Bmw annulla un ordine di batterie EV da oltre due miliardi di euro con Northvolt
La casa bavarese cancella il contratto di fornitura
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BMW ha annullato un ordine di 2 miliardi di euro di celle batteria per i suoi veicoli elettrici con Northvolt. I media tedeschi hanno riferito che Northvolt non è riuscita a consegnare in tempo le celle delle batterie rispettando il contratto di fornitura a lungo termine firmato a luglio 2020. Manager Magazin ha detto che Northvolt è in ritardo di due anni e sta producendo troppi rifiuti. BMW ha ordinato le celle Northvolt per la sua quinta generazione di batterie EV per diversi modelli elettrici, tra cui iX e i4. «Northvolt e il BMW Group hanno deciso congiuntamente di concentrare le attività di Northvolt sull’o biettivo di sviluppare celle della batteria di prossima generazione» ha detto BMW in una dichiarazione. Il fornitore coreano Samsung SDI è intervenuto per colmare la lacuna ha spiegato Manager Magazin.
BMW supporta ancora Northvolt e utilizzerà le celle della batteria di nuova generazione del produttore svedese nelle sue auto elettriche Neue Klasse, se i difetti saranno risolti ha concluso la rivista. (430436) Wolfspeed ritarda i piani per la fabbrica tedesca di chip , 21 - La statunitense Wolfspeed ha messo in pausa il progetto di una nuova fabbrica in Germania per la produzione di semiconduttori al carburo di silicio su wafer da 200mm. Il progetto era stato annunciato nel 2023 per un investimento di circa 3 miliardi di dollari. Secondo quanto appreso da Reuters, Wolfspeed ha intenzione di procedere con l’investi mento, ma è ancora alla ricerca di finan ziamenti. Per questo motivo, un portavoce ha dichiarato che Wolfspeed è ora concentrata sull’aumento della produzione presso l’impianto di New York.
L’azienda inizierà la costruzione dell’impianto in Germania non prima di metà 2025, con due anni di ritardo rispetto all’obiettivo iniziale. La notizia evidenzia le difficoltà dell’Unione europea per aumentare la produzione di semiconduttori e ridurre la sua dipendenza dai chip realizzati in Asia, con il Chips Act da 43 miliardi di euro complessivi - tra fondi pubblici e privati - che stenta a decollare. “A distanza di due anni, pochi progetti sono stati effettiva mente costruiti e ancora meno hanno ricevuto l’approvazione della Commissione europea per gli aiuti di Stato, senza i quali non sono finanziariamente sostenibili.








