«Volkswagen progetta 15mila licenziamenti». E per Audi proteste a Bruxelles
Volkswagen potrebbe decidere la chiusura di impianti di produzione ed oltre 15mila licenziamenti senza bisogno dell’approvazione del consiglio di sorveglianza. I lavoratori di Audi manifestano a Bruxelles per protestare contro la possibile chiusura della fabbrica. La decisione di Volkswagen rappresenterebbe una svolta senza precedenti nella storia dell’azienda. «Non c’è un piano B»
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Il Gruppo Volkswagen potrebbe decidere la chiusura di diversi impianti di produzione, fino a cinque, ed oltre 15mila licenziamenti, anche senza bisogno dell’approvazione del consiglio di sorveglianza. In questo caso servirebbero accantonamenti fino a 4,4 miliardi di euro nel quarto trimestre, hanno scritto gli analisti di Jefferies (società di investment banking e intermediazione titoli con sede a New York), rivelando informazioni ricevute da fonti interne al gruppo tedesco. Le spese sarebbero legati alle buonuscite.
Secondo gli analisti, Vw sta mettendo a punto nuovi accordi e si sta preparando a potenziali aumenti salariali nel 2025. Quanto alle trattative, «i sindacati possono scioperare solo sul salario - secondo Jefferies - non sulla chiusura degli impianti o sui licenziamenti se non sono protetti da contratti», che l’azienda intende disdire. Le attuali intese aziendali su salari e sicurezza del posto di lavoro, una tradizione trentennale, scadranno alla fine di quest’anno. Ma i licenziamenti partirebbero dal luglio 2025.
Tuttavia dal 1960 una legge federale, nota come legge Vw, rende molto complessi i processi decisionali del Gruppo. Ad esempio, la costruzione e il trasferimento di stabilimenti richiedono una maggioranza di due terzi nel consiglio di sorveglianza.
Il conto dei costi da tagliare è salito ancora
I vertici di Volkswagen hanno comunicato nelle scorse settimane che il piano di revisione dei costi per 10 miliardi di euro da completare entro il 2026 non è più sufficiente, viste le condizioni di mercato. Servono altri 5 miliardi per risollevare la competitività del brand che dà il nome al gruppo, per il quale l’indice di redditività Ros (Return on sales) si è ridotto nel primo semestre al 2,3% contro l’obiettivo stabilito, al 2026, del 6,5%. Il Ros misura la capacità dell’azienda di generare profitti dalle vendite escludendo gli effetti di imposte e interessi.
Una stagione di scontri sindacali alle porte
I manager del colosso tedesco hanno rivelato agli analisti di Jefferies che non ci sarebbe un piano B nel caso in cui i colloqui con i sindacati per rilanciare la competitività del gruppo fallissero. Si apre, quindi, una stagione di duri scontri sindacali, visto che i rappresentanti dei lavoratori pesano negli equilibri del Consiglio di sorveglianza, presieduto da Hans Dieter Pötsch, 73 anni. Il Consiglio è composto da 20 membri, per metà rappresentanti degli azionisti.

