Automotive

Volkswagen, trimestre in rosso. Allarme cassa. Antlitz: cash flow vicino a zero

Stime confermate, ma un anno fa il Gruppo era in utile di 1,6 miliardi. Pesano Porsche, l’effetto dazi e i lanci dei veicoli elettrici. Incombe anche lo stop operativo per l’emergenza Nexperia (chip)

di Alberto Annicchiarico

 Produzione della VW Golf VII nello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg. Copyright: Thomas Trutschel/ picture alliance/photothek

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Il Gruppo Volkswagen chiude il terzo trimestre del 2025 con un risultato operativo negativo per 1,3 miliardi di euro, contro l’utile di 2,8 miliardi dello stesso periodo del 2024. Si tratta della prima perdita dall’inizio della pandemia. Dopo sei trimestri consecutivi di profitti in calo, il primo produttore continentale ha registrato una perdita netta di 1,07 miliardi di euro nel terzo trimestre contro l’utile di 1,6 miliardi di un anno fa. Si tratta della prima perdita dalla primavera del 2020, al culmine della crisi del Covid-19. Ciò si è verificato nonostante un aumento del fatturato del 2,3% su base annua a 80,3 miliardi di euro, trainato da un aumento dell’1% delle consegne globali.

A titolo di confronto, il gruppo ha registrato un utile di 1,6 miliardi di euro nello stesso periodo dell’anno scorso.Nei primi nove mesi dell’anno l’utile operativo si riduce del 58%, a 5,4 miliardi di euro, su ricavi in lieve crescita dello 0,6% a 238,7 miliardi. L’utile netto si attesta a 3,4 miliardi (–61,5%), mentre il margine operativo si comprime al 2,3% (5,4% un anno fa).

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Il trimestre ha risentito in modo significativo dei dazi commerciali Usa e della ristrutturazione del marchio Porsche, che insieme hanno generato oneri straordinari per 7,5 miliardi di euro, tra svalutazioni di avviamento e riallineamento della strategia di prodotto. A pesare anche il ramp-up dei modelli elettrici, caratterizzati da margini inferiori rispetto ai motori tradizionali.

Nel dettaglio, il marchio Porsche, vessillo della divisione auto sportive e di lusso, registra una perdita operativa di 228 milioni (utile di 3,8 miliardi nel 2024), con ricavi in calo del 7,9% a 23,8 miliardi. Le cause principali: la frenata in Cina, i costi legati al riposizionamento strategico sull’elettrico e l’impatto dei dazi Usa.

Tuttavia per l’intero esercizio 2025 il primo produttore automobilistico europeo conferma le previsioni di un margine operativo compreso tra il 2 e il 3%, con ricavi in linea con il 2024 e una liquidità netta nell’area dei 30 miliardi di euro. In un contesto globale sempre più complesso, il gruppo tedesco prova a mantenere la rotta, bilanciando la transizione elettrica con la necessità di una disciplina finanziaria stringente. Tutto questo sotto la spada di Damocle della nuova crisi dei chip (si veda più avanti).

Stabilità per gruppo “Core”, flessione per “Progressive”

I marchi del gruppo Core (Volkswagen, Škoda, SEAT/Cupra, Veicoli Commerciali) migliorano il risultato operativo del 7% a 4,7 miliardi, con un margine stabile al 4,4%, grazie alla disciplina dei costi e all’attuazione del programma “Zukunft Volkswagen”. La divisione Progressive (Audi, Lamborghini, Bentley, Ducati) subisce invece un calo del 26%, a 1,55 miliardi, penalizzata dai dazi e dallo slittamento di una piattaforma elettrica per il segmento D.

Le consegne globali nei nove mesi sono leggermente in aumento (+1,2%) a 6,6 milioni di veicoli, spinte da Europa occidentale (+4%) e America Latina (+13%), mentre la Cina segna –2% e il Nord America –11%.

Situazione chip Nexperia: operatività a rischio

Il raggiungimento degli obiettivi finanziari per il 2025 dipende in larga misura dalla disponibilità di semiconduttori, alla luce delle tensioni internazionali che coinvolgono il produttore olandese Nexperia. Il gruppo ha assicurato di avere componenti sufficienti per mantenere in funzione gli impianti tedeschi nel breve termine, ma non esclude possibili interruzioni oltre la prossima settimana.

Nexperia, già controllata dalla cinese Wingtech Technology, è al centro di un braccio di ferro tra Paesi Bassi e Cina (con Washington sullo sfondo, si vedrà l’effetto della tregua dopo il vertice Trump-Xi Jinping): dopo il sequestro del controllo societario da parte dell’Aia, Pechino ha reagito con un blocco alle esportazioni dai siti cinesi dell’azienda, innescando timori di una nuova crisi dei chip per l’industria automobilistica europea. Secondo l’associazione europea dei produttori automobilistici, Acea, diversi costruttori potrebbero essere costretti a sospendere la produzione nei prossimi giorni.

Volkswagen ha ribadito di «mantenere stretti contatti e valutare alternative» con Nexperia per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento.

Antlitz: «Cash flow 2025 vicino a zero, non possiamo continuare così»

In merito alle indiscrezioni su «buchi di cassa da miliardi», il cfo e coo Arno Antlitz ha chiarito che «con 31 miliardi di euro di liquidità netta nel settore Automotive, la posizione resta solida. Tuttavia, il cash flow operativo 2025 sarà prossimo allo zero: non possiamo continuare così».

«Nei primi nove mesi dell’anno abbiamo visto un quadro misto», ha detto ancora Antlitz. «Da un lato, il successo commerciale dei nostri motori tradizionali ed elettrici conferma che la nostra offensiva di prodotto sta funzionando: in Europa, un’auto elettrica su quattro porta un marchio del gruppo Volkswagen. Dall’altro, il risultato finanziario è nettamente più debole rispetto al 2024, a causa del lancio di veicoli elettrici con margini più bassi e di oneri straordinari per 7,5 miliardi».

«Escludendo tali oneri - ha aggiunto Antilitz - il margine operativo del gruppo sarebbe al 5,4%, un dato comunque solido nel contesto economico attuale. Tuttavia, i dazi commerciali e gli effetti negativi sui volumi ci peseranno fino a 5 miliardi su base annua. Per questo dobbiamo attuare con rigore i programmi di performance, accelerare sull’efficienza e valorizzare appieno le sinergie interne al gruppo».

Confermata la politica dei dividendi. Ecco perché

Infine, i dividendi. Per il 2025 «confermiamo una politica di dividendi con un pay out di almeno il 30%, nel conteggio non sarà inclusa la svalutazione dell’avviamento di Porsche pari a -2,7 miliardi», ha affermato Antlitz, durante la call con gli analisti.

Alla domanda se la distribuzione di cassa agli azionisti non sia in conflitto con l’obiettivo di invertire il trend di generazione di cassa, attesa a zero nel 2025, il direttore finanziario del gruppo tedesco ha sottolineato che «non è in conflitto, anzi semmai è il contrario: dimostra la nostra forza di cui vogliamo rendere partecipi anche gli azionisti».

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