A 3D-printed miniature of U.S. President Donald Trump, U.S. and EU flags and words "15% tariffs" are seen in this illustration taken July 27, 2025. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration

28 luglio 2025

Dazi Usa al 15% su auto, farmaci e chip. Casa Bianca: Ue non tasserà reti digitali e investirà 600 miliardi

Da Legacoop a Confcommercio, da Acea a Federacciai e Confcooperative: la preoccupazione sui rincari delle associazioni di categoria

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28 luglio 2025Aggiornamento fissato

Usa, dazi al 15% su auto, prodotti farmaceutici e chip

“L’Unione Europea pagherà agli Stati Uniti un’aliquota tariffaria del 15%, anche su auto e componenti auto, prodotti farmaceutici e semiconduttori. Tuttavia, i dazi settoriali su acciaio, alluminio e rame rimarranno invariati: l’Ue continuerà a pagare il 50% e le parti discuteranno sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti”: e’ uno dei passaggi della scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca sull’accordo commerciale raggiunto ieri tra Usa e Ue.

28 luglio 2025

Cia: conto salato per il Made Italy agroalimentare

“Più che un accordo, l’intesa sui dazi al 15% sembra una resa. Ora l’export del Made in Italy agroalimentare verso gli Usa (7,8 miliardi di euro nel 2024) rischia grosse perdite in settori chiave come vitivinicolo, olio, pasta e riso, caseario, senza ottenere niente in cambio. Oltre all’impatto diretto, si corre il pericolo anche di un grave danno all’intero indotto agroindustriale, con pesanti ripercussioni sull’occupazione”. Così il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, commenta l’accordo fra la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen e il presidente Usa, Donald Trump.

“Nonostante sia stata evitata la tariffa al 30%, resta una grande preoccupazione per l’impatto reale di questi dazi, ma prima di trarre conclusioni definitive vogliamo aspettare gli sviluppi dei prossimi giorni, con la definizione ufficiale delle liste doganali”, continua Fini.

Secondo Cia, il rischio concreto di un calo dell’export è molto alto, con danni a comparti strategici e un aumento dei costi per le imprese italiane, che tenderanno a perdere margini di profitto oppure a dover trasferire parte di questi costi sui consumatori, rischiando di ridurre la domanda nel mercato Usa. L’effetto combinato di dazi e fluttuazioni del cambio euro-dollaro non potrà che aggravare l’impatto delle misure doganali, traducendosi in costi aggiuntivi reali per le aziende nazionali e rendendo meno competitivo il Made in Italy.

Per il vino, gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro di fatturato nel 2024. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare lasciando strada libera ai competitor: dal Malbec argentino allo Shiraz australiano fino al Merlot cileno.

Per quanto concerne il mondo dell’olio, il dazio al 15% rischia di ridurre la competitività dell’extravergine italiano a favore di oli più economici provenienti da Paesi terzi che godono di tariffe più basse, come la Turchia, il Sud America o la Tunisia. Come conseguenza, il consumatore medio Usa sarà indotto a utilizzare altri oli, come quelli di semi tradizionali (girasole, soia, mais).

Al momento, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extra-Ue per l’olio tricolore, con una quota di circa 100 mila tonnellate l’anno e un valore vicino a 1 miliardo, ovvero il 32% del nostro export. C’è paura anche perché questi nuovi dazi colpiranno trasversalmente tutti i principali Paesi produttori europei (Italia, Spagna, Grecia) con la conseguenza di un possibile eccesso di offerta sul mercato interno, che porterebbe a un deprezzamento generale dell’olio italiano.

Nel settore caseario, invece, i dazi colpiranno soprattutto i formaggi Dop come la mozzarella di Bufala, oltre al Pecorino romano utilizzato oltreoceano dall’industria alimentare per aromatizzare patatine in busta e altri snack. In pericolo anche pasta, riso e farine, tra i prodotti più amati dal mercato Usa, con un export annuo di circa 2 miliardi e quasi mezzo milione di tonnellate inviate oltreoceano. Anche in questo settore, secondo Cia, si rischiano potenziali ricadute occupazionali qualora i dazi non vengano mitigati con accordi o misure di sostegno.

28 luglio 2025

Orsini: subito misure per investimenti e produttività imprese

A sostegno delle imprese di fronte alle sfide legate ai dazi commerciali degli Stati Uniti, l’Italia deve mettere subito in campo “misure che incentivino gli investimenti e riescano a incrementare la produttività”. Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervistato dal Tg1 Rai sull’accordo politico appena raggiunto tra Usa e Ue sui dazi commerciali.

“Per noi tutto quello che è oltre lo zero è un problema. Oggi l’impatto del 15% dei dazi vuol dire per le imprese italiane 22,6 miliardi di probabili vendite verso gli Stati Uniti - ha rilevato -. Però noi stiamo sottovalutando una cosa, che non è solo l’impatto dei dazi, ma anche la svalutazione del dollaro-euro, che per noi significa incrementare il dazio di un 13%, che altri Paesi extra europei hanno una media del 2%, difficilmente recuperabile”.

Orsini ha citato il caso della farmaceutica: “Sappiamo che c’è una trattativa. Non possiamo pensare che vengano superati anche qui dazi oltre il 15%, perché è già uno dei settori che verrà molto colpito, insieme a tutti i macchinari e gli utensili che vanno verso gli Usa”, ha detto.

Sulle misure da mettere in campo a sostegno delle imprese, “non è un tema solo di governo italiano ma di Europa. Anche l’Europa deve compensare le mancanze di competitività dei nostri prodotti verso gli Stati Uniti e aiutare quei settori più colpiti”, ha detto il numero uno di Confinfustria. “Da subito deve attuare un nuovo piano industriale straordinario per le imprese. Bene sforare il Patto di stabilità per le armi e per la difesa, ma dobbiamo farlo anche per l’industria e andare da subito a fare accordi con nuovi mercati, dove noi potremmo essere forti e sostituire in parte la perdita che abbiamo negli Stati Uniti”.

“Sul lato Italia dobbiamo subito mettere a terra le misure che incentivino gli investimenti e soprattutto riescano a incrementare la produttività”, ha concluso.

28 luglio 2025

Tajani riunisce imprese dopo accordo Usa-Ue, istituita task force

Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha tenuto oggi alla Farnesina una riunione sui dazi a seguito dell’accordo raggiunto tra Unione europea e Stati Uniti. Alla riunione hanno partecipato le agenzie del Sistema Italia - Ice, Sace, Simest e Cdp, la Rappresentanza permanente italiana a Bruxelles, l’ambasciata italiana a Washington e i rappresentanti di varie associazioni produttive tra cui Confindustria, Coldiretti, Confapi, Confagricoltura, Cna, Confimi Italia, Federacciai, Farmindustria, Confesercenti, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Federlegno e Federvini.

Il Ministro Tajani ha innanzitutto annunciato l’istituzione di una task force permanente sui dazi alla Farnesina per dare sostegno alle imprese e spiegato come i negoziati con le controparti statunitensi andranno avanti nei prossimi giorni per meglio definire i dettagli in taluni settori, tra cui alcuni di specifico interesse per l’Italia, come quello viti-vinicolo. Nel corso dell’incontro, sono stati quindi illustrati i contenuti dell’intesa di principio raggiunta tra la Commissione europea e gli Stati Uniti che prevede un dazio orizzontale sulle merci europee del 15%, comprensivo del dazio medio in vigore ai sensi dell’Omc, pari al 4,8%. L’intesa prenderà forma tramite una dichiarazione congiunta con gli Stati Uniti (intesa quadro), che dovrebbe essere finalizzata a livello tecnico nei prossimi giorni. La dichiarazione congiunta non è giuridicamente vincolante. Gli impegni in essa contenuti verrebbero declinati in un secondo momento in un accordo sul commercio reciproco (giuridicamente vincolante).

L’intesa prevede - tra gli altri - anche prodotti sottoposti a regime ’zero-for-zero’, un impegno europeo ad aumentare gli acquisti dagli Stati Uniti, un impegno politico a collaborare per mantenere aperte le catene di fornitura in materia di minerali critici e l’impegno europeo a tenere conto delle ’preoccupazioni americane’ nel contesto dell’agenda sulla semplificazione.

Il governo italiano ha già chiesto a Bruxelles di attivare un servizio di monitoraggio europeo sull’impatto dell’accordo sui dazi e continuerà a lavorare anche per rafforzare il Mercato Unico, semplificare le regole, diversificare le relazioni commerciali e ridurre le nostre dipendenze. - In tale prospettiva, il governo reitera il forte impegno a perseguire con determinazione la strategia di diversificazione dei mercati di destinazione dell’export, attraverso l’attuazione del Piano d’Azione per l’Export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale per accompagnare le imprese italiane verso nuovi mercati a forte crescita e promuovere l’internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale. Tale strategia si fonda anche sul rafforzamento degli strumenti di promozione dell’Ice, inclusi quelli che riguardano la partecipazione delle imprese italiane alle fiere di rilevanza internazionale, sui finanziamenti agevolati di Simest e su un’ulteriore ampia estensione della Push Strategy di Sace per raggiungere nuovi mercati e nuovi clienti internazionali.

28 luglio 2025

Casa Bianca, da Ue nessuna tariffa per reti digitali

“Gli Stati Uniti e l’Unione Europea intendono affrontare le barriere ingiustificate al commercio digitale. A tale riguardo, l’Unione Europea conferma che non adotterà né manterrà tariffe per l’utilizzo della rete. Inoltre, gli Stati Uniti e l’Unione Europea manterranno zero dazi doganali sulle trasmissioni elettroniche”. E’ quanto si legge nella scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca sull’accordo commerciale raggiunto da Usa e Unione europea.

28 luglio 2025

Usa, Ue investirà 600 mld, oltre ai 100 delle aziende Ue

“L’Ue investirà 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti durante il mandato del Presidente Trump. Questo investimento si aggiunge agli oltre 100 miliardi di dollari l’anno che le aziende dell’Ue già investono in Usa. L’Ue raddoppierà la sua dipendenza dagli Stati Uniti come superpotenza energetica acquistando 750 miliardi di dollari di esportazioni energetiche entro il 2028. Ciò rafforzerà il dominio energetico Usa, ridurrà la dipendenza europea da fonti avversarie e ridurrà il deficit commerciale con l’Ue”. E’ uno dei passaggi della scheda informative diffusa dalla Casa Bianca sull’accordo commerciale raggiunto ieri tra Usa e Ue.

“Gli Stati Uniti e l’Unione europea intendono affrontare le barriere ingiustificate al commercio digitale. A tal proposito, l’Unione europea conferma che non adotterà né manterrà tariffe per l’uso delle reti. Inoltre, gli Stati Uniti e l’Unione europea manterranno dazi doganali pari a zero sulle trasmissioni elettroniche”. E’ uno dei passaggi della scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca sull’accordo commerciale raggiunto ieri tra Usa e Ue.

28 luglio 2025

Pichetto: “Si dice sempre ’fare di più’ ma forse era difficile”

“Quando si deve arrivare un accordo, si tenta una mediazione e poi chiaramente il giudizio è sempre quello sempre si potrebbe dire ’si può fare di più’. Ma forse era difficile fare di più”. Così il ministro di Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha commentato l’accordo politico sui dazi commercial raggiunto ieri da Ue e Usa, durante una intervista “L’Europa Green e la sfida del futuro”, organizzato all’interno della rassegna “PiazzAsiago”.

28 luglio 2025

L’euro scivola sui timori degli impatti dei dazi

Si appesantisce l’euro sui mercati valutari in scia ai timori sugli impatti che l’accordo sui dazi avrà per l’economia del Vecchio Continente. La moneta unica cede l’1% a 1,1623 dollari, sui minimi della seduta, mentre sembra aver vita breve l’ottimismo per la fine dell’incertezza legata all’intesa raggiunta tra Ue e Stati Uniti.

28 luglio 2025

Assica, con 15% imprese salumi made in Italy a rischio crisi, serve confronto con Usa

L’annuncio dell’imposizione di nuovi dazi del 15% sui salumi europei da parte dell’amministrazione Trump rischia di mettere in crisi uno dei mercati più strategici per il settore italiano: gli Stati Uniti, che nel 2024 si sono confermati come terza destinazione per l’export di salumi made in Italy, con oltre 20.000 tonnellate esportate (+19,9%) e un giro d’affari di 265 milioni di euro (+20,4% rispetto al 2023). E’ l’allarme che lancia Assica, Associazione industriali delle carni e dei salumi, l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito di Confindustria, rappresenta le imprese di produzione dei salumi (sia di carne suina sia di carne bovina), di macellazione suina e di trasformazione di altri prodotti a base di carne. “L’incremento tariffario rappresenta un freno significativo per le nostre imprese, che già operano in un contesto globale estremamente instabile. A subire le conseguenze saranno sia i produttori italiani sia i consumatori statunitensi, che dovranno affrontare un inevitabile aumento dei prezzi”, ha commentato Lorenzo Beretta, presidente di Assica. “Diversamente dal 2019, quando le misure colpirono solo specifiche tipologie di prodotti, oggi la tassa doganale si applica a tutta la categoria dei salumi, con un impatto particolarmente pesante sui prosciutti crudi, che costituiscono la principale voce dell’export verso gli Usa”, ha continuato. Questo scenario si inserisce in un contesto già critico per l’industria italiana delle carni e dei salumi, fortemente penalizzata sul fronte export dalla diffusione della Peste suina africana (Psa). Le conseguenti restrizioni sanitarie hanno portato alla chiusura di mercati rilevanti come Giappone e Cina, riducendo ulteriormente le opportunità di sbocco internazionale.

28 luglio 2025

Cgil, ’presidente del Consiglio convochi urgentemente le parti sociali’

“Chiediamo alla presidente del Consiglio di convocare urgentemente tutte le parti sociali per valutare il quadro complessivo delle ricadute in ogni settore e i provvedimenti necessari per tutelare lavoratrici e lavoratori e salvaguardare il nostro tessuto produttivo”. Così il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.

“Se le anticipazioni venissero confermate, l’Unione europea non avrebbe scongiurato la guerra commerciale con gli Usa, l’avrebbe prima subita senza reagire, per poi perderla con una resa incondizionata della Commissione e dei governi nazionali, a cominciare da quello italiano. In attesa dell’accordo formale, e del quadro completo delle ricadute sui diversi settori produttivi, appare questa la sostanza di quanto accaduto. Per rendersene conto basta elencare i punti di quello che, più che un accordo politico, somiglia a un’autentica capitolazione”. Così il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari. “Mentre le merci europee subiranno dazi generalizzati del 15% (oltre alla svalutazione del dollaro, che pesa per un ulteriore 13%), quelle americane non pagheranno alcun dazio. C’è poi l’impegno dell’Ue ad acquistare, in tre anni, 750 mld di dollari di beni energetici fossili americani (gas e petrolio), aggravando uno dei principali fattori (i costi delle bollette) che stanno compromettendo la competitività delle imprese europee e i bilanci delle famiglie. A questo - aggiunge - vanno aggiunti ulteriori investimenti europei in Usa per 600 mld di dollari, che equivarrebbe a delocalizzare le nostre produzioni, con conseguente creazione di lavoro e reddito negli Usa anziché in Europa. E ancora: l’acquisto di sistemi d’arma americani, in funzione del folle obiettivo - fissato in ambito Nato - di portare la spesa militare al 5% del Pil”. Inoltre, continua Ferrari, “per ringraziare il presidente Trump del trattamento che ci ha riservato, dovremmo garantire: l’assenza di contromisure sui servizi digitali e finanziari, che assicurano agli Stati Uniti un rilevante avanzo commerciale; l’esenzione dalla global minimum tax, decisa in ambito G7, per tutte le multinazionali americane; la non applicazione della digital service tax sulle big tech statunitensi, che potranno continuare a godere dei paradisi fiscali in Irlanda, Olanda, Lussemburgo; la rinuncia, di fatto, a implementare i rapporti commerciali con la Cina e i Brics, che potrebbero rappresentare fondamentali mercati di sbocco per le nostre merci”.

Ferrari parla di “ricadute pesantissime sul sistema produttivo continentale e sull’occupazione”. Per il segretario confederale, “senza cambiare una linea politica così autolesionista, c’è il concreto rischio che si scateni una tempesta perfetta sull’economia europea e, in particolare, su quella italiana”. Per la Cgil ci sono, nell’immediato, provvedimenti molto precisi da assumere, sia a livello nazionale che continentale: “innanzitutto, va protetto il lavoro, sia per quanto riguarda i livelli occupazionali (attraverso ammortizzatori sociali sul modello Sure, anche prevedendo il divieto di licenziamento, come durante la fase pandemica) sia a tutela dei redditi (a partire dal rinnovo di tutti i Ccnl, la detassazione degli incrementi contrattuali, la restituzione del fiscal drag)”. Occorrono poi misure e strumenti straordinari per impedire le delocalizzazioni verso gli Usa, evitando di accelerare ancor di più il processo di deindustrializzazione; in prospettiva, va creato un vero mercato unico dell’energia, con l’obiettivo di ridurne i costi e rilanciare le fonti rinnovabili; è necessario ridefinire una strategia economica e industriale dell’Ue “che abbandoni definitivamente il mercantilismo e le politiche di austerità e che, finalmente, liberi lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea, con politiche comuni più espansive (modello NextGenEu): per finanziare investimenti pubblici su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni; per aumentare i salari reali dei lavoratori; per mettere in campo vere politiche industriali per la conversione ecologica, la transizione energetica e l’innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo”. “La montagna di miliardi promessa a Trump dovrebbe essere destinata interamente a questi scopi. Ciò non accadrà senza una mobilitazione politica e sociale che spinga i governi e le istituzioni europee a cambiare una rotta che, altrimenti, ci porterà inevitabilmente a sbattere”, conclude.

28 luglio 2025

Carney (Canada), fase cruciale, margini per accordo con Usa

Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha dichiarato che i colloqui con la Casa Bianca per un accordo sui dazi sono in una “fase cruciale” e ritiene che ci possano essere “margini per un accordo”. Trump ha fissato al primo agosto la scadenza per il raggiungimento di accordi tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi per risolvere l’attuale controversia sui dazi. “I negoziati sono in una fase intensa”, ha affermato Carney, che ha poi ribadito che il Canada non firmerà un accordo a meno che non sia vantaggioso per i lavoratori del Paese. I canadesi vogliono una soluzione, “ma vogliono la soluzione giusta”.

28 luglio 2025

Fonti, Ue li azzererà su alcuni prodotti Usa

Nell’ambito dell’accordo commerciale stretto ieri tra gli Usa e l’Ue in Scozia l’Unione si è impegnata ad azzerare le tariffe sull’importazione di una serie di prodotti agricoli, della pesca e industriali americani, incluse le automobili, che attualmente vengono ’daziati’ con tariffe molto basse, nell’ordine del “2-4%”, cosiddette “nuisance tariffs”, dazi di disturbo, troppo basse per proteggere il settore europeo corrispondente. Lo ha spiegato un alto funzionario Ue, a Bruxelles all’indomani dell’annuncio dell’intesa che prevede dazi Usa unilaterali e generalizzati al 15% sulle importazioni dall’Ue. L’elenco dei prodotti individuati dalla Commissione “include prodotti agricoli, prodotti agricoli non sensibili e prodotti della pesca, nonché prodotti industriali”, per un volume di scambi di circa 70 miliardi di importazioni. L’Ue è disposta a “ridurre a zero” i dazi, come risultato delle discussioni di ieri. L’elenco dovrebbe essere pubblicato nel contesto della finalizzazione della dichiarazione congiunta, che dovrebbe avvenire entro venerdì prossimo, primo agosto. Si tratta, per esempio, della frutta a guscio importata dagli Usa nell’Ue e del prolungamento dell’accordo sulle aragoste, il Lobster Deal, raggiunto nel 2020, un mini-accordo commerciale che prevede l’azzeramento dei dazi sulle aragoste importate dagli Usa nell’Ue, in cambio della riduzione dei dazi Usa su alcuni prodotti europei. L’elenco comprenderà anche “alcuni pesci lavorati”, e alcuni tipi di “pesce crudo”. Si tratta anche di “formaggi, alcuni latticini, cibo per animali domestici”. Anche per le “auto” importate nell’Ue, per le quali l’Unione aveva concordato di scendere alla tariffa della nazione più favorita, pari al 2,5%, “siamo pronti ad andare a zero”, come pure per alcuni macchinari, per alcuni prodotti chimici e per i fertilizzanti, ha concluso la fonte.

28 luglio 2025

Al via a Stoccolma colloqui Usa-Cina

E’ iniziato a Stoccolma un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Cina dopo l’escalation della guerra di dazi e controdazi. Lo riferisce la Cgtn. I negoziati vedono protagonisti il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e He Lifeng, vicepremier e zar dell’economia cinese, fedelissimo di Xi Jinping. Bessent ha annunciato l’intenzione delle parti di lavorare su una “probabile” proroga della tregua commerciale, in scadenza il 12 agosto.

28 luglio 2025

Bruxelles difende l’accordo con Trump, meglio di una guerra commerciale

L’accordo con gli Usa sui dazi è meglio di una guerra commerciale. Fornisce stabilità a prevedibilità alle relazioni commerciali ed economiche in una fase di acuta difficoltà sul piano geopolitico con la guerra in Ucraina ancora lontano dalla conclusione e la concorrenza cinese, che non è più soltanto economico-tecnologica. E poi l’accordo sancito in terra irlandese fra Trump e von der Leyen non mette in discussione l’autonomia dell’Unione nella definizione delle regole del mercato interno, a cominciare dalla tassazione per finire con le normative sui gruppi digitali. Sono questi gli argomenti con i quali la Commissione europea ha difeso l’intesa sui dazi: sostanzialmente prevale un senso di rassegnazione, non certo di vittoria. Il commissario al commercio Maros Sefcovic ha detto chiaro e tondo alla conferenza stampa a Bruxelles stamattina: “Alcuni credono ancora si possa tornare alla situazione precedente il 2 aprile, credo che guardando agli accordi stipulati tra gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali nelle ultime settimane o al numero di lettere che stabiliscono le nuove tariffe doganali da qui al primo agosto, sia abbastanza ovvio che il mondo che c’era prima del 2 aprile sia svanito, dobbiamo semplicemente adattarci, dobbiamo affrontare le sfide che derivano da questo nuovo approccio. L’intesa raggiunta è al 100% meglio di una guerra commerciale”. Per lo più è una posizione nella quale si ritrova la maggior parte dei governi, in primo luogo quelli tedesco e italiano. Delusione a Parigi, con il primo ministro Bayrou che parla di “giorno buio”, di “sottomissione” agli Usa e a Budapest: per il premier Orban Trump ha “mangiato Ursula von der Leyen a colazione”.

28 luglio 2025

Confetra, ora ridurre le barriere commerciali interne

“La notizia dell’accordo sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti contribuisce a ridurre un clima di incertezza che penalizza imprese e investimenti. Questo lungo negoziato ha evidenziato la fragilità dell’Europa, schiacciata tra Stati Uniti e Cina. Per uscire da questa situazione occorre ora intervenire sulle nostre debolezze, a partire dalle barriere commerciali interne che continuano a ostacolare il pieno sviluppo del mercato unico e, con esso, la nostra capacità di stare al passo con le grandi economie globali”. Lo dichiara Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, commentando l’intesa commerciale raggiunta tra Bruxelles e Washington. “Secondo il Fondo Monetario Internazionale - prosegue De Ruvo - le attuali barriere interne equivalgono a un costo ad valorem del 44% per i beni manifatturieri e addirittura del 110% per i servizi. Sono costi nascosti che si riflettono in minore concorrenza, prezzi più alti, bassa produttività e redditi inferiori. La produttività complessiva dell’Ue è oggi più bassa del 20% rispetto agli Stati Uniti, e anche nelle economie europee più forti il reddito pro capite è inferiore di circa il 30% rispetto alla media americana”. Per Confetra, serve un cambio di passo deciso. “Il Fmi ci ricorda che una riduzione del 10% delle barriere interne al commercio e alla produzione multinazionale potrebbe generare una crescita del Pil europeo del 7%. Questo significa aprire i settori ancora protetti, liberalizzare i servizi, armonizzare le normative e ammodernare le infrastrutture di frontiera”. “L’Europa ha le carte in regola per rafforzare il suo ruolo nello scenario globale - conclude De Ruvo - ma servono scelte coraggiose e riforme strutturali. Il mercato unico deve tornare al centro della strategia europea: è lì che si gioca la vera sfida della competitività e dell’autonomia industriale del nostro continente”.

28 luglio 2025

Ucimu: accordo accettabile, auspicio macchine utensili metalli esenti

“La soluzione trovata, dal nostro punto di vista, è complessivamente accettabile. Poteva essere migliore? Direi di sì, ma poteva anche paventarsi davanti a noi uno scenario decisamente peggiore. Dunque, portiamo a casa questo risultato in attesa di conoscere i dettagli”. Lo ha dichiarato Riccardo Rosa, presidente dell’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione (Ucimu), commentando l’accordo Ue-Usa sui dazi.

“L’attenzione è alta anche perché gli Usa rappresentano il nostro primo mercato di destinazione, con 600 milioni di macchine vendute nel 2024, pari al 16% del totale esportato dal nostro settore”, ha proseguito. “L’auspicio è che le macchine utensili per la lavorazione dei metalli - di cui gli Stati Uniti hanno estremo bisogno poiché non hanno una produzione locale in grado di soddisfare la domanda interna particolarmente esigente in termini di tecnologia - siano inserite nella lista dei beni esentati dalla tassazione”.

“Se ciò non dovesse accadere - ha sottolineato -, i costruttori italiani di macchine utensili, la cui offerta è molto ben accreditata nel mercato statunitense che ne apprezza l’elevato contenuto tecnologico e la forte personalizzazione, dovranno capire come gestire il dazio al 15%. Ci rimboccheremo in ogni caso le maniche e lavoreremo come sempre per soddisfare la domanda locale che ha nell’aeronautica, difesa e meccanica varia i suoi principali settori di sbocco”.

“In ogni caso - ha concluso il presidente di Ucimu -, l’incontro fissato per oggi pomeriggio, tra gli imprenditori e il ministro Antonio Tajani, che ha come target il raggiungimento dei 700 miliardi di export entro la fine della legislatura, è un segnale importante di attenzione alle esigenze del mondo produttivo e una dimostrazione di volontà nel ricercare nuove possibili vie per contenere gli effetti distorsivi di questa tassazione”.

28 luglio 2025

Dazi, Merz: bene, evitata l’escalation. Esito positivo per l’automotive

Riccardo Sorrentinodi Riccardo Sorrentino

Friedrich Merz.

Ora la parola torna al’Europa e agli Stati membri. Ai loro “ambasciatori”, innanzitutto, costantemente informati durante il viaggio in Groenlandia per loro organizzato in questo week end dalla Danimarca, presidente di turno della Ue: dovranno ora coordinarsi a brevissimo per le prime valutazioni tecniche. Poi arriverà il momento della politica.

Le prime reazioni non mancano, ma si riferiscono soprattutto allo scampato pericolo sui dazi al 30%: «Evitata un’escalation inutile», ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «L’accordo è riuscito a scongiurare un conflitto commerciale che avrebbe colpito duramente l’economia tedesca orientata all’esportazione. Ciò è particolarmente vero per l’industria automobilistica, dove le tariffe attuali saranno quasi dimezzate dal 27,5% al 15%». Merz ha garantito il sostegno tedesco alla Commissione e ha voluto guardare al futuro, alla nuova situazione che si è creata: ora chiederà, ha detto, riduzione dei dazi e riduzione delle barriere commerciali anche su altri trattati, a cominciare da quello sul Mercosur.

28 luglio 2025

Federpetroli, 15% facciata, con acquisti imposti di armi e energia si va a 30%

“A oggi è un 15% di dazi solo di facciata, ma tra energia e armi arriviamo a oltre il 30%, con acquisti imposti e non dettati dal libero scambio commerciale: è un’assurdità”. Così il presidente di Federpetroli Michele Marsiglia, interpellato da LaPresse. “Fermiamo l’ottimismo e concentriamoci su quello che sarà l’accordo Usa-Ue finale. Acquistare 750 miliardi di energia non è poco e non sappiamo ancora che tipo di energia e soprattutto a che prezzo. L’Italia e l’Europa hanno diversificato i propri acquisti energetici tra Africa e Medioriente. Attendiamo il documento finale dell’accordo per studiare i dettagli che a oggi sono alquanto non chiari. Diversi Stati europei non sono pronti ad acquisiti di questo tipo e se si parla di Gnl qualcuno a Bruxelles o in Scozia ha dimenticato che la stessa Commissione ha fatto guerra alle nostre aziende energetiche nella costruzione dei rigassificatori”, conclude Marsiglia.

28 luglio 2025

Analisti, intesa Ue-Usa complica l’accordo col Mercosur

L’accordo preliminare tra Stati Uniti e Ue crea un nuovo contesto geopolitico ed economico che potrebbe complicare la ratifica dell’intesa tra l’Ue e il Mercosur, secondo alcuni analisti sentiti dal quotidiano brasiliano Valor Economico. Visto dall’America latina, l’accordo di Bruxelles con Washington assomiglia più a una “resa” da parte dell’Europa, che accetta l’applicazione di dazi del 15% sui propri prodotti verso gli Stati Uniti, mentre non tassa gran parte delle merci americane in arrivo sul suo mercato. Secondo Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario internazionale, “si tratta di un’intesa impari”. Inoltre, si crea un ambiente di maggiore pressione economica e politica per l’Ue: i dazi al 15%, gli impegni miliardari di Bruxelles per gli investimenti statunitensi, e gli acquisti di energia drenano le risorse del blocco europeo. D’altra parte, l’assenza di dazi sulle esportazioni statunitensi verso i 27 pone anche un problema di competitività per i prodotti del Mercosur, che invece sono sottoposti alle tariffe. E anche la promessa di acquistare energia americana per un valore di 750 miliardi di dollari, soprattutto gas naturale liquefatto, potrebbe ridurre la potenziale domanda europea verso i Paesi sudamericani. Infine, gli agricoltori francesi e polacchi, visto l’arrivo dei prodotti Usa a dazi zero sul mercato europeo, potrebbero opporre anche maggiore resistenza verso quelli del Mercosur.

28 luglio 2025

Ass. Vini Toscani Dop e Igp chiede intervento istituzioni

“I dazi imposti dagli Stati Uniti rappresentano un evento negativo per il nostro settore e si ripercuoteranno in maniera importante sui consumi e quindi sulle economie delle nostre aziende che operano su uno dei settori strategici della Toscana, ma anche del Paese”. È quanto afferma Andrea Rossi, presidente di A.VI.TO. l’Associazione Vini Toscani Dop e Igp, in rappresentanza dunque di 24 Consorzi di Tutela del vino toscano, e del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

In particolare, l’associazione toscana del vino ribadisce l’importanza di un intervento strutturale da parte del Governo e delle Istituzioni affinché mettano a disposizione risorse straordinarie per fare fronte a questo nuovo e importante cambiamento. “Chiediamo inoltre una maggiore flessibilità sugli strumenti di promozione, a partire dall’Ocm; quindi, pensare insieme al mondo produttivo a nuove strategie e investimenti in nuovi mercati cercando una integrazione rispetto a quello statunitense”, ancora Rossi che ricorda come questa nuova variabile faccia seguito ad altre intervenute negli scorsi anni.

“Veniamo da cinque anni molto condizionati da eventi di vario genere: prima la Pandemia, poi il picco dei costi energetici, l’aumento incondizionato dei tassi di interesse, la peronospora, tutti eventi non controllabili e non prevedibili da parte dei produttori che hanno cercato comunque di reagire, ma a questo punto è doveroso chiedere alle Istituzioni di sostenere con interventi straordinari un settore così importante, quale quello del vino”, conclude Rossi che nei giorni scorsi aveva firmato una lettera indirizzata ai ministeri italiani di competenza, ai negoziatori europei, alla Regione Toscana e ai presidenti di Federdoc e Unione Italiana Vini, per chiedere attenzione e sostegno per le imprese vitivinicole toscane sulla questione dei dazi nuovamente annunciati dal Governo Trump. Il mercato Usa per il vino toscano rappresenta il 37% dell’export con un valore medio annuo di oltre 400 milioni di euro.

Nella lettera di A.VI.TO. venivano indicate anche possibili misure per alleviare il carico dei dazi alle imprese, al fine di favorire lo sviluppo di mercati alternative agli Stati Uniti, come ad esempio accelerare la ratifica di accordo di libero scambio attraverso il Mercosur e di eventuali altri accordi internazionali, oltre anche alla necessità di semplificare l’utilizzo di fondi OCM ormai appesantiti dal forte peso burocratico richiesto.

Costituita nel 2016, A.VI.TO. rappresenta il primo organismo unitario di rappresentanza della vitivinicoltura toscana di qualità. Attualmente vi aderiscono 24 Consorzi di tutela, per circa 6.000 imprese e poco meno di 60.000 ettari di vigneto con una produzione che, nel 2024, ha raggiunto circa 260 milioni di bottiglie. I Consorzi che fanno parte di A.VI.TO. rappresentano le seguenti denominazioni toscane: Bianco di Pitigliano e Sovana, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, Brunello di Montalcino, Vino Chianti Classico, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Vino Chianti, Chianti Rùfina, Vini delle Colline Lucchesi, Morellino di Scansano, Vino Nobile di Montepulciano, Vini di Carmignano, Vini Cortona, Vini Montecucco, Vino Orcia, Valdarno di Sopra DOC, Vino Vernaccia di San Gimignano, Vini della Maremma Toscana, Vino Toscana, Vini Valdichiana, Vini Terre di Pisa, Suvereto e Val di Cornia Wine, Vini Terre di Casole, e Vino Pomino.

28 luglio 2025

De Meo, «l’accordo con gli Usa sventa una guerra commerciale»

“L’intesa tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi è, tutto sommato, il miglior risultato possibile, considerato il difficile e sempre più imprevedibile interlocutore. È stato evitato un conflitto commerciale che avrebbe colpito duramente le nostre economie e indebolito l’intero fronte occidentale”. Così in una nota Salvatore De Meo, europarlamentare di Forza Italia e Presidente della delegazione Ue-Nato. “L’accordo è ancora di massima e presenta diversi aspetti da chiarire, a partire dalle esenzioni, dai criteri di applicazione e dall’impatto su alcuni settori sensibili. Bisogna quindi continuare a lavorare con determinazione per ottenere un’intesa più completa e sostenibile e, allo stesso tempo, adoperarsi per garantire, a livello nazionale ed europeo, misure di sostegno efficaci ai comparti che rischiano di essere maggiormente penalizzati”, spiega l’eurodeputato. “Infine, serve un ragionamento serio su ciò che l’Europa può fare per rafforzare se stessa. È essenziale accelerare sulla semplificazione delle regole, sul taglio della burocrazia, sulla diversificazione degli accordi commerciali e sulla riduzione delle nostre dipendenze strategiche. È su questo terreno che, come Forza Italia al Parlamento europeo, continueremo a batterci con determinazione per correggere la rotta ideologica presa durante lo scorso mandato e riportare al centro politiche pragmatiche che rispecchino le esigenze reali di cittadini e imprese”, conclude De Meo.

28 luglio 2025

Fonti Ue: «I dazi sulle auto dagli Usa scenderanno al 2,5%»

’Ue ha accettato di ridurre il dazio all’importazione sulle automobili dagli Stati Uniti dall’attuale 10 al 2,5% nel quadro dell’accordo commerciale con Washington. Lo riferiscono fonti Ue illustrando alcuni dei punti principali dell’intesa raggiunta ieri, che prevede un abbassamento delle tariffe Usa sull’automotive continentale dal 27,5% in vigore oggi all’aliquota generale del 15%. Viene confermato l’impegno “a collaborare sugli standard delle auto”, in modo analogo a quanto stabilito dagli Stati Uniti con il Giappone. Alcuni ambiti, come i veicoli connessi, mostrano già convergenze tra l’Ue e gli Usa, mentre per altri, come le emissioni di ossidi di azoto (NOx), le differenze sono ancora significative. “Non c’è ancora un riconoscimento reciproco degli standard, ma l’obiettivo è avvicinarsi progressivamente per facilitare l’accesso ai mercati”, evidenziano le stesse fonti.

28 luglio 2025

Carmignac, Ue accetta condizioni svantaggiose per motivi geopolitici

“A prima vista, l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea offre ben poco da festeggiare per l’Europa. Le esportazioni europee verso gli Stati Uniti saranno ora soggette a un’imposta doganale del 15% - dieci volte superiore al livello pre-guerra commerciale, che si aggirava intorno all’1,5%. Tuttavia, quella che appare come una capitolazione dell’Ue merita un’analisi più approfondita, articolata su tre dimensioni fondamentali”. Così Apolline Menut, economista di Carmignac, in un’analisi relativa all’accordo sui dazi siglato ieri tra Stati Uniti ed Unione Europea. Per Menut, “non si tratta di una svolta commerciale, ma di un’operazione di contenimento dei danni, nel nome del pragmatismo diplomatico. L’Ue ha accettato condizioni svantaggiose per preservare l’allineamento geopolitico. Il costo economico potrà anche farsi sentire, ma il calcolo strategico è crudelmente razionale”.

“L’accordo scongiura lo scenario peggiore: i dazi al 30% minacciati da Trump, un’escalation caotica di ritorsioni e una guerra commerciale a tutto campo. L’Europa, a differenza della Cina, non possiede un potere di leva economico e tecnologico strategico nei nodi cruciali delle supply chain industriali a livello globale. È vero che i produttori americani dipendono maggiormente dai fornitori europei di beni intermedi che non il contrario, ma in caso di escalation “occhio per occhio”, Trump avrebbe potuto estendere lo scontro includendo restrizioni sulla fornitura di materie prime energetiche e servizi digitali all’economia europea - ambiti in cui l’Ue è completamente dipendente dagli Stati Uniti”, aggiunge Menut.

28 luglio 2025

Fonti Ue: «Liberalizzazioni mirate all’agroalimentare Usa»

L’Ue ha accettato di azzerare i dazi su una serie di prodotti agroalimentari non sensibili provenienti da oltreoceano, per un valore di circa 70 miliardi di euro di importazioni. Lo affermano fonti Ue, spiegando che su determinate categorie i dazi attuali compresi tra il 2-4% saranno eliminati. Tra i prodotti inclusi figurano frutta secca, soia, aragoste, pesce, formaggi, alcuni prodotti lattiero-caseari, pet food, fertilizzanti e alcuni prodotti chimici, questi ultimi anche in funzione di alternativa alle forniture russe. “Non c’è alcuna concessione sui beni agricoli sensibili”: “non sono inclusi manzo, zucchero, etanolo o pollame”.

28 luglio 2025

Sefcovic: senza intesa, scambi Ue-Usa sarebbero crollati

“Fermiamoci per un momento e consideriamo l’alternativa” all’intesa sui dazi raggiunta con Washington: “una guerra commerciale può sembrare allettante per alcuni, ma comporta gravi conseguenze. Con i dazi almeno al 30%, il nostro commercio transatlantico si sarebbe arrestato, mettendo a grave rischio quasi 5 milioni di posti di lavoro, compresi quelli nelle Pmi in Europa”. Lo ha detto il commissario Ue per il Commercio, Maros Sefcovic, durante un punto stampa. “Le nostre aziende ci hanno inviato un messaggio unanime: evitare l’escalation e lavorare verso una soluzione che fornisca risultati immediati”, ha aggiunto

28 luglio 2025

Fonti Ue, nessun impegno con Usa su regole digitale né web tax

“Durante questi negoziati, sia a livello tecnico sia politico, abbiamo difeso con forza la nostra autonomia normativa. Pertanto, non vi è alcun impegno in materia di regolamentazione digitale, né di tasse digitali, che non rientrano tra le competenze dell’Ue. Abbiamo quindi difeso e tutelato con fermezza il nostro diritto a regolamentare, e questo è stato un obiettivo importante, anche in questi negoziati”. Lo afferma una funzionaria della Commissione europea nel corso di un briefing tecnico con i giornalisti, all’indomani dell’accordo raggiunto tra Ue e Usa.

28 luglio 2025

Dazi, Coldiretti: con il 15% servono aiuti Ue a settori più colpiti

«L’accordo con tariffe al 15% è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30% che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare. Tuttavia, il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro. Dobbiamo aspettare di capire bene i termini dell’accordo e soprattutto di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori per far rientrare, ad esempio, il vino che altrimenti sarebbe pesantemente penalizzato». È quanto afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, commentando l’accordo trovato tra Europa e Usa dopo l’incontro di ieri tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Come già ribadito, Coldiretti sottolinea che non possono essere ammessi in Italia prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle imprese europee. È fondamentale che l’Unione Europea continui a difendere con fermezza il sistema delle Indicazioni Geografiche, che rappresentano una garanzia di qualità e origine, e un presidio culturale ed economico del nostro cibo.

28 luglio 2025

Fonti Ue: «Acquisto di armi non è parte dell’intesa sui dazi»

L’acquisto di armi non è un tema di competenza della Commissione europea e nel pacchetto negoziale sui dazi con gli Stati Uniti “non sono state inserite cifre specifiche”: “si tratta piuttosto di un’aspettativa espressa dal presidente Trump in merito all’aumento della spesa per la difesa in Europa, che potrebbe tradursi in maggiori commesse per l’industria militare statunitense. Ma non è stato incluso nei calcoli ufficiali”. Lo precisano fonti Ue all’indomani dell’accordo commerciale con Washington.

28 luglio 2025

Fonti: 750 mld energia da Usa stima, non impegno

I 750 miliardi di euro di commodities energetiche, “petrolio, gas e nucleare”, che gli Usa dovrebbero vendere all’Unione Europea in tre anni, di cui ha parlato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non costituiscono un “impegno” dell’Ue, perché non sarà la Commissione Europea ad acquistarle, bensì “le compagnie” private europee. Lo spiega un alto funzionario Ue, a Bruxelles all’indomani dell’accordo tra Usa e Ue in materia commerciale.

28 luglio 2025

Fonti Ue: su esenzioni a dazi Usa per il vino negoziamo»

“Le trattative” su possibili esenzioni per il vino “sono ancora in corso, al momento non c’è una tempistica precisa, ma sembrano esserci progressi più significativi sul fronte dei distillati”. Lo spiegano fonti Ue all’indomani dell’accordo sui dazi raggiunto con gli Stati Uniti che prevede una tariffa del 15% anche per l’agroalimentare europeo con alcune eccezioni da definire.

28 luglio 2025

Fonti Ue: «Su farmaci-chip ora nessun dazio, tetto al 15%»

Farmaci e semiconduttori restano attualmente esenti dai dazi statunitensi e continueranno a esserlo fino a un’eventuale introduzione di nuove misure da parte degli Stati Uniti, al termine delle indagini condotte ai sensi della Sezione 232. Anche in quel caso, tuttavia, “il dazio applicabile ai prodotti europei” per i due settori “non potrà superare il 15%, come previsto dall’intesa raggiunta”. Lo precisano fonti europee all’indomani dell’accordo sui dazi con gli Stati Uniti.

28 luglio 2025

Lavrov: «Accordo con gli Usa un duro colpo per la Ue»

L’accordo sui dazi con gli Usa è per la Ue «un duro colpo» che accelererà la deindustrializzazione dell’Europa. Lo ha detto il ministro degli Esterei russo Serghei Lavrov citato dalle agenzie russe.

28 luglio 2025

Bayrou: «Giorno triste per l’Europa che ha deciso di sottomettersi»

«È un giorno triste quando un’alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi». Così il primo ministro francese François Bayrou ha criticato l’accordo commerciale tra Ue e Usa firmato ieri in Scozia con cui Bruxelles accetta dazi del 15% sui prodotti europei importanti negli Usa e si impegna ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia Usa, destinati in particolare a sostituire il gas russo, e realizzare 600 miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi negli Stati Uniti.

Il primo ministro francese Francois Bayrou (Foto di STEPHANE DE SAKUTIN / AFP)

28 luglio 2025

Fonti Ue: «I controdazi saranno sospesi dal 4 agosto»

La Commissione europea attende che i decreti esecutivi degli Stati Uniti per l’introduzione del dazio del 15% vengano effettivamente adottati il primo agosto e, subito dopo, prevede la sospensione delle contromisure Ue a partire dal 4 agosto, evitando così l’attivazione fissata per il 7. Lo riferiscono fonti Ue all’indomani dell’accordo sui dazi raggiunto con gli Stati Uniti Le contromisure, già approvate dagli Stati membri, restano comunque pronte e potrebbero essere riattivate se necessario. Tuttavia, precisano le stesse fonti, «non è da questa ipotesi che si partirà per la nuova fase delle relazioni transatlantiche».

28 luglio 2025

Acea, accordo Ue-Usa importante ma impatto su settore sarà negativo

«L’accordo Ue-Usa rappresenta un passo importante verso l’attenuazione della forte incertezza che ha caratterizzato le relazioni commerciali transatlantiche negli ultimi mesi e l’Acea accoglie con favore questo sviluppo in linea di principio. Tuttavia, gli Stati Uniti manterranno dazi più elevati su automobili e componenti automobilistici, e ciò continuerà ad avere un impatto negativo non solo per l’industria Ue, ma anche per quella statunitense». Questa la presa di posizione della dg dell’associazione europea dei produttori auto Sigrid de Vries.

28 luglio 2025

Gardini (Confcooperative): accordo sui dazi scongiura guerra commerciale

«L’accordo raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti mette fine ad una fase di incertezza dopo mesi di instabilità che hanno rischiato di portarci a una guerra commerciale che le nostre imprese non avrebbero potuto reggere. Tuttavia, non possiamo nascondere le nostre preoccupazioni: i dazi al 15%, seppur più contenuti rispetto alle minacce iniziali del 50% e successivamente del 30%, oltre alla svalutazione del dollaro costituiscono comunque un fardello significativo per il tessuto produttivo europeo». Lo dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.

28 luglio 2025

Von der Leyen: «15% sull’auto è il meglio che abbiamo potuto»

Il settore auto «oggi deve pagare il 27,5% di dazi. Sono il 25% più 2,5%. Da quel livello siamo scesi al 15%» che «non è da sottovalutare, ma è il massimo che siamo riusciti a ottenere». Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, incontrando i giornalisti prima di ripartire dalla Scozia. Con gli Usa «ci siamo stabilizzati su un’unica aliquota tariffaria del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell’Ue. Questa aliquota si applica alla maggior parte dei settori, tra cui auto, semiconduttori e prodotti farmaceutici. Questo 15% rappresenta un limite massimo» ed è «tutto compreso. Ciò garantisce la necessaria chiarezza ai nostri cittadini e alle nostre imprese, un aspetto assolutamente cruciale».

28 luglio 2025

Orban: «Trump si è mangiato von der Leyen a colazione»

«Donald Trump non ha raggiunto un accordo con Ursula von der Leyen, ma piuttosto si è mangiato la presidente della Commissione europea a colazione». Lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban commentando in una diretta su Facebook l’accordo sui dazi al 15% annunciato ieri a Turnberry, in Scozia, dai due presidenti di Usa e Ue. Il tycoon è «un negoziatore dei pesi massimi e von der Leyen dei pesi piuma», ha sottolineato Orban. L’Intesa è «peggiore» di quella ottenuta dal Regno Unito, ha rimarcato, aggiungendo che «sarà difficile da vendere come un successo».

28 luglio 2025

Cina: «Accordo dazi Usa-Ue? Nessuna intesa a nostre spese»

La Cina “sollecita la risoluzione delle controversie commerciali attraverso un dialogo alla pari e nel rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto)”. E’ il commento del portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun all’accordo sul commercio annunciato domenica da Usa e Ue, aggiungendo che Pechino “si oppone con fermezza a qualsiasi intesa raggiunta a spese della Cina”.

28 luglio 2025

Confcommercio, impatto dazi 8-10 miliardi più peso dollaro

«L’accordo commerciale tra Usa e Ue costituisce - come ha commentato la Presidente von der Leyen - un fattore di “certezza in tempi incerti”. Bene, dunque, avere scongiurato la prospettiva di guerre commerciali tra le due sponde dell’Atlantico e - come evidenziato nella nota a firma congiunta del Presidente Meloni e dei Vicepresidenti Salvini e Tajani - l’avere garantito stabilità a “due sistemi economici e imprenditoriali fortemente interconnessi tra loro”». Così Confcommercio in una nota. «Si tratta di un accordo complesso e che andrà valutato con attenzione, anzitutto per chiarire se la soglia dei dazi livellati al 15 per cento sulle merci europee esportate negli Stati Uniti sia ricomprensiva dei dazi preesistenti», sottolinea l’associazione, per la quale «il “costo” dell’accordo è, comunque, rilevante». «Oltre ai dazi, si prevedono, infatti, impegni europei ad acquisti di energia dagli USA per 750 miliardi di dollari, ad investimenti aggiuntivi negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari e ad importanti acquisti di sistemi di difesa». “Quanto all’Italia, prime stime segnalano, per il 2025, un impatto diretto dei dazi al 15 per cento a danno del nostro export ricompreso nell’ordine di 8/10 miliardi di euro: impatto cui bisogna aggiungere gli effetti della svalutazione del dollaro».

28 luglio 2025

Dazi Usa al 15% sul vino italiano: impatto da 317 milioni. Frescobaldi: «Penalizzato almeno l’80% del settore»

Giorgio dell’Oreficedi Giorgio Dell'Orefice

Il mondo del vino italiano, primo settore dell’agroalimentare per export negli Stati Uniti (con un fatturato di 1,9 miliardi su un totale di 7,8) vive con grande preoccupazione il nuovo assetto commerciale tra Europa e Usa con un dazio che dall’1 agosto sarà al 15% e con la mancata esenzione del settore degli spirits come invece era stato ipotizzato nell’ambito delle trattative.

28 luglio 2025

Gozzi (Federacciai), c’è poco da festeggiare

«Non c’è molto da festeggiare». Così Antonio Gozzi, amministratore delegato di Duferco e presidente di Federacciai, in un’intervista a ’La Stampa’ dopo l’accordo sui dazi annunciato ieri da Usa e Unione Europea. «Per un Paese esportatore come l’Italia anche il 15% è un problema. Inutile girarci intorno. Sono tariffe a cui poi, come sottolinea Confindustria, si somma la svalutazione del dollaro. Rappresentano un elemento negativo, nonostante i timori che la percentuale imposta dagli Stati Uniti potesse anche essere maggiore», sottolinea Gozzi, per il quale, inoltre, «l’Unione europea non affronta un tema fondamentale, quello dei dazi interni. Inoltre non conosciamo il tenore della discussione che è stata fatta e come sono state condotte le trattative dai mediatori».

28 luglio 2025

Foti (ministro Affari europei e Pnrr): su dazi è un compromesso, su acciaio altre aspettative

“E’ chiaro che è un compromesso”, “è prima di tutto un accordo politico”. “Dopodiché è chiaro che è nei dettagli che si vede cosa va bene e cosa va meno bene”. Così’ il ministro per gli Affari europei ed il Pnrr Tommaso Foti a Radio anch’io su Radio Uno Rai. “Su acciaio e alluminio la speranza era un altra. Ma anche sotto questo profilo bisogna vedere che cosa c’è nei dettagli per la sovracapacità e le quote. Quindi sotto il profilo tecnico è una partita che va ancora declinata”.

Per quanto riguarda un eventuale sostegno ai profili più colpiti, secondo Foti “questo è un problema anche europeo: non tutti gli stati hanno lo stesso tipo di export e le stesse materie”. “E’ chiaro che che è un compromesso, bisosgna dirlo chiaramente, che favorisce alcune situazione e non ne favorisce altre. L’Unione europea ha il dovere di intervenire verso quei profili di esportazioni che possono essere penalizzati. Direi che occorre superare questa fase tenuto presente che i dazi non piacciono a nessuno. L’ Europa intanto semplifichi al massimo e si faccia carico di una politica monetaria che contrasti il supereuro di questo momento che ci sfavorisce nelle esportazioni”.

28 luglio 2025

Parigi: «Accordo tra Ue e Usa porta stabilità temporanea, ma è sbilanciato»

Il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad ha dichiarato oggi che l’accordo commerciale concluso tra Stati uniti e Unione europea presenta alcuni vantaggi, come le esenzioni per settori chiave dell’economia francese ad esempio quello degli alcolici, ma risulta squilibrato.

«L’accordo commerciale negoziato dalla Commissione europea con gli Stati uniti apporterà una stabilità temporanea agli operatori economici minacciati dall’aumento dei dazi statunitensi, ma è squilibrato», ha scritto il ministro sul social network X.

28 luglio 2025

Ft, Usa congelano stretta su export hi-tech verso la Cina

Gli Usa hanno congelato le restrizioni sulle esportazioni di tecnologia verso la Cina per evitare di compromettere i negoziati commerciali con Pechino e con l’obiettivo di aiutare il presidente Donald Trump a strappare un incontro con l’omologo Xi Jinping nel 2025.

Lo riporta il Financial Times, a poche ore dal nuovo round negoziale di Stoccolma tra le delegazioni di Usa e Cina, citando più fonti vicine al dossier, secondo cui al Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio americano, che gestisce i controlli sull’export, è stato chiesto negli ultimi mesi di evitare mosse dure contro la Cina. In evidenza i microchip H20 di Nvidia.

Malgrado Trump punti a evitare azioni che possano compromettere gli sforzi per incontrare Xi, alcuni funzionari hanno sostenuto però come nei fatti gli Stati Uniti siano, quanto ai controlli sulle esportazioni, esposti al rischio che la Cina reagisca limitando le sue spedizioni verso gli Usa di terre rare e magneti essenziali, come ha già fatto per la prima volta a maggio, mandando in crisi le auto di Detroit.

All’inizio dell’anno, Trump era pronto alla stretta hi-tech verso la Cina: ad aprile, il suo team ha comunicato a Nvidia che avrebbe bloccato le spedizioni del suo microchip H20, progettato appositamente per il mercato cinese dopo che l’amministrazione Biden aveva limitato i microprocessori più avanzati. Ma Trump ha cambiato idea in seguito alle pressioni esercitate dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang. L’H20 è diventato il fulcro di una battaglia tra i funzionari della sicurezza sulla valutazione che il chip aiuterà l’esercito cinese nei suoi piani di sviluppo ad ampio raggio, e Nvidia, che invece valuta il blocco dell’export di tecnologia americana come un’occasione per i gruppi cinesi di accelerare gli sforzi sulla loro innovazione. Venti esperti di sicurezza ed ex funzionari, tra cui Matt Pottinger, già vice consigliere per la sicurezza nazionale nella prima amministrazione Trump, hanno scritto una lettera al segretario al Commercio Howard Lutnick per esprimere la loro preoccupazione. “Questa mossa rappresenta un passo falso strategico che mette a repentaglio il vantaggio economico e militare degli Usa nell’intelligenza artificiale”, si legge nella lettera visionata dal Financial Times.

28 luglio 2025

Legacoop, dazi al 15% non soddisfacenti per il nostro agroalimentare

“La percentuale del 15% non può che vederci insoddisfatti. L’atteggiamento che l’alleato storico come gli Stati Uniti d’America ha tenuto in questa trattativa con la Ue non è compatibile con i sentimenti di amicizia che hanno contraddistinto gli 80 anni del secondo dopoguerra”. Ad affermarlo è Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, nel commentare l’accordo raggiunto da Ursula von der Leyen e Donald Trump.

“Non possiamo fare finta che il tema dei dazi sia solo un questione ’contabile’, soprattutto tenendo conto del deprezzamento del dollaro negli ultimi mesi e della relativa incertezza che un metodo negoziale incomprensibile ha reso un gigantesco problema per le nostre esportazioni. E in ogni caso, l’accordo avrà delle ripercussioni anche sui consumatori Usa” spiega Maretti. E’ tuttavia è “da sottolineare l’aver raggiunto un accordo con un Paese importante come lo sono gli Stati Uniti. Ma l’Europa deve pensare ad un sostegno per quei settori che saranno più colpiti”. La speranza, “che rende tollerabile l’accordo di oggi è che si possano raggiungere presto migliori risultati fino ad arrivare ad una completa soppressione dei dazi”.

28 luglio 2025

Ue e Usa lavorano a quote comuni su acciaio e alluminio

Ue e Usa lavorano a «un sistema di contingenti tariffari» su acciaio e alluminio «basato sui flussi commerciali storici, accompagnato da una politica comune per gestire le importazioni extra Ue e Usa». Lo si apprende a Bruxelles dopo l’accordo sui dazi che per i metalli industriali prevede tariffe del 50%. Bruxelles e Washington hanno discusso «un’unione dell’acciaio e dei metalli, che riflette un’intesa comune», nella quale si riconosce che «la vera sfida è la sovraccapacità a livello globale»: «Vi è stato un ampio consenso sulla necessità di collaborare come alleati» e «coordinarsi contro la concorrenza sleale di Paesi terzi».

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