Nvidia e il fattore Cina: previste più vendite ma c’è il rischio Taiwan
La Borsa, dopo il probabile ok all’export del chip H20, scommette su ricavi aggiuntivi fino a 4,8 miliardi. La società obbligata a battere le stime
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l fattore Cina. Nel bene, o nel male, l’ex Regno di Mezzo continua a tenere banco rispetto al mondo dei semiconduttori. In particolare, riguardo alla regina del settore: Nvidia Corp. La società, co-fondata e guidata dall’attuale ceo Jensen Huang, ha di recente comunicato l’assicurazione – da parte del Governo statunitense – di potere nuovamente esportare verso Pechino i prodotti chiamati Hopper 20 (H20). Si tratta di una notizia piuttosto rilevante – nella seduta in scia alla notizia il titolo ha guadagnato il 4,04% – la quale, tuttavia, per essere compresa appieno richiede di addentrarsi all’interno delle diverse tecnologie del colosso californiano. Un gruppo, va rimarcato, che è la prima azienda al mondo ad avere superato la capitalizzazione di 4mila miliardi di dollari.
La tecnologia
Ebbene: l’H20 è un chip per l’Intelligenza artificiale (Ia) il quale rappresenta la versione semplificata – e limitata – dei microprocessori più potenti nella famiglia Hopper. Nvidia l’ha progettato quando, nell’ottobre del 2023, l’allora presidente Usa Joe Biden mise il divieto all’export verso Pechino delle soluzioni H800. Per l’appunto, le più performanti. Sennonché, la nuova amministrazione guidata da Donald Trump – nell’ormai noto gioco del tira e molla sui dazi – ha incluso anche l’H20 nel calderone dei divieti. Una decisione la quale – escludendo di fatto la società americana dal comparto dei data center in Cina – ha implicato un bel impatto sui conti dell’azienda stessa. Huang ha detto che nel primo trimestre 2025-2026 le minori vendite sarebbero state di 2,5 miliardi di dollari. Considerando, invece, anche il secondo quarter la riduzione avrebbe potuto salire poco oltre 10 miliardi di dollari. Insomma: non proprio bruscolini.
Adesso, però, la carte in tavola sembrano cambiate. In primis, dovrebbe esserci la ripartenza delle vendite degli H20. «Le scorte disponibili (di questa tecnologia, Ndr) – scrive GF Securities in un report –, detenute principalmente» da diversi fornitori, «sono stimate a 300-400mila unità». Si tratta di una cifra che «potrebbe implicare – dicono sempre gli esperti – un incremento di vendite a favore di Nvidia compreso tra 3,6 e 4,8 miliardi di dollari». Certo, sono solo previsioni (lo stesso ceo della società è finora rimasto sul vago riguardo alla ripresa delle vendite). Tuttavia è chiaro che – a fronte della novità – il giro d’affari targato China dovrebbe risalire.
Carte sul tavolo
Anche perché in ballo ci sono altre tecnologie. Così, deve ricordarsi il Rtx Pro (ad esempio, il Rtx 6000D). Questa è una Graphic processing unit (Gpu) per applicazioni professionali e Artificial intelligence leggere, come gemelli digitali, logistica o smart factory. Ha specifiche tecniche inferiori rispetto a H20, ma da un lato è completamente autorizzata per l’esportazione in Cina; e dall’altro, quindi, potrebbe arrivare sul mercato dell’ex Regno di Mezzo già nel corso dell’anno solare 2025.
Non solo. C’è poi il successore dell’H20: il Blackwell 30. Questo è basato sull’ architettura di nuova generazione, per l’appunto il Blackwell. È stato progettato al fine di essere conforme alle regole Usa sull’export, mantenendo comunque buone prestazioni con l’Ia. Il timing? Dovrebbe essere disponibile a fine 2025.



