La crisi dell’auto

Accordo Volkswagen: chiusure evitate, ma 35mila uscite entro il 2030

Ig Metall: «Non ci saranno licenziamenti obbligatori». L’azienda: la riduzione della manodopera avverrà in modo «responsabile». Una fabbrica sarà ceduta e una riconvertita. La capacità produttiva degli stabilimenti tedeschi sarà ridotta di oltre 700mila veicoli. Scholz: «Soluzione buona e socialmente accettabile»

di Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 20 dicembre 2024, ore 19:22

Una manifestazione del sindacato Ig Metall contro i tagli minacciati da Volkswagen

3' di lettura

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Niente licenziamenti e chiusure di fabbriche, ma 35mila uscite «socialmente responsabili» e taglio della capacità produttiva. Quello cominciato lunedì 16 dicembre e finito venerdì 20 è stato il round negoziale più lungo nella storia della Volkswagen, giunto a conclusione dopo 70 ore di trattative in un albergo di Hannover. L’ultimo capitolo della vertenza più drammatica, aperta a settembre dall’azienda, con la minaccia di chiudere fino a tre stabilimenti in Germania, mai successo negli 87 anni di storia del gruppo.

Ig Metall: «Miracolo di Natale»

Entrambe le parti guardano al bicchiere mezzo pieno del compromesso, che non poteva essere indolore. Per Ig Metall, l’intesa è un «miracolo di Natale», proprio perché non ci saranno chiusure immediate di siti, licenziamenti obbligatori o tagli salariali. Tuttavia, ci saranno riduzioni importanti ai bonus dei dipendenti. I quali, in cambio, ritrovano la garanzia di occupazione fino alla fine del 2030. Il vecchio accordo, stipulato nel 1994 per sospendere i licenziamenti collettivi, era stato revocato unilateralmente dall’azienda. Sarebbe scaduto nel 2029.

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Come proposto dal sindacato a novembre, l’aumento degli stipendi del 5% che sarebbe spettato ai dipendenti non andrà nelle loro buste paga, ma confluirà in un fondo, che sarà utilizzato per finanziare la riduzione dell’orario di lavoro flessibile per una parte della manodopera. L’azienda aveva chiesto una riduzione dei salari del 10%.

«Nessun sito sarà chiuso, nessuno sarà licenziato per motivi operativi e il nostro accordo salariale aziendale sarà garantito a lungo termine. Con questo triplice accordo, abbiamo raggiunto una soluzione solida nelle condizioni economiche più difficili», ha dichiarato la presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, di Ig Metall.

Blume: «Segnale importante»

L’azienda ha dichiarato che l’accordo include disposizioni per la riduzione di oltre 35mila posti di lavoro in modo «socialmente responsabile» entro il 2030, sui circa 120mila complessivi, e la capacità produttiva degli stabilimenti tedeschi sarà ridotta di oltre 700mila veicoli. È il prezzo da pagare alla crisi di vendite. Fa parte della soluzione per affrontare la sovraccapacità degli stabilimenti Volkswagen, ha ammesso Thorsten Gröger, negoziatore capo di Ig Metall.

«Dopo lunghe e intense trattative, l’accordo è un segnale importante per la futura vitalità del marchio Volkswagen», ha dichiarato il Ceo del gruppo Oliver Blume in un comunicato.

Che la chiusura di fabbriche potesse essere sventata era emerso già giovedì 19. Due impianti erano rimasti in bilico: quello di Dresda, aperto solo all’inizio degli anni 2000, sarà riconvertito e la produzione di veicoli sarà interrotta; per quella di Osnabrück si cercherà un compratore. Secondo il quotidiano Handelsblatt, l’impianto potrebbe essere rilevato da un’azienda della difesa o del riciclo.

Il piano

Per tenere aperti tutti gli stabilimenti, l’attività viene ridotta in cinque stabilimenti: una linea di assemblaggio a Zwickau sarà chiusa e in futuro, solo l’elettrica Q4-etron di Audi sarà costruita in questo sito, che sarà riconvertito nel riciclo di vetture. La compatta elettrica VW ID.3 e la Cupra Born saranno trasferite a Wolfsburg, dove verrà in futuro prodotta anche la Golf elettrica. La ID.4 andrà a Emden. La Golf attuale sarà invece spostata da Wolfsburg al Messico.

L’accordo disinnesca la minaccia di escalation da parte dei sindacati, che avevano promesso proteste senza precedenti, in caso non fosse stata raggiunta una intesa entro Natale. Agli scioperi di avvertimento del 9 e 16 dicembre, avevano aderito oltre 100mila lavoratori.

La politica alla finestra

La politica può tirare un sospiro di sollevo. La crisi Volkswagen, emblema della generale debolezza dell’industria tedesca, aveva contribuito a mettere in difficoltà la coalizione Semaforo, implosa il 6 novembre. Se la vertenza si fosse trascinata nel 2025, avrebbe di certo influito sulla campagna elettorale in vista del voto di febbraio.

Per il cancelliere, Olaf Scholz, Volkswagen e i sindacati hanno trovato una «soluzione buona e socialmente accettabile, che garantisce al gruppo e ai suoi dipendenti un futuro positivo». Nei giorni scorsi, Scholz aveva dichiarato che chiudere fabbriche «non sarebbe stato giusto, dato che le cattive scelte dei manager hanno contribuito alla crisi».


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