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Tim cede la rete a Kkr: Mef e F2i entrano nel consorzio

Tim si alleggerisce di circa 14 miliardi di debito, l’organico scende a 16mila unità equivalenti a tempo pieno

di Antonella Olivieri

FILE PHOTO: Telecom Italia (TIM) General Manager Pietro Labriola poses for a portrait next to the company's name at TIM headquarters in Rome, Italy, January 17, 2022. REUTERS/Guglielmo Mangiapane/File Photo

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E’ ufficiale: con il closing dell’operazione, firmato oggi, la rete Telecom passa al consorzio guidato dal fondo Usa Kkr, cui partecipano anche il Tesoro con una quota del 16% e F2i con l’11,2%. Tim ha dapprima conferito il ramo d’azienda che comprende la rete fissa a FiberCop (società della rete d’accesso, già partecipata in minoranza da Kkr) e quindi ha trasferito l’intera infrastruttura della Netco al veicolo dell’operazione Optics BidCo. La rete Telecom è valorizzata 18,8 miliardi in termini di enterprise value (equity più debito) che potranno salire fino a 22 miliardi con gli earnout, al verificarsi di determinate condizioni, tra le quali la principale è la possibilità di una combinazione sinergica con Open Fiber, la società della rete in fibra che fa capo per il 60% a Cdp equity e per il 40% al fondo infrastrutturale australiano Macquarie.

Con la cessione della rete l’indebitamento finanziario netto di Tim si alleggerisce di 14,2 miliardi, ma considerati costi di separazione e aggiustamenti l’effetto netto è di 13,8 miliardi, ha comunicato la società.

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A valle dell’operazione l’organico di Tim scende da 37.065 dipendenti a 17.281, equivalenti a 16.135 unità a tempo pieno.

«Il perfezionamento dell’operazione con Kkr e Mef è frutto di due anni e mezzo di lavoro - ha ricordato l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola - Raggiungiamo un traguardo che è anche un punto di partenza: lo abbiamo fatto centrando tutti gli obiettivi che avevamo annunciato e rispettando tutte le tempistiche promesse». «Tim - ha sottolineato Labriola resterà comunque la telco di riferimento in Italia, rimandendo l’operatore più infrastrutturato e offrendo servizi innovativi , sia sul fisso che sul mobile, a servizio di famiglie, pubblica amministrazione e imprese».

Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti il closing «è il primo pezzo di un puzzle della soluzione degli storici prolemi di questo Paese e un passaggio chiave per il riassetto del sistema delle telecomunicazioni italiano». «Il Governo - ha sottolineato Giorgetti - interviene in un settore strtegico, con una grande operazione di politica industriale che, tra l’altro, mette in sicurezza Tim e i suoi lavoratori».

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