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Credito e mercati
Banche Usa, non è un caso Lehman. Ma il balzo dei tassi crea tensioni sulla liquidità
Silicon Valley Bank è entrata in crisi per la riduzione dei depositi bancari non remunerati: ora i clienti trovano nei T-bond rendimenti a breve fino al 5%. In parallelo il rialzo dei tassi genera perdite sul portafoglio titoli. Le analogie con il fondo di Blackstone e in Italia con il caso EuroVita. Gli analisti: SVB non rappresenta un rischio sistemico
di Alessandro Graziani
Svb: crisi più da start up che corsa agli sportelli
2' di lettura
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La crisi della Silicon Valley Bank (SVB) ha fatto crollare dell'8% i titoli delle banche Usa bruciando nella sola seduta di giovedì 9 marzo oltre 50 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. Il motivo delle difficoltà impreviste di SVB nasce dal forte rialzo dei tassi di interesse a breve registrato negli Usa negli ultimi mesi, con il T-Bond a un anno che ormai rende oltre il 5 per cento.
Bond in portafoglio e depositi
Un balzo che come conseguenza ha fatto emergere perdite rilevanti sui “vecchi” bond detenuti in portafoglio. Un problema, ma non un dramma se la banca non avesse avuto necessità di vendere una parte di quei bond (facendo così emergere le perdite con conseguente ricapitalizzazione d'urgenza).
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Se SVB ha dovuto farlo è perché stava andando in crisi di liquidità a causa della riduzione altrettanto repentina dei depositi bancari della clientela che, proprio in seguito al rialzo dei tassi a breve, dirotta la liquidità dai conti correnti infruttiferi verso i più remunerativi T-bond.
Silicon Valley Bank è la 18esima banca americana e a fine 2022 dichiarava di avere depositi bancari per 165 miliardi. È presto per dire se riuscirà a salvarsi con le proprie gambe, ma non ha dimensioni sistemiche e tutti gli analisti per il momento escludono che si tratti di un nuovo potenziale caso Lehman Brothers.
Le grandi banche
La preoccupazione degli investitori è piuttosto per le grandi banche, soprattutto negli Usa. È possibile che qualcuna, dato il doppio effetto dei tassi su portafoglio bond e depositi, vada in crisi di liquidità come accaduto a SVB? Un rapporto della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) diffuso da pochi giorni evidenzia che nel complesso le banche americane hanno 620 miliardi di minusvalenze potenziali sui titoli detenuti in portafoglio. Un importo enorme, ma ben protetto dal capitale che ammontava a fine 2022 a livello di settore a 2.200 miliardi di dollari.
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Eventuali situazioni critiche possono verificarsi solo se qualche banca, come accaduto per SVP, dovesse andare in crisi di liquidità a causa dei deflussi dai depositi bancari. È questo il vero rischio che l'anomala inversione della curva dei tassi di interesse sta generando tra i depositanti e più in generale tra i risparmiatori.
Gli altri casi
Pur se in settori diversi, problemi analoghi nelle ultime settimane si sono registrati anche in alcuni fondi immobiliari (Blackstone ha dovuto sospendere temporaneamente i riscatti) e in piccole compagnie assicurative come l'italiana EuroVita, in crisi proprio per il combinato disposto tra i riscatti dei clienti e le minusvalenze sul portafoglio titoli. Per le banche la lezione che arriva dal caso Silicon Valley Bank è che, se vogliono mantenere stabile la raccolta, è arrivata l'ora di dare un'adeguata remunerazione ai depositi dei clienti.
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