Più che i dazi sui veicoli elettrici, servono politiche per la transizione green
Centralizzare i finanziamentI della spesa consentirebbe di non gravare sulle finanze dei singoli Stati
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Il 12 giugno la Commissione europea ha annunciato i risultati provvisori della sua indagine antisovvenzioni sulla catena del valore dei veicoli elettrici a batteria (Bev) cinese, avviata nell’ottobre 2023. L’indagine ha concluso che l’intera catena del valore, compresi settori come l’estrazione mineraria, i metalli raffinati, il litio e il trasporto marittimo, avevano beneficiato di sussidi ingiusti da parte del governo cinese, danneggiando o rappresentando una minaccia per l’industria dei Bev dell’Unione europea. La Commissione ha valutato l’impatto di questi sussidi su importatori, utenti e consumatori, ha analizzato i registri delle aziende e si è consultata con gli stakeholder . Sulla scia di questa indagine, ha informato le autorità cinesi dei risultati e sta cercando una soluzione compatibile con l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Intanto dal 5 luglio sono stati imposti dazi compensativi che si aggiungeranno alle tariffe esistenti del 10% sui Bev. Le nuove tariffe rimarranno provvisorie fino alla fine dell’indagine il 2 novembre 2024, dopodiché diventeranno definitive. I dazi sono differenziati in base al livello delle sovvenzioni concesse alle aziende produttrici cinesi e alla cooperazione con l’indagine della Commissione. Ad esempio Byd dovrà affrontare una tariffa del 17,4%, Geely del 20%, mentre Saic dovrà affrontare una tariffa del 38,1%.
Queste tariffe mirano a creare condizioni di concorrenza più eque, a differenza della tariffa del 100% degli Stati Uniti sui Bev cinesi senza indagine preventiva violando potenzialmente le regole dell’Omc; tuttavia potrebbero danneggiare l’Unione europea portando a un aumento dei prezzi al consumo, spostamenti della produzione, riduzione delle esportazioni dell’Unione verso la Cina e incertezza del mercato. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha mostrato serie perplessità e preoccupazione per possibili ritorsioni da parte della Cina dove peraltro produttori di auto tedesche hanno diversi stabilimenti e temono ripercussioni dei dazi sulle loro esportazioni.
Anche se è troppo presto per valutare l’impatto dei dazi sui produttori europei, è chiaro che si tratta di una misura utile ad aprire un dialogo con le autorità cinesi, ma inefficace per la crescita del mercato Bev in Europa che dovrebbe accompagnare la transizione verde. I dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che, nonostante la crescita degli ultimi anni, la quota di mercato delle auto elettriche raggiungerà nel 2024 il 25% in Europa contro il 45% cinese, anche se superiore all’11% degli Usa. La supremazia della Cina riguarda tutta la supply chain con il 74% di esportazioni di batterie al litio sul totale mondiale nel 2023 e il controllo del 56% della capacità globale di litio raffinato. Questi numeri ci mostrano che la strada da percorrere per non perdere competitività in un mercato, quello della automobili, strategico per la competitività europea è lunga e non priva di rischi. L’imposizione dei dazi sulle importazioni è una misura volta a proteggere il mercato interno e favorire la produzione europea ma fa crescere il prezzo delle auto elettriche e rende necessari incentivi (costosi) ai consumi. Spostarsi verso l’auto elettrica significa spostarsi su una differente traiettoria tecnologica in cui il prodotto finale è solo una frazione della complessa riorganizzazione di un modello produttivo basato su nuove materie prime, una diversa e ridotta componentistica, nuove infrastrutture e competenze. Inoltre, le case automobilistiche dell’UE, comprese quelle tedesche, sono state superate dalle omologhe cinesi in termini di software e apparecchiature digitali per auto. Ciò spiega il recente investimento di 5 miliardi di euro della Volkswagen nella startup statunitense Rivian. Se la Ue vuole raggiungere il traguardo che si è data di produrre solo auto a zero emissioni dal 2035 dovrà adottare politiche sistemiche che guardino alle tecnologie, alle competenze e alle infrastrutture. Ursula von der Leyen, nel discorso al Parlamento europeo che l’ha rieletta presidente della Commissione europea per il prossimo quinquennio, ha dichiarato che questa Commissione Ue sarà quella degli investimenti. Solo se queste parole si tradurranno presto in adeguate politiche l’Europa potrà vincere la scommessa di coniugare competitività e sostenibilità.








