Automotive

Volkswagen lancia la Wolfsburg cinese, con costi ridotti fino al 50%

Nel centro di Hefei veicoli prodotti per la prima volta in totale autonomia rispetto al quartier generale in Bassa Sassonia, che resta fulcro per le operazioni sui mercati occidentali

di Gianluca Di Donfrancesco

Il marchio Volkswagen (REUTERS)

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Auto elettriche interamente realizzate in Cina, a prezzi finalmente competitivi e soprattutto con costi di produzione fino al 50% più bassi di quelli possibili in Germania. Volkswagen prova a giocare ancora una carta per recuperare il ritardo accumulato nei confronti dei rivali cinesi e per riconquistare una parte delle posizioni perse nel più importante mercato dell’auto.

Il centro di Hefei

Il perno sul quale si regge l’ambizione della casa di Wolfsburg è il nuovo centro da 2,5 miliardi di euro realizzato a Hefei, a poco più di due ore di treno da Shanghai. Qui, software, hardware e validazione dei veicoli sono integrati in un unico stabilimento. Soprattutto, Hefei, ribattezzata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung «una specie di seconda Wolfsburg in Cina», è il primo sito nella storia del gruppo in cui modelli e piattaforme sono integralmente sviluppati senza l’intervento del quartier generale in Germania, che resta fulcro delle operazioni sui mercati occidentali.

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Il complesso è dotato di oltre 100 laboratori distribuiti su una superficie pari a quella di circa 15 campi da calcio. La razionalizzazione della catena di approvvigionamento (batterie comprese), periodi di sviluppo del 30% più corti rispetto ai 50 mesi tradizionali e stipendi più bassi permettono di tagliare il costo produzione di alcuni modelli elettrici fino al 50% rispetto a quelli sostenuti in Germania nel 2023, secondo quanto fatto sapere martedì 25 novembre dall’azienda, che prepara il lancio di oltre trenta veicoli elettrici in Cina nei prossimi cinque anni.

Volkswagen sta cercando di recuperare competitività anche nel settore della guida autonoma e dei software per auto, sfruttando le partnership tecnologiche con la cinese Xpeng e la statunitense Rivian. La riconquista delle quote di mercato perse, che spiegano gran parte della crisi del gruppo tedesco, non sarà certo una passeggiata: Volkswagen si è lasciata sorprendere dalla decisa sterzata verso l’elettrico della Cina, impressa dal regime di Pechino e sfruttata dai produttori locali per affermarsi grazie allo sviluppo tecnologico e a listini accessibili.

Se la strategia della casa tedesca era stata inizialmente quella di riservare al mercato cinese la produzione in Cina, ora il gruppo punta ad aumentarne l’esportazione verso altri mercati, a cominciare dai Paesi arabi per poi passare all’Asia centrale e al sud-est asiatico. L’Europa resterebbe invece esclusa.

Rincorsa a ostacoli

Dopo essere stata a lungo il maggior produttore in Cina, Volkswagen si è vista sorpassare da BYD e ora è fuori dalla top ten delle vetture elettriche e ibride. Le resta solo il primato nelle auto con motore a combustione interna, che i produttori cinesi hanno abbandonato e che si sta restringendo rapidamente.

A differenza di altri gruppi occidentali, Volkswagen rifiuta la resa e dal 2022 ha investito circa quattro miliardi di euro in Cina, dove conta già 9mila sviluppatori (contro i 10mila di Wolfsburg).

Il calo delle vendite in Cina, i dazi statunitensi e la debole domanda in Europa hanno spinto l’amministratore delegato, Oliver Blume, a lanciare una pesante ristrutturazione in Germania, con il taglio di 35mila posti di lavoro entro il 2035, la cessione di un impianto e la riconversione di un altro. Anche la strategia di gamma è stata rivista, con il rinvio di alcune soluzioni elettriche a vantaggio di modelli ibridi e a combustione interna.

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