Prezzi giù del 70% in 12 mesi

Litio ai minimi da tre anni: l’auto elettrica non corre più

Rallenta l’impiego nelle batterie, produzione più che raddoppiata dal 2020. Così le scorte di metallo ora si accumulano nei magazzini. Il prezzo è crollato di oltre il 70% negli ultimi dodici mesi, finendo sotto 13mila dollari per tonnellata, livelli che non toccava dall’estate 2021

di Sissi Bellomo

3' di lettura

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L’oro bianco ha smesso di brillare come un tempo. I prezzi del litio – metallo impiegato nelle batterie – sono anzi addirittura in caduta libera, depressi da un eccesso di produzione al quale si accompagna una (sia pur relativa) frenata della domanda. Il carbonato di litio in particolare scambia su valori inferiori a 13mila dollari per tonnellata, l’idrossido di litio si avvicina a quota 12mila dollari: livelli ai quali non scendevano da luglio 2021, quasi tre anni fa.

Il ribasso negli ultimi dodici mesi supera ormai il 70%, dopo un rimbalzo tra marzo e aprile che si è esaurito in fretta, e molti analisti oggi sono convinti che la discesa dei prezzi continuerà, almeno nella seconda metà di quest’anno, se non più a lungo: una tendenza per certi versi incoraggiante, visto che alleggerisce il costo di una materia prima indispensabile per la transizione energetica.

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Tra le cause all’origine del crollo, però, c’è anche il crescente pessimismo sul ritmo del processo di decarbonizzazione e in particolare sulla diffusione dell’auto elettrica, che – soprattutto in Europa e negli Stati Uniti – delude le previsioni roboanti che circolavano fino a poco tempo fa. Molte case automobilistiche occidentali stanno ridimensionando i piani di sviluppo della produzione e gli accordi per la fornitura di batterie. BMW ad esempio ha appena annullato un ordine di celle da 2 miliardi di dollari con Northvolt.

Nei primi quattro mesi di quest’anno le vendite di veicoli full electric sono aumentate del 10,6% nel mondo: «un incremento consistente su base annua, ma un marcato rallentamento rispetto al tasso di crescita del 26,9% del 2023», osserva Macquarie, pur constatando un’accelerazione nelle immatricolazioni di ibridi.

Per di più, circa il 90% dell’aumento per le auto elettriche “pure” si è verificato in Cina: Paese in cui ormai «il mercato sta diventando maturo, con un tasso di penetrazione del 67,9% nelle grandi città nel 2023 e una media nazionale del 35,7%». Ergo: le nuove immatricolazioni anche in Cina rallenteranno la crescita per Macquarie, che prevede un +24,6% (dal +30,2% del 2023).

Anche i dazi sulle auto elettriche cinesi, imposti di recente sia dagli Usa che dalla Ue, peseranno sul mercato, con probabili effetti negativi sulla domanda dei materiali usati nelle batterie, a cominciare dal litio, di cui si osserva già un surplus crescente.

Citi stima un eccesso di offerta pari al 7% della domanda, che da inizio anno ha già fatto crescere di 70mila tonnellate le scorte visibili. Per Macquarie nei magazzini ci sono già ben 92mila tonnellate di carbonato di litio: un livello mai raggiunto da quando si raccolgono dati specifici.

L’accumulo ha subito un’accelerazione in maggio, scrive la bancaa australiana, soprattutto da parte di raffinatori e trader (il litio è scambiato anche in borsa, al Cme con future che prevedono il regolamento in denaro, ma in Cina – al Gfe o Guangzhou Futures Exchange – il sottostante è fisico).

«I prezzi bassi hanno frenato la crescita dell’offerta dal 40% nel 2023 al 18% nel 2024, ma pensiamo che sia necessario un ulteriore rallentamento», osserva Citi, convinta che i fondamentali possano tornare in equilibrio nei prossimi 3-6 mesi, sulla spinta di un’ulteriore discesa dei prezzi del 15-20%, a valori intorno a 10mila dollari per tonnellata. Nel 2025 potrebbe esserci un recupero a 18-20mila dollari , purché però «sparisca l’attuale sentiment negativo verso i veicoli elettrici».

Nel 2022 il prezzo del litio volava ben oltre 80mila dollari per tonnellata, nella convinzione che si sarebbero presto verificate gravi carenze. Proprio i forti rincari hanno però stimolato la risposta del mercato: la produzione (in Cina e non solo) è cresciuta, fino a superare un milione di tonnellate equivalenti carbonato (LCE) nel 2023, più del doppio rispetto alle circa 400mila tonnellate del 2020. Ora le leggi del mercato potrebbero imporre una frenata.

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