La glaciazione dei bond sostenibili: sparite un quarto delle emissioni
L’ammontare collocato sul mercato primario è sceso di ben 95 miliardi di dollari. La fotografia del primo trimestre mostra l’effetto Trump sui bond legati a politiche climatiche e sociali
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I punti chiave
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La gelata che ha investito il mercato dei capitali in un avvio d’anno decisamente turbolento come quello del 2025 non poteva certo risparmiare il mondo dei bond sostenibili. Nel primo trimestre le sfide geopolitiche e commerciali, unite a una serie di incertezze normative, hanno infatti contribuito a ridurre di circa un quarto le emissioni globali di titoli obbligazionari green, social e sustainability (Gss) rispetto a dodici mesi prima. L’ammontare complessivo collocato sul mercato primario è così sceso di ben 95 miliardi di dollari fino a quota 293 miliardi, secondo i dati analizzati all’interno del rapporto Gss Bonds Market Trends di Mainstreet Partners, che identifica proprio negli Stati Uniti l’epicentro dell’emorragia.
Il contraccolpo
Alle questioni legate ai dazi, che negli ultimi mesi hanno condizionato in generale le scelte degli investitori e dei principali soggetti del mercato, si è in effetti legato in questo caso l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump , che ha decisamente spostato le politiche climatiche in secondo piano. «Il contraccolpo sta mettendo a rischio la capacità degli emittenti di raccogliere fondi attraverso il mercato obbligazionario Gss» nota Mainstreet Partners, spiegando che «molti di loro hanno sospeso le emissioni in corso o addirittura hanno scelto di uscire del tutto dal mercato». I numeri per negli Usa sono del resto impietosi: a fine marzo si era registrata una sola operazione - quella di Oglethorpe Power per appena 350 milioni di dollari, alla quale si aggiungerebbe per la verità anche Fedex, ma in euro - per un bilancio trimestrale complessivo che sposta le lancette indietro al 2017, epoca «preistorica» per il mercato dei bond sostenibili.
Il confronto
Nel resto del mondo, pur in contesto complesso, la mannaia non è tuttavia calata con la stessa violenza. L’Europa si è confermata secondo le rilevazioni Mainstreet Partners ancora una volta l’area più attiva per il Gss, nonostante anche in questo caso il volume delle emissioni trimestrali sia calato a 109 miliardi di dollari rispetto ai 150 miliardi di un anno prima. L’Asia ha inoltre proseguito la propria marcia in espansione, con il primo Green Bond proveniente dalla Cina in yuan per l’equivalente di 800 milioni di dollari destinato a finanziare progetti di mitigazione del cambiamento climatico e di conservazione della biodiversità. Nel Medio Oriente il mercato dei Gss Bond ha inoltre registrato un notevole slancio nelle emissioni, in particolare negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, con volumi attivi totali oltre i 45 miliardi.
Lo spaccato
Guardando più da vicino le singole etichette del mercato Gss si nota come i green bond continuino a essere leader in termini di emissioni, con circa 98 miliardi emessi nel primo trimestre 2025. La loro quota sul volume totale delle obbligazioni sostenibili si è tuttavia ridotta al 45% rispetto al 57% del 2024 e al 52% della media annua dal 2020. Il rapporto di MainStreet evidenzia peraltro come oltre il 90% dei titoli «verdi» siano allineati con il Paris-Aligned Benchmark dell’Unione europea riguardo l’uso dei proventi, ma solo il 20% soddisfi i severi requisiti di trasparenza del label GreenFin, che prevede un approccio di verifica più stringente e viene utilizzato su larga scala in Francia.
«Questo divario rappresenta una sfida concreta per le strategie classificate come Sfdr Articolo 9, che sono sempre più chiamate ad andare oltre le etichette e alla ricerca di un reale impatto ambientale» avverte Pietro Sette, direttore della ricerca di MainStreet Partners. Il primo trimestre del 2025 ha visto peraltro partire con successo sotto questo aspetto il Green Bond Standard della Ue: A2A è stata la prima in assoluto a emettere un green bond da 500 milioni di euro completamente allineato alla tassonomia Ue e il suo esempio è stato poi seguito da altri 3 emittenti continentali, tutti in grado di ottenere lo standard. «Nonostante un contesto macroeconomico e normativo complesso - riconosce Sette - i green bond restano il punto di riferimento della finanza sostenibile e la strada più credibile per gli investitori alla ricerca di trasparenza, impatto ambientale e allineamento normativo».



