Le Borse non ingranano la «sesta». Cosa ha riportato i mercati alla realtà?
Dopo cinque rialzi consecutivi gli investitori tornano a fare i conti con gli spettri di inflazione, recessione e Banche centrali aggressive. Ma i verbali Fed riaccendono la speranza.
di Maximilian Cellino
3' di lettura
I punti chiave
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Si è fermata a cinque la striscia di sedute consecutive al rialzo messe a segno dai mercati azionari europei attorno a Ferragosto. Gli investitori sembrano infatti essere tornati con i piedi per terra, convinti evidentemente dall’opportunità di portare a casa guadagni significativi (e forse inattesi) ma anche intimoriti dai rischi latenti degli ultimi mesi: quelli legati all’inflazione e alla conseguente reazione aggressiva delle Banche centrali, che potrebbe a sua volta rendere più dura una recessione ormai forse inevitabile.
La giornata in Europa
Piazza Affari ha lasciato sul terreno l’1,04% con vendite diffuse su tutti i comparti, in linea con quelle sofferte da Parigi (-0,97%) ma inferiori al passivo accusato da Francoforte (-2,01%). «Dopo i guadagni messi a segno nelle ultime sessioni abbiamo assistito a una ripresa di prese di profitto, anche se in modo relativamente ordinato», spiega Chris Beauchamp, chief market analyst di Ig, ricordando come alla base della volontà di ridurre il rischio siano state «le continue preoccupazioni sull’apparentemente inevitabile crisi energetica invernale in Europa» alle quali si sono uniti anche i timori generalizzati per un’inflazione che in Gran Bretagna è passata a doppia cifra (10,1% tendenziale) come hanno evidenziato i dati di luglio.
Le attese di Wall Street
Ancora una volta però la direzione dei listini del Vecchio Continente sembra essere stata impressa soprattutto dal passo di Wall Street, già debole in avvio di una seduta tutta giocata sull’attesa della pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve. In quell’occasione la Banca centrale Usa aveva deciso un ulteriore rialzo dei tassi di 75 punti base, ma erano stati in molti a ravvisare nelle parole del presidente, Jerome Powell, segnali di un possibile rallentamento nella marcia verso la normalizzazione della politica monetaria.
Le Fed pronta a rallentare
La presunta svolta è in effetti trapelata anche dai testi diffusi nella serata di mercoledì, soprattutto quando la Fed ha segnalato come il recente inasprimento delle politiche monetarie renda probabilmente «opportuno rallentare a un certo punto il ritmo degli aumenti dei tassi». Parole che hanno portato i listini di New York a ridurre le perdite accumulate in precedenza e provocato un ripiegamento degli stessi rendimenti Usa dai massimi raggiunti in precedenza, con il decennale che si è attestato al 2,88 per cento.
Non abbastanza da convincere però gli esperti di BofA, che ritengono i recenti movimenti dovuti più che altro a ingiustificati timori degli investitori di essere esclusi da un presunto rally delle Borse in partenza. Circostanza non inusuale del resto questa, che si è vista più volte anche nel recente passato e che mette in guardia BofA: «Una lezione dolorosa che molti hanno imparato dopo il 2008, e ancora di più dopo la pandemia - sottolineano gli analisti della Banca d’affari Usa - è che i prezzi delle azioni possono salire molto più di quanto sembri razionale».



