Fuga dai depositi

Silicon Valley Bank, il primo default nell’era del mobile banking e dei social

Nel 2008 Washington Mutual era fallita dopo il ritiro di 16,8 miliardi di depositi in 10 giorni, stavolta a Silicon Valley Bank sono bastate 10 ore di passaparola tra i clienti su Facebook e Twitter per vedere evaporare 42 miliardi via digital banking

di Alessandro Graziani

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2' di lettura

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Il caso Silicon Valley Bank probabilmente finirà presto nel dimenticatoio. Quello che non andrà dimenticato, oltre al lassismo della Vigilanza bancaria Usa, è che il default più rapido della storia bancaria si è potuto realizzare in poche ore grazie alla combinazione del digital banking con i social media network. Una novità che pare essere destinata a essere oggetto di riflessione da parte delle Autorità di Vigilanza e a condizionare tempi, regole e modalità dei futuri tentativi di salvataggio bancario.

La fuga dai depositi bancari che ha affossato marzo Silicon Valley Bank, infatti, non è avvenuta attraverso la classica corsa dei risparmiatori allo sportello. In sole dieci ore oltre 42 miliardi di dollari (70 milioni ogni minuto, circa 1,2 milioni al secondo) sono stati ritirati dai conti correnti tramite mobile banking o dal Pc dell'ufficio dei direttori finanziari delle varie start up tecnologiche e venture capital californiani (e non solo).

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Ad alimentare la rapida fuga dai depositi, il passaparola immediato tra i vari clienti della banca che è stato reso possibile dai vari social network. Considerato che SVB aveva solo 29 filiali fisiche sul territorio, il tradizionale bank run con la corsa fisica agli sportelli avrebbe richiesto vari giorni, o forse settimane, prima di raggiungere i 42 miliardi. L'ultimo fallimento di una banca Usa risale ai tempi di Washington Mutual. Sono passati 15 anni, era il 2008. Il digital banking già esisteva ma non era ancora diffuso su larga scala, né tantomeno i social network erano ancora fenomeno di massa.

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Anche Washington Mutual falli per la corsa dei clienti a ritirare i depositi ma servirono dieci giorni per fare evaporare 16,8 miliardi dai conti correnti. In altri casi, magari non emersi in superficie, proprio il fattore tempo è stato fondamentale per condurre in porto un'operazione di salvataggio.Il tema è nuovo e non irrilevante. Finora il connubio tra “istantaneità” dei social media e mobile banking era stato sperimentato in casi di trading su alcune “meme stock” come Gamestop. O anche nella promozione tra il pubblico retail di alcune criptovalute.

Mai finora era accaduto che, tramite smartphone, evaporassero in poche ore 42 miliardi depositati sui conti correnti di una banca facendola fallire.

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