Ecco il prossimo governo Trump: tutte le nomine e gli identikit
Susie Wiles, capo dello staff
Sarà la donna più potente di Washington, la prima a ricoprire questo ruolo cruciale per ogni amministrazione e ogni presidente. È passata dal coordinare la campagna della Florida di Trump nel 2016 a essere un senior adviser nel 2024. È considerata una delle artefici della seconda vittoria di Trump a cui ha imposto una campagna disciplinata e professionale, scrivono concordi i media anglosassoni. Quello che le si rimprovera semmai è di avere poca dimestichezza con l’ambiente di Washington e con il governo federale, ma questo non poteva certo scoraggiare Trump che ha più volte portato alla ribalta persone senza esperienza e ha definito Wiles “una dura, brillante, innovativa, e universalmente ammirata e rispettata”.
A Wiles, 67 anni, non piace parlare molto in pubblico perché crede che una presenza più di basso profilo e dietro le quinte sia più efficace. È stata una lobbista e ha lavorato per politici repubblicani (da Mitt Romney a Rick Scott) oltre che per la campagna di Reagan. Le viene attribuito il merito di aver salvato la campagna in difficoltà di Ron DeSantis per la carica di governatore della Florida del 2018, ma quando lo stesso DeSanctis ha sfidato Trump nella corsa alla Casa Bianca ha aiutato il suo candidato a smontare il suo ex datore di lavoro. Una volta sconfitto DeSanctis lo ha liquidato con un “Bye-Bye” su X (post poi rimosso). Il New York Times l’ha descritta come “forse la voce più significativa all’interno della terza campagna presidenziale di Trump” e anche “l’unica responsabile della campagna a sopravvivere a un’intera campagna lavorando per lui”. Il tycoon l’ha definita “fanciulla di ghiaccio”. Pare che Wiles sia molto amata nell’inner circle di Trump, molti la volevano vedere come capo. Ha stretti rapporti con il vicepresidente eletto JD Vance e con la famiglia di Trump, compresi i suoi due figli maggiori, Donald Trump Jr. ed Eric. Wiles è anche una figura ponte perché intrattiene rapporti sia con il movimento Maga e sia con il vecchio establisment repubblicano tanto che la sua nomina è stata salutata da Jeb Bush, sconfitto alle primarie da Trump nel 2016, come “una grande scelta”.

