Ma questi purtroppo non sono tempi normali. E oggi il timore è che le manutenzioni durino più del previsto o addirittura che Mosca sfrutti l’occasione per non riattivare più i flussi, magari sostenendo di non riuscire a procurarsi qualche pezzo di ricambio.
Il sorpasso del Gnl Usa
Le forniture via gasdotto dalla Russia sono già crollate a 4,86 miliardi di metri cubi a giugno, appena il 14% del fabbisogno di Ue e Gran Bretagna, contro una quota del 31% per il Gnl e del 26% per la Norvegia, calcola Tom Marzec-Manser di Icis, secondo cui a luglio (ammesso che lo stop di Nord Stream duri davvero soltanto dieci giorni) da Gazprom arriveranno solo 3,62 bcm.
Per la prima volta nella storia il mese scorso abbiamo importato più dagli Stati Uniti, sotto forma di Gnl, che dalla Russia via gasdotto. Un sorpasso storico, di cui però c’è poco da rallegrarsi. «Il crollo delle forniture russe sollecita lo sforzo di ridurre la domanda Ue per prepararsi a un inverno difficile», ha commentato via Twitter Fatih Birol, presidente dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie).
Proprio a giugno peraltro l’export di gas «made in Usa» ha iniziato a diminuire, anche verso l’Europa (dove gli arrivi erano triplicati nei primi mesi dell’anno rispetto al 2021). Dati preliminari di Refititiv Eikon indicano che dai terminal americani sono salpate in tutto 90 navi metaniere, con 6,42 milioni di tonnellate di combustibile a bordo, un calo dell’11% rispetto a maggio.
Il Vecchio continente è rimasto la destinazione preferita, attirando il 61% dei volumi complessivi. Ma la fermata del terminal Freeport Lng, dopo l’incendio dell’8 giugno, durerà a lungo: venerdì 1 la data del riavvio parziale è stata di nuovo rinviata di un mese, da settembre a ottobre. E l’Asia sta tornando sul mercato a caccia di Gnl.