Scambi e transizione verde

Scontro commerciale tra Cina ed Europa: i formaggi Ue nel mirino a causa dell’auto elettrica

Pechino ha avviato un’indagine sui sussidi ai prodotti lattiero-caseari europei in risposta ai dazi di Bruxelles

di Gianluca Di Donfrancesco

Una linea di produzione di veicoli elettrici in una fabbrica del Jiangling Group Electric Vehicle (JMEV), in Cina

3' di lettura

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Pechino mette nel mirino anche i formaggi europei, nello scontro sull’auto elettrica: è la nuova reazione ai dazi di Bruxelles, contro i quali la Cina ha già aperto un procedimento all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto). La corsa alla transizione energetica assume toni sempre più conflittuali: dopo la valanga di sussidi erogati da Usa, Ue e Cina per finanziare i propri produttori, spesso in contrasto con le regole del commercio globale, si è già passati alle tariffe doganali, alle quali seguono quasi automatici meccanismi di ritorsione.

Indagine antidumping

Il 21 agosto, un giorno dopo la conferma dei dazi Ue sulle auto elettriche, Pechino ha annunciato un’indagine sui sussidi ai prodotti lattiero-caseari importati dall’Unione. A metà giugno, era già stata annunciata un’indagine antidumping sulle esportazioni di carne suina della Ue.

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L’indagine sui prodotti lattiero-caseari, chiesta il 29 luglio dai gruppi industriali cinesi, esaminerà 20 programmi di sovvenzioni, alcuni dei quali rientrano nell’ambito della Politica agricola comune Ue e altri disponibili per i settori lattiero-caseari in Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Italia, Irlanda e Romania, come ha fatto sapere il ministero del Commercio cinese.

L’ente francese del settore Cniel ha dichiarato che anche la Francia è sotto indagine, aggiungendo che il Paese è il secondo fornitore di panna della Cina dopo la Nuova Zelanda.

L’indagine dovrebbe concludersi entro un anno e potrà essere prorogata per altri sei mesi. Si tratta del primo passo verso l’imposizione di dazi.

Le cifre in gioco

La Ue è il secondo fornitore per Pechino, con almeno il 36% del valore totale delle importazioni nel 2023, dietro alla Nuova Zelanda, secondo i dati delle dogane cinesi. In base ai dati Eurostat, lo scorso anno, l’Unione ha esportato 1,7 miliardi di euro di prodotti lattiero-caseari in Cina (contro i 2 miliardi del 2022), pari al 9,5% delle esportazioni totali della Ue nel comparto.

Tra i Paesi europei, l’Irlanda è di gran lunga il maggior esportatore in Cina, con circa 420 milioni di euro lo scorso anno.

La Commissione europea fa sapere che intende «difendere fermamente gli interessi dell’industria lattiero-casearia della Ue».

Lo scontro sull’auto elettrica

Il 20 agosto, Bruxelles ha confermato l’intenzione di imporre una batteria di dazi fino al 37% sulle importazioni di veicoli elettrici made in China, in aggiunta alla già esistente tariffa del 10% su tutti i veicoli importati in Europa. La mossa era stata annunciata a giugno, sulla scia della decisione degli Stati Uniti di fissare un balzello del 100%, presa a maggio. Sotto accusa, i generosi sussidi erogati dal regime di Pechino ai gruppi dell’auto per la produzione di vetture elettriche, che hanno dato all’industria cinese un vantaggio competitivo enorme, in un settore chiave per la transizione verde.

Il Governo cinese ha immediatamente minacciato di adottare tutte le misure necessarie per proteggere le proprie aziende. Nei confronti dell’Europa, era già stata lanciata a giugno un’indagine antidumping sulla carne suina. La Ue rappresenta più della metà dei circa 6 miliardi di dollari di importazioni cinesi (nel 2023), di cui circa un quarto proviene dalla sola Spagna. In seconda e terza posizione, Olanda e Danimarca (rispettivamente con 620 e 550 milioni di dollari di export). C’è poi un’indagine sul cognac francese: una rappresaglia contro Parigi, che ha molto spinto per i dazi Ue.

«Il valore combinato delle esportazioni di carne di maiale e di prodotti lattiero-caseari della Ue verso la Cina è inferiore al valore delle esportazioni di batterie per auto elettriche dalla Cina verso la Ue, che si aggirava attorno ai 13,5 miliardi di dollari nel 2023», ha dichiarato Chim Lee, analista senior per la Cina dell’Economist Intelligence Unit. «Le pressioni economiche interne, insieme al ruolo sempre più importante svolto dalla domanda esterna nel sostenere la crescita, suggeriranno prudenza rispetto a una risposta troppo conflittuale», ha aggiunto Lee.

La Camera di commercio Ue in Cina ha affermato che le misure prese da Pechino «non possono essere considerate una sorpresa». Il varo di barriere commerciali da parte di un Governo genera «una risposta analoga» da parte di chi viene colpito, spiega una nota.

Il ricorso alla Wto

Il 9 agosto, Pechino ha portato lo scontro sul campo della Wto, denunciando al tribunale delle dispute commerciali i dazi europei sull’auto elettrica. La strada è però incerta: Bruxelles è convinta di aver agito nel rispetto delle regole. E lunga: per arrivare a un verdetto potrebbero volerci anni e a quel punto gli effetti, sulle posizioni di mercato e sugli assetti di produzione, potrebbero non essere reversibili.

Bruxelles ha inoltre avviato indagini sui produttori di turbine eoliche e pannelli solari (questi ultimi sono al centro di dispute da anni) e ha adottato dazi antidumping provvisori contro le importazioni di biocarburanti cinesi.

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