Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un avvertimento tanto preciso da sembrare un vero e proprio ultimatum: dal 26 luglio il Nord Stream potrebbe non essere in grado di trasportare più di 30 milioni di metri cubi di gas al giorno, un quinto della sua capacità nominale e meno della metà dei flussi di fine giugno, che erano già ridotti del 60% rispetto alla norma.
Ad essere chiamata in causa è ancora una volta la turbina di Siemens Energy revisionata in Canada. «Ci dicono che la riceveremo presto ma finora Gazprom non ha documenti ufficiali», ha ribadito Putin, precisando che a Mosca non basta «la restituzione del metallo» ma che pretende garanzie «sulle condizioni tecniche del macchinario e sul suo status legale, se rimane o meno soggetto a sanzioni e cosa possiamo farci, perché magari un domani se lo riprenderanno».
Un’altra turbina del gasdotto, ha aggiunto il presidente russo, necessita di revisioni «alla fine di luglio, credo il 26 luglio» e una terza «è già fuori uso perché è caduto qualche circuito interno, come ci ha confermato anche Siemens». Di qui la necessità di riavere in fretta, con tutti i documenti in regola, almeno quella riparata in Canada. In caso contrario Mosca darà una nuova stretta ai flussi di gas.
«Avremmo una rotta alternativa già pronta, il Nord Stream 2, ma non può essere avviata», ha ricordato Putin, con riferimento al raddoppio del gasdotto del Baltico, ultimato lo scorso settembre ma fermato dalle sanzioni.
La situazione per le forniture europee di gas rimane quanto mai precaria. Ma per adesso il mercato, benché volatile, sembra vedere il bicchiere mezzo pieno. Gli operatori si sono concentrati sull’aspetto positivo della riapertura dei rubinetti del Nord Stream (e forse anche sulla prospettiva di un taglio dei consumi europei), così il prezzo del gas – che col fermo del gasdotto era tornato a superare 180 euro per Megawattora al Ttf – è rimasto intorno a 155 euro tra lunedì 19 e martedì 20.