Esg e investimenti

Finanza green, il vento è cambiato e lo dicono anche i distributori di prodotti

Il calo di fiducia da parte degli investitori emerge da un’indagine realizzata da Bva/Doxa per Etica Sgr fra 20 collocatori di prodotti finanziari

di Vitaliano D'Angerio

2' di lettura

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Un calo di fiducia. Fisiologico, forse, dopo anni di sbornia green. È quello che emerge da un’indagine commissionata da Etica Sgr a Bva/Doxa fra 20 distributori di prodotti finanziari.

Tre gli elementi segnalati dai collocatori che starebbero a monte di questa frenata: 1) un incremento delle performance dei prodotti non sostenibili rispetto a quelli green anche alla luce degli scenari geopolitici; 2) una crescente competitività dei titoli di Stato e 3) una minore convinzione verso la sostenibilità da parte della gente dovuta a dubbi sull’effettiva sostenibilità e sull’effettivo vantaggio di alcune tipologie di business come per esempio l’auto elettrica.

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Il futuro

La grande rincorsa dei prodotti finanziari sostenibili è dunque finita? La risposta è no. Ma, secondo i collocatori, «nel futuro prossimo si ritiene che i prodotti Esg potranno avere ulteriore spazio seppur in modo contenuto e graduale».

Tale spazio dovrebbe essere trovato soprattutto «in nuovi portafogli», ad esempio nei piani di accumulo (Pac) dei clienti più giovani. Per gli altri clienti sarà più difficile: i distributori spiegano che sarà difficile individuare dello spazio nei portafogli che «ancora non hanno una parte sostenibile». E poi, viene aggiunto, la crescita sarà anche direttamente proporzionale all’aumento dell’universo investibile ovvero «al numero di aziende “investibili” dalla finanza sostenibile e dalle performance che dimostreranno nel tempo».

Salto indietro di 10 anni

Leggendo queste risposte sembra di fare un salto indietro di dieci anni, a prima del 2015, anno spartiacque per la finanza sostenibile, l’anno del Trattato di Parigi sulla riduzione della CO2 e dell’encliclica Laudato Si’ sulla casa comune.

Su questo nuovo sentiment verso i prodotti finanziari Esg hanno sicuramente pesato tante altre cause oltre a quelle indicate dai collocatori. Non ultima la campagna anti Esg avviata negli anni scorsi negli Stati Uniti dai Repubblicani come conferma il vice direttore generale di Etica Sgr, Roberto Grossi. «A pesare sulla situazione vi sono di certo le performance del settore Difesa – evidenzia Grossi –. Si tratta di armi che sono fuori dai nostri portafogli. A mio avviso c’è poi l’eccesso di norme europee in ambito green che ha creato una certa disaffezione. Infine, altrettanto importante, è quanto accaduto negli ultimi anni negli Usa con la campagna anti Esg dei Repubblicani».

La raccolta di Etica Sgr

E che succede in casa di Etica Sgr? La società di gestione che fa capo al gruppo Banca Etica, al 31 marzo gestiva circa 6,4 miliardi di euro. «Dopo anni di forte crescita in Etica Sgr abbiamo rilevato una riduzione dei flussi di raccolta – ricorda Grossi –dovuta in particolare a un riposizionamento dei portafogli della clientela da parte di alcuni importanti collocatori (cambio di società di gestione, ndr). In linea generale continuiamo tuttavia a registrare una forte convinzione di chi ha scelto i nostri fondi per allocare i propri patrimoni e risparmi in un’ottica di medio-lungo termine guardando anche agli impatti sociali e ambientali degli investimenti».

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