre il 5% per i fertilizzanti, con effetti ritardati ma rilevanti su sicurezza alimentare e povertà.
28 aprile 2026
Media libanesi evocano la “morte rosa” portata dagli israeliani nell’estremo sud
I libanesi la chiamano “la morte rosa” ed è quella portata da Israele nell’estremo sud del Libano sempre più trasformato in una landa desolata nonostante il cessate il fuoco in vigore da metà aprile: non solo con bombardamenti, fosforo bianco, ruspe, erbicidi e dinamite, ma anche con un’emulsione liquida di color rosa contenuta in taniche di plastica e solitamente usata nell’industria mineraria e nelle cave di pietra. Media libanesi riportano numerose foto e filmati diffusi da unità del genio dell’esercito israeliano nel sud del Libano intente a far esplodere edifici civili nelle località tra l’ex linea blu e l’attuale linea gialla usando taniche contenenti un liquido rosa. Secondo le fonti, questo liquido è un’emulsione a base di nitrato di ammonio, un componente chimico altamente esplosivo e al tempo stesso molto economico. Tra le immagini più diffuse sui social e la cui autenticità è stata verificata con testimonianze sul terreno, ci sono quelle che ritraggono una villa di Marun Ras, villaggio libanese a due passi da quello che rimane della linea blu di demarcazione con Israele, totalmente distrutta con materiale esplosivo dall’esercito israeliano. Le fonti libanesi sottolineano il basso costo del liquido rosa, «poche centinaia di dollari per tanica», e l’elevato valore degli edifici civili distrutti, proprio come la villa di Marun Ras, di proprietà di Qassem Fares, noto imprenditore libanese residente all’estero. Le testimonianze sulla “morte rosa” emergono dopo che la stessa stampa israeliana ha riferito nei giorni scorsi di testimonianze di soldati su saccheggi compiuti da militari israeliani in case e negozi del sud del Libano. Il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha ordinato un’inchiesta della polizia militare sulle accuse di furti diffusi. Media locali libanesi confermano le denunce sollevate dal quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui alle demolizioni partecipano appaltatori civili israeliani incaricati di svuotare e poi abbattere gli edifici, recuperando mobili, elettrodomestici, infissi e materiali da rivendere.
28 aprile 2026
Iraq: il “novizio” al-Zaidi premier incaricato, un imprenditore dopo mesi di stallo
Imprenditore, con interessi nei media oltre che nella finanza: dall’Iraq descrivono così Ali Faleh Kazem al-Zaidi, che - sostenuto dal principale blocco politico sciita in Parlamento, il Quadro di coordinamento - ha ricevuto dal presidente iracheno Nizar Amedi l’incarico di formare il nuovo governo di Baghdad. La notizia è arrivata dopo tensioni e stallo seguiti alle elezioni dello scorso novembre. A pesare, come sintetizza il New York Times, le pressioni di Iran, patria dello sciismo, e Stati Uniti, Paesi con cui l’Iraq ha buone relazioni tanto da trovarsi spesso ’nel mezzo’. In Iraq per convenzione l’incarico di premier va a uno sciita. Amedi ha chiesto a «tutte le forze politiche di sostenere» al-Zaidi - l’uomo del «compromesso» con poca esperienza politica per alcuni media della regione - e di «collaborare» con lui. E al-Zaidi, che non ha mai avuto un incarico governativo, ha promesso - come ha riferito l’agenzia irachena Ina - di lavorare con tutti i partiti per la formazione di un governo. Ha trenta giorni per farlo e per sottoporlo all’approvazione del Parlamento. Alla possibilità di un ritorno dell’ex premier Nuri al-Maliki, considerato una figura con stretti legami sia con le milizie nate nel caos iracheno più di venti anni fa che con l’Iran, aveva detto chiaramente «no» nei mesi scorsi Donald Trump. E, evidenzia il Nyt, le pressioni sugli iracheni affinché prendessero posizione si sono intensificate dopo l’avvio delle operazioni militari americane e israeliane contro l’Iran, lo scorso 28 febbraio, a cui Teheran non ha mancato di ’rispondere’. Prima che le ostilità venissero fermate da una fragile tregua, si sono ’unite’ anche le milizie irachene filo-iraniane.
28 aprile 2026
Iran, petroliera giapponese attraversa Stretto di Hormuz
La petroliera giapponese Idemitsu Maru ha attraversato lo Stretto di Hormuz con il permesso dell’Iran. Lo dichiara l’agenzia iraniana Tasnim, secondo cui la nave cisterna appartenente alla compagnia giapponese Idemitsu Kosan, con un carico di 2 milioni di barili di petrolio, si trovava al largo delle coste dell’Arabia Saudita dalla fine di febbraio.
28 aprile 2026
Iran vieta esportazione dell’acciaio
L’Iran ha vietato le esportazioni di acciaio, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Fars, a causa dei danni subiti dalle sue acciaierie durante gli attacchi di Usa e Israele. I due maggiori impianti del Paese a inizio aprile avevano infatti annunciato di essere costrette a cessare le attività a seguito degli attacchi israelo-americani. Il divieto di esportazione, in base alla direttiva, è in vigore da domenica 26 aprile.
28 aprile 2026
Axios, «il conflitto iraniano rischia di diventare la nuova guerra fredda»
“Il conflitto con l’Iran è la nuova Guerra Fredda”: è il titolo di un’analisi di Axios sul conflitto tra Usa e Iran. “Il conflitto con l’Iran è entrato in una fase simile alla Guerra Fredda, caratterizzata da sanzioni finanziarie, intercettazioni di cannoniere e colloqui per avviare negoziati. Diversi funzionari statunitensi hanno dichiarato al sito di essere preoccupati che l’America venga trascinata in un conflitto congelato, senza guerra e senza accordo. In questo scenario, gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le proprie forze nella regione per molti altri mesi. Lo Stretto di Hormuz rimarrebbe chiuso, il blocco statunitense resterebbe in vigore ed entrambe le parti continuerebbero ad aspettare che l’altra ceda o apra il fuoco per prima. Con le elezioni di metà mandato di novembre ormai a sei mesi di distanza, ”un conflitto congelato è la cosa peggiore per Trump, sia politicamente che economicamente”, ha affermato una fonte vicina al presidente. Trump è indeciso tra lanciare nuovi attacchi militari o aspettare di vedere se le sue sanzioni finanziarie di “massima pressione” renderanno l’Iran più propenso a negoziare la fine del suo programma nucleare, secondo quanto riferito ad Axios da cinque consiglieri che hanno parlato con il presidente. “Tutto ciò che i leader iraniani capiscono sono le bombe”, ha detto Trump di recente a un consigliere, che ha riportato il commento ad Axios. “Lo definirei frustrato ma realista”, ha affermato il consigliere. “Non vuole usare la forza. Ma non si arrende”, ha aggiunto. Alcuni dei principali consiglieri di Trump vorrebbero che mantenesse per ora il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz - e imponesse ulteriori sanzioni economiche per fare pressione sul regime iraniano - prima di tornare ai bombardamenti. Il tycoon pero’ si sta consultando anche con falchi al di fuori dell’amministrazione, tra cui il giornalista del Washington Post Marc Thiessen, il generale in pensione dell’esercito Jack Keane e il senatore Lindsey Graham: tutti gli consigliano di intraprendere un’azione militare per cercare di sbloccare la situazione di stallo.
28 aprile 2026
Israele diffonde le immagini delle operazioni in Libano, 4 morti
28 aprile 2026
Bahrein, preparavano atti terroristici con Teheran, 5 ergastoli
Cinque persone sono state condannate all’ergastolo in Bahrein per “atti terroristici e ostili” nei confornti dell’Iran. Lo riporta Al Jazeera. Il pubblico ministero del Bahrein ha reso noto che si tratta di due cittadini afghani e tre cittadini del Bahrein. La Procura generale - in un comunicato su X - ha ribadito che “il reato di comunicazione con entità straniere ostili contro il Regno del Bahrein è considerato uno dei crimini più gravi che minacciano la sicurezza nazionale”. Altre 25 persone sono state condannate a pene detentive fino a 10 anni per “aver sostenuto gli atti terroristici perpetrati dall’Iran contro il Regno del Bahrein”.
28 aprile 2026
Petrolio allunga passo, Wti oltre 100 dollari e Brent verso 112 dollari
Le incertezze legate ai colloqui tra Usa e Stati Uniti con Hormuz chiuso, spingono le quotazioni del petrolio. Il Wti ha oltrepassato la soglia dei 100 dollari segnando un +4,5%. Il brent sale invece del 3,3% e punta i 112 dollari al barile. Anche il prezzo del gas si rafforza con i contratti Ttf che ad Amsterdam, mercato di riferimento, registrano un +1,3% a 45,2 euro al megawattora.
28 aprile 2026
Iran: media, prima nave carica Gnl attraversa Hormuz da inizio guerra
Una petroliera che trasporta gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio. Lo riporta Sky News. La petroliera da 136.357 metri cubi è stata avvistata l’ultima volta nel Golfo il 30 marzo, ma è ricomparsa ieri al largo della costa occidentale dell’India, secondo i dati di tracciamento navale di ICIS LNG Edge, MarineTraffic e LSEG.
28 aprile 2026
Bankitalia: guerra e crisi energetica frenano prestiti e mutui, banche prevedono irrigidimento delle condizioni

Le banche italiane si attendono, nel trimestre in corso, un calo della domanda di prestiti e mutui da parte di famiglie e imprese a causa degli eventi bellici e dell’andamento dei prezzi dell’energia. È quanto emerge dall’indagine sul credito condotta dalla Banca d’Italia nell’ambito di quella della Bce. Gli eventi «avrebbero favorito un atteggiamento attendista delle imprese» si legge. Gli istituti di credito segnalano come, per le stesse cause, ci sarà un «irrigidimento sui finanziamenti» con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti.
Nel primo trimestre del 2026 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese erano rimasti invariati e anche i termini e le condizioni sono risultati nel complesso stabili. I criteri di concessione dei prestiti alle famiglie non hanno registrato variazioni nel comparto dei mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito finalizzato al consumo. Per il trimestre in corso, le banche si attendono un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo.
28 aprile 2026
Cnn: Iran e Stati Uniti non sarebbero lontani da un accordo
Stati Uniti e Iran non sono così lontani da un accordo come potrebbe sembrare dopo il mancato incontro di Islamabad: è quanto riporta la Cnn, citando fonti dell’Amministrazione Trump. I colloqui in corso, stando alle fonti, si concentrano su un processo in più fasi in cui la prima parte di un potenziale accordo si concentrerebbe sul ritorno allo status quo prebellico e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz senza restrizioni né pedaggi; la questione del programma nucleare iraniano - che sia gli Stati Uniti che Israele hanno indicato come casus belli - verrebbe invece affrontata in seguito.
L’Amministrazione staunitense ha più volte affermato che qualsiasi accordo richiederebbe all’Iran di rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito e di abbandonare l’arricchimento, richieste che Teheran ha sempre rifiutato categoricamente.
28 aprile 2026
Iran: prima nave carica di gas naturale liquefatto lascia il Golfo
Una nave metaniera, con il suo carico di gas naturale liquefatto, ha attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta da inizio marzo quando l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran ha interrotto la navigazione nella regione. Lo riferisce la società di monitoraggio marittimo Kpler secondo cui la nave metaniera Mubaraz, controllata dalla compagnia petrolifera nazionale emiratina Adnoc, ha lasciato il Golfo ad aprile con il suo carico di 132.890 metri cubi di GNL a bordo, stoccati lo scorso 2 marzo nel porto di Das Island, negli Emirati Arabi Uniti.
Per Approfondire
28 aprile 2026
Media, il blocco di internet in Iran frena l’export di zafferano
Il blocco di Internet ha gravemente danneggiato le esportazioni di zafferano iraniano, interrompendo i contatti tra gli esportatori e i clienti internazionali. Lo scrive Iran International che cita ha dichiarato un funzionario del settore. Stando a dati pubblicati da Fao e World Bank, l’Iran è il principale produttore di zafferano, rappresentando circa l’85-95% dell’offerta globale. Il vicepresidente del Consiglio nazionale dello zafferano iraniano, spiega Iran International, ha affermato che molti esportatori non sono stati in grado di comunicare con gli acquirenti o di spedire la merce in tempo a causa del limitato accesso a Internet. Il funzionario ha aggiunto che l’interruzione ha creato un’opportunità per i concorrenti stranieri, tra cui l’Afghanistan, di vendere zafferano iraniano sui mercati globali con il proprio nome.
Per Approfondire

Effetto Hormuz sui prezzi alla produzione: a marzo +4,4%
28 aprile 202628 aprile 2026
Iran: media, Vance preoccupato da gestione guerra da parte del Pentagono
In vari incontri a porte chiuse il vicepresidente americano JD Vance avrebbe ripetutamente messo in discussione la descrizione della guerra in Iran fornita dal Dipartimento della Difesa mettendo l’accento sul fatto che il Pentagono avrebbe minimizzato quello che sembra essere il drastico esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi. Lo riporta The Atlantic. Due alti funzionari dell’amministrazione Usa - viene spiegato - hanno riferito che Vance ha messo in dubbio l’accuratezza delle informazioni fornite dal Pentagono sulla guerra e ha espresso le sue preoccupazioni circa la disponibilità di alcuni sistemi missilistici durante colloqui con il presidente Trump.
28 aprile 2026
Iran, Bessent: presto stop a industria petrolifera per blocco Usa
Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ritiene che l’industria petrolifera iraniana inizierà a fermare la produzione a causa del blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
“Mentre i leader superstiti del Corpo dei Guardiani della rivoluzione sono intrappolati come topi che annegano nelle fogne, la scricchiolante industria petrolifera iraniana sta iniziando a fermare la produzione a causa del blocco americano”, ha scritto Bessent su X rilanciando l’articolo del Wall Street Journal secondo cui l’Iran sta ricorrendo a “misure estreme” per evitare di interrompere la produzione petrolifera.
“Il pompaggio crollerà presto - ha aggiunto Bessent - quindi ci sarà carenza di benzina in Iran!”.
28 aprile 2026
Iran: Teheran rivede bilancio vittime attacco a scuola Minab, sono 155
L’Iran ha reso noto un nuovo bilancio dettagliato delle vittime del mortale attacco contro una scuola elementare a Minab, avvenuto il 28 febbraio, nel primo giorno della guerra dell’attacco congiunto israelo-americano sul paese. Secondo quanto riferito dall’emittente statale Irib e da media locali, nell’attacco sono morti 73 ragazzi e 47 ragazze. Il bilancio include anche 26 insegnanti, sette genitori, un autista di scuolabus e un tecnico di farmacia della clinica adiacente all’istituto, portando il totale delle vittime a 155, una cifra inferiore rispetto alle oltre 175 riportate in precedenza.
28 aprile 2026
Media, «superyacht» miliardario russo alleato Putin ha superato Hormuz
Un superyacht legato a uno dei principali alleati del presidente russo Vladimir Putin ha attraversato lo Stretto di Hormuz, nonostante il blocco in corso. Lo riporta la Bbc. Si tratta del ’Nord’ yacht di lusso lungo 142 metri e collegato al miliardario russo Alexey Mordashov, soggetto a sanzioni. L’imbarcazione - viene spiegato - ha viaggiato da Dubai a Muscat, in Oman, durante il fine settimana ed è una delle poche barche private ad aver attraversato lo Stretto negli ultimi mesi. Mordashov, che ha stretti legami con Putin, non risulta essere il proprietario ufficiale dell’imbarcazione di lusso, tuttavia nel 2022 l’imbarcazione è stata registrata a nome di una società di proprietà di sua moglie. Secondo i dati della piattaforma Marine Traffic il ’Nord’, il cui valore è stimato in oltre 500 milioni di dollari, ha lasciato Dubai venerdì sera ed è arrivato ad Al Mouj, un porto turistico nella capitale dell’Oman, domenica mattina.
28 aprile 2026
Araghchi, con Russia partnership forte e strategica
Gli eventi recenti hanno dimostrato la profondità e la forza della nostra partnership strategica. Man mano che la nostra relazione continua a crescere, siamo grati per la solidarietà e accogliamo con favore il sostegno della Russia alla diplomazia”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi pubblicando una foto col presidente russo Vladimir Putin una con il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov.
28 aprile 2026
Rubio, «se Iran pensa di tenere controllo di Hormuz, non significa riaprirlo»
Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato a Fox che la posizione dell’Iran sullo Stretto di Hormuz non soddisfa le richieste degli Stati Uniti. “Se ciò che intendono per aprire gli stretti è ’sì, gli stretti sono aperti a condizione che vi coordiniate con l’Iran, otteniate il nostro permesso o vi faremo saltare in aria e ci pagherete’, questo non significa aprire gli stretti”, ha detto Rubio in un’intervista. “Non possono normalizzare - né possiamo tollerare che cerchino di normalizzare - un sistema in cui gli iraniani decidono chi può usare una via navigabile internazionale e quanto bisogna pagare per usarla”, ha affermato.
Guerra in Iran e Medio Oriente, 28 aprile
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28 aprile 2026
«Trump scettico sulla proposta dell’Iran per Hormuz»
Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull’offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l’offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull’azione in buona fede dell’Iran e sull’intenzione di Teheran di mettere fine all’arricchimento dell’uranio e impegnarsi a non sviluppare l’arma nucleare.






