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Volkswagen, la Cassazione tedesca riapre il caso Dieselgate

Annullata la delibera che nel 2021 aveva approvato la transazione con l’ex ceo Martin Winterkorn, l’ex capo di Audi, Rupert Stadler, e le compagnie di assicurazioni

di Redazione Finanza

Il logo Volkswagen al 16° Salone Internazionale dell’Automobile di Shanghai. EPA/HOW HWEE YOUNG

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La Corte Federale di Giustizia tedesca ha riaperto un capitolo centrale della lunga vicenda Dieselgate, annullando la delibera dell’assemblea Volkswagen che nel 2021 aveva approvato un accordo transattivo con l’ex ceo Martin Winterkorn (ancora sotto processo, sospeso per motivi di salute) e con l’ex capo di Audi, Rupert Stadler (ha patteggiato due anni fa una pena di 21 mesi, sospesa).

Il compromesso, votato con oltre il 99% di consensi, prevedeva che Winterkorn versasse 11,2 milioni di euro e Stadler 4,1 milioni, con l’appoggio decisivo di una copertura assicurativa D&O da 270 milioni. Una soluzione presentata allora come equa e utile a voltare pagina dopo lo scandalo delle emissioni truccate, costato oltre 30 miliardi al gruppo di Wolfsburg. Le polizze D&O servono a tutelare il patrimonio personale delle figure apicali nelle aziende. L’accordo transattivo è gestito direttamente con la compagnia che ha emesso la polizza, in base ai termini e limiti previsti dal contratto assicurativo

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Secondo i giudici di Karlsruhe, gli azionisti non furono però messi in condizione di deliberare con piena consapevolezza. Volkswagen non consentì domande sugli asset patrimoniali degli ex manager né chiarì che l’accordo liberava altri dirigenti da ulteriori responsabilità. Un deficit di trasparenza che rende invalida la decisione assembleare.

Il caso torna così in Corte d’Appello, per l’esame dei ricorsi delle associazioni degli azionisti. Queste ultime avevano contestato da subito la sproporzione fra i danni subiti e i contributi richiesti agli ex vertici: somme giudicate irrisorie rispetto alle decine di miliardi di sanzioni e risarcimenti pagati dall’azienda.

Volkswagen, in una nota, ha sottolineato che le ragioni dell’accordo «restano valide» e che l’obiettivo è «raggiungere nuovamente lo stesso risultato». In altre parole, il gruppo cercherà di trovare una nuova cornice giuridica che consenta di chiudere il fronte delle azioni di responsabilità senza riaprire contenziosi di lunga durata.

La pronuncia pesa anche sul mercato assicurativo D&O, già sotto pressione per l’aumento delle richieste legate a scandali societari e alla governance. Se l’annullamento sarà confermato, il colosso dovrà rinegoziare con ex dirigenti e compagnie, con il rischio di ulteriori ritardi nella definizione della vicenda.

Per gli azionisti si tratta di una vittoria simbolica, che riafferma l’importanza della piena disclosure nelle assemblee e rafforza il controllo degli investitori sulla governance. Per Volkswagen, invece, è un ritorno all’incertezza: a nove anni dall’esplosione del Dieselgate, il caso continua a produrre effetti legali e reputazionali proprio mentre il gruppo è impegnato a consolidare la sua strategia sulla mobilità elettrica.

Settembre 2025 segna un decennio dal Dieselgate, che ha rivelato un diffuso utilizzo di sistemi software fraudolenti nei test sulle emissioni. Lo scandalo ha portato a dimissioni di alto profilo, condanne penali e ha avuto effetti profondi e duraturi sull’industria automobilistica, sulla salute ambientale e sulle politiche pubbliche, con conseguenze che si stanno ancora manifestando oggi. Ad esempio, il danno reputazionale per l’industria automobilistica tedesca e i significativi cambiamenti nella normativa europea sulle emissioni, oggetto di discussioni tra le case automobilistiche continentali (in difficoltà per la tiepida risposta dei consumatori all’offerta di auto elettriche) e Bruxelles.

Il titolo del Gruppo Volkswagen non ha subito contraccolpi in Borsa a Francoforte.

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