Serve un’accelerazione dello switch-off del rame, il cui limite è stato fissato dalla Ue per il 2035 ma sul quale occorre lavorare da subito. E, con ogni probabilità, sarebbero necessari anche incentivi, ma non tanto al cliente quanto agli operatori per sostenere i costi della migrazione. Per quanto ci riguarda raccogliamo tra 5mila e 6mila ordini al giorno e colleghiamo circa 4.500 nuovi clienti. La base clienti continua a crescere, siamo a 3,9 milioni con una leadership nel mercato Ftth. Ma si deve fare di più.
Dal punto di vista finanziario quando si vedrà per voi la svolta?
A partire dal 2027 smetteremo di assorbire cassa e dal 2028 cominceremo a generarne. Dopo aver investito 1,6 miliardi nel 2025 e aver portato gli investimenti cumulati vicino ai 12 miliardi, entriamo, come dicevo, in una seconda fase del nostro ciclo industriale. Nel 2025 i ricavi si sono attestati a 798,1 milioni (+18%), l’Ebitda a 409,5 milioni di euro (+53%) e l’Ebitda margin al 51%, mentre i clienti sono aumentati di 560mila. È il segnale che il modello industriale sta evolvendo verso una maggiore solidità e sostenibilità nel lungo periodo.
La cassa positiva nel 2028, ma l’utile?
Più avanti. Non dobbiamo dimenticare che 12 miliardi di investimenti comportano importanti ammortamenti e poi il debito porta interessi. Tutto questo ci ha portato a investire facendo di Open Fiber il più grande operatore non incumbent d’Europa. E non di poco. Abbiamo una rete che copre oltre 17 milioni di unità immobiliari; il secondo in Europa ne copre 4 o 5 milioni. Noi abbiamo un project financing molto importante, in scadenza nel 2029. A quel punto potremmo eventualmente valutare altre opzioni di finanziamento, come ad esempio l’emissione di bond.