A Firenze e in Toscana tra giardini segreti e palazzi bucolici

2/7Weekend

I rossi e i gialli di Rothko

C’è un’ora magica, che scocca tra la fine di aprile e gli inizi di maggio, in cui l’Arno diventa un quadro impressionista o un dipinto dai Macchiaioli a seconda del cielo. E’ quella precedente il tramonto, in cui i remieri della Società Canottieri Firenze solcano il fiume, una pratica risalente addirittura al 1886, che adesso si può imparare partecipando ai corsi per principianti. E’ il momento giusto, quello, per entrare a Palazzo Strozzi, accolti dalla recentissima installazione site-specific There Are Other Fish In The Sea realizzata dal collettivo danese Superflex nel cortile trasformato in spazio liquido e onirico. Pochi gradini da salire ed ecco prendere forma l’incontro con Mark Rothko in cui esplorare, come lo stesso artista americano fece con Firenze (in particolare, il Museo di San Marco e la Biblioteca medicea Laurenziana dove sono allestite sezioni speciali della mostra) tutte le sue geografie materiche e umorali della sua avventura espressiva: i gialli, i rossi, i verdi, gli stupefacenti marroni, i neri e i grigi che stanno insieme ma al tempo stesso separati fanno percepire tutte le tenzoni che il maestro dell’arte moderna ebbe con sé stesso e la pittura. Si esce appagati, e dunque nel mood ideale per gustare quella sorta di cocktail tribute che l’Hotel Savoy nel suo altrettanto artistico Artemisia Bar ha pensato per celebrare appunto il Maestro dei Colori con una lista di eccelse combinazioni di sapori, in particolare il Nocturne Vermillon ispirato agli anni ’50 di Rothko e consistente in un Negroni (fu inventato nell’attuale Caffè Giacosa) arricchito da spuma di mora. Del resto, questo albergo aperto nel 1893, che ha completato il restyling delle sue stanze impiegando anche pregiati marmi toscani, laddove sorgevano il Mercato Vecchio e la chiesa di San Tommaso, ha un legame intenso con l’arte moderna e contemporanea: organizza visite private fuori orario a Palazzo Strozzi, ospita le star Anish Kapoor e Maurizio Cattelan, opere di Tracey Emin, tutti deliziati dalla cucina altrettanto creativa e attentissima nella scelta dei prodotti locali più eccellenti del suo ristorante Irene ( sublimi il risotto con asparagi di mare, pesto di melissa e crudo di crostacei oltre alla spigola con crema di patate all’olio di oliva e carciofi). Questa è anche la stagione del Maggio Musicale fiorentino, un carnet di opera, balletto e concerti che mette in scena perfino l’inedita “The Death of Klinghoffer con Lawrence Renes sul podio, la regia e le scene firmate da Luca Guadagnino.

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