Media

Warner Bros Discovery, ok degli azionisti all’offerta di Paramount

Dall’assemblea via libera «a stragrande maggioranza» all’accordo di vendita. Pollice verso, invece, alle buonuscite per il ceo David Zaslav e il top management. A Hollywood raccolte 4mila firme per il no

di Andrea Biondi

 7146

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Non è ancora il sigillo finale, ma il via libera degli azionisti di Warner Bros Discovery «a stragrande maggioranza» (per dirla con le parole usate dalla società nel suo comunicato) mette una seria ipoteca sul “The End” dell’operazione che porterà il gruppo sotto il controllo di Paramount Skydance, chiudendo di fatto il capitolo più delicato sul fronte societario e spostando il baricentro della partita sulle autorità regolatorie. Un passaggio chiave, insomma, che ora apre alla fase due per arrivare al sì definitivo su un deal voluto con determinazione (tanto da far saltare un precedente accordo fra Wbd e Netflix) dalla famiglia Ellison insieme a RedBird Capital, il fondo guidato da Gerry Cardinale, protagonista silenzioso ma decisivo dell’operazione.

In un’assemblea straordinaria Warner Bros Discovery ottiene l’approvazione per la vendita a Paramount Skydance a 31 dollari per azione in contanti, in un’operazione da oltre 110 miliardi di dollari incluso il debito. Accanto a questo costo, però, l’assemblea si è pronunciata su un’altra questione finita sotto i riflettori, decretando la bocciatura dei pacchetti retributivi destinati ai vertici in uscita, a cominciare dal ceo David Zaslav. Un segnale politico, più che giuridico. Perché il voto consultivo non è vincolante, ma fotografa con nettezza il malumore degli investitori di fronte a compensi giudicati fuori scala.

Loading...

Il cuore dello scontento è tutto nei numeri. Secondo un documento depositato da Wbd alla Sec per Zaslav il conto dell’uscita vale almeno 550 milioni di dollari, fra contanti, azioni e rimborsi. E la cifra potrebbe salire ancora, anche in funzione dei meccanismi fiscali legati alla maturazione accelerata delle stock award. Intorno a lui si muove poi un altro blocco di compensi a nove cifre per i top manager del gruppo. È qui che il mercato ha deciso di mandare un messaggio: sì all’operazione, no all’idea che il premio per il management possa lievitare a questi livelli mentre la società si avvia verso una delle più complesse e controverse integrazioni del settore.

Sul piano industriale l’operazione rappresenta un Big Bang per il settore media a livello globale. Nella nuova costellazione finirebbero asset come Hbo, Cnn, Cbs, Paramount Pictures, Warner Bros., DC, Nickelodeon e Discovery, con in mano alla famiglia Ellison – accreditata di vicinanza al presidente Usa, Donald Trump, un portafoglio di marchi, franchise e piattaforme in grado di cambiare gli equilibri di Hollywood e dello streaming. Il prezzo però è altrettanto chiaro: più scala, ma anche più leva finanziaria, con un debito che va verso gli 80 miliardi di dollari. Ed è quindi difficile immaginare che tutto possa prendere corpo senza una cura dimagrante a base di tagli, sinergie forzate e nuove pressioni sui costi.

Non a caso, mentre il board celebra il passaggio assembleare, a Hollywood cresce la fronda. Attori, registi, sindacati e gruppi dell’esercizio cinematografico temono che la fusione riduca concorrenza, occupazione e spazio creativo. L’opposizione non è più episodica: si è allargata, ha raccolto migliaia di firme (4mila al momento) e punta sul rischio di un ulteriore consolidamento in un’industria già provata da anni di ristrutturazioni, cambi di modello e guerra dello streaming.

Samuel A. Di Piazza Jr., presidente del board Wbd, ha dichiarato: «Apprezziamo il supporto e la fiducia che i nostri azionisti ci hanno accordato, permettendoci di valorizzare appieno il nostro portfolio di intrattenimento di livello mondiale. Insieme a Paramount, non vediamo l’ora di creare un’azienda combinata eccezionale che amplierà la scelta per i consumatori e porterà benefici alla comunità globale dei talenti creativi».

Adesso il mercato guarda altrove: alle Authority. Perché il vero passaggio decisivo non sarà più assembleare, ma regolatorio. E lì la partita si gioca su antitrust, concorrenza nello streaming, diritti, produzione cinematografica e impatto sull’ecosistema dei media. Resta aperta, Oltreoceano ma non solo, la domanda su quanta creazione di valore produrrà davvero questa fusione. E quanto invece finirà per scaricarsi in debito ed esuberi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti