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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
4' di lettura
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Sempre meno gas raggiunge l’Europa, non solo dalla Russia – dove tra una settimana il Nord Stream si fermerà del tutto per manutenzioni – ma anche da molti altri fornitori chiave per il continente, a partire dalla Norvegia dove martedì 5 inizia uno sciopero che minaccia di ridurre del 13% le esportazioni di di combustibile.
Anche gli arrivi di Gnl nel frattempo stanno rallentando (comprese le spedizioni dagli Stati Uniti, dopo l’esplosione al terminal Freeport) e si teme che presto diminuiscano ulteriormente a causa di maggiori acquisti in Asia, che potrebbero allontanare le navi metaniere dal Vecchio continente.
Infine ci sono crescenti motivi di inquietudine per le forniture di gas dal Nord Africa: la Libia è sprofondata nel caos, con conseguenze sempre più gravi sull’industria degli idrocarburi, mentre l’Algeria – oggi primo fornitore dell’Italia e nostra maggiore speranza per sostituire il gas russo – ha iniziato a ridiscutere i contratti coi clienti per spuntare maggiori profitti.
È questo lo scenario in cui oggi si muovono i prezzi. E al Ttf non c’è tregua: il gas solo nella giornata di lunedì 4 è rincarato di oltre il 10%, varcando anche la soglia di 160 euro per Megawattora, con punte vicine a 165 euro. Sono valori quasi doppi rispetto a metà giugno, quando Mosca ha iniziato a chiudere i rubinetti del suo principale gasdotto, quello che raggiunge la Germania attraverso il Mar Baltico.
La capacità del Nord Stream – di cui Gazprom non riesce a revisionare alcune turbine a causa delle sanzioni – ora è ridotta del 60%, ma si sa già che tra l’11 e il 21 luglio si arriverà a un fermo totale per le manutenzioni ordinarie, che ogni anno vengono effettuate nel periodo estivo: un intervento di routine, programmato con largo anticipo (come accade anche per altre pipeline, non solo russe), che in tempi “normali” non farebbe tremare i mercati.