La Borsa cerca il «fondo». Ma rischia di trovarlo il 10-20% più in basso
La fiammata del gas riporta i listini alla realtà dopo l’illusione di venerdì scorso. Prosegue la discesa verso i minimi di metà giugno, ma gli esperti fanno i conti anche con i precedenti 10 mercati «orso» del Dopoguerra
di Maximilian Cellino
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È iniziata con la più classica delle retromarce la settimana dei mercati finanziari europei che culminerà giovedì 8 settembre con il Consiglio della Bce chiamato a decidere per un nuovo aumento dei tassi d’interesse nell’area dell’euro. Le Borse hanno infatti di nuovo accusato perdite significative, in una giornata in cui Wall Street è rimasta chiusa per osservare la festività del Labor Day, arrivando così quasi a cancellare il promettente maxi-rimbalzo registrato il venerdì precedente.
I titoli di Stato hanno dal canto loro ripreso la corsa su tutti i fronti - centro e periferia - e comprese le scadenze più ravvicinate. L’euro, infine, si è ulteriormente indebolito per raggiungere ormai ben sotto la parità con il dollaro a 0,988 i nuovi livelli minimi degli ultimi 20 anni e la sua discesa non sembra destinata a fermarsi almeno per il momento.
La gelata imposta dal gas
A frenare il passo dei listini azionari non sono state però tanto le aspettative sulle mosse dell’Eurotower (le attese si dividono fra 50 e 75 punti base, ma c’è anche chi non esclude una maxi-stretta da un punto percentuale), quanto la nuova improvvisa fiammata del prezzo del gas naturale. Complice lo stop il nuovo stop alle forniture verso l’Europa annunciato da Gazprom per lavori di riparazione alla linea Nord Stream 1, le quotazioni della materia prima energetica più calda del momento sono tornate a puntare verso l’alto: hanno raggiunto di nuovo i 284 euro al megawattora, per poi attestarsi sul finale a 247 euro, comunque in rialzo del 15% rispetto alla chiusura precedente.
Il timore di possibili conseguenze inflattive e soprattutto recessive ha così finito per guidare al ribasso piazza Affari (-2% la chiusura del FTSE MIB, pur sopra i minimi di seduta) al pari del resto di un’Europa (-2,2% Francoforte e -1,2% Parigi) dove la sola Londra (+0,09%) è riuscita a salvarsi nel giorno in cui Liz Truss è stata nominata nuovo premier britannico. Significativo, a questo proposito, che a galla sul listino milanese siano rimaste soltanto le azioni delle società del settore energetico, da Eni(+1,69%) a Tenaris(+0,92%). Proprio perché queste ultime sono state favorite anche da un aumento del prezzo del greggio (+2,8% il Wti 89,31 dollari al barile, +3% il Brent a 95,78 dollari) dopo il pur modesto taglio alla produzione da 100mila barili al giorno deciso da Opec+.
Indici in cerca del fondo
Ragionando più in generale sull’azionario, fra gli operatori torna a farsi strada l’idea che dopo il «falso» segnale di venerdì scorso gli indici abbiano ripreso la discesa verso un test dei minimi raggiunti a metà giugno (e interrotta allora da un mini-rally che si è protratto nei successivi due mesi). È naturalmente difficile stabilire se le Borse abbiano davvero toccato il fondo nell’attuale fase di mercato «orso», e c’è chi torna a fare i confronti con i precedenti storici.


