La crisi dei mercati

La Borsa cerca il «fondo». Ma rischia di trovarlo il 10-20% più in basso

La fiammata del gas riporta i listini alla realtà dopo l’illusione di venerdì scorso. Prosegue la discesa verso i minimi di metà giugno, ma gli esperti fanno i conti anche con i precedenti 10 mercati «orso» del Dopoguerra

di Maximilian Cellino

La Borsa, gli indici del 5 settembre 2022

3' di lettura

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È iniziata con la più classica delle retromarce la settimana dei mercati finanziari europei che culminerà giovedì 8 settembre con il Consiglio della Bce chiamato a decidere per un nuovo aumento dei tassi d’interesse nell’area dell’euro. Le Borse hanno infatti di nuovo accusato perdite significative, in una giornata in cui Wall Street è rimasta chiusa per osservare la festività del Labor Day, arrivando così quasi a cancellare il promettente maxi-rimbalzo registrato il venerdì precedente.

I titoli di Stato hanno dal canto loro ripreso la corsa su tutti i fronti - centro e periferia - e comprese le scadenze più ravvicinate. L’euro, infine, si è ulteriormente indebolito per raggiungere ormai ben sotto la parità con il dollaro a 0,988 i nuovi livelli minimi degli ultimi 20 anni e la sua discesa non sembra destinata a fermarsi almeno per il momento.

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La gelata imposta dal gas

A frenare il passo dei listini azionari non sono state però tanto le aspettative sulle mosse dell’Eurotower (le attese si dividono fra 50 e 75 punti base, ma c’è anche chi non esclude una maxi-stretta da un punto percentuale), quanto la nuova improvvisa fiammata del prezzo del gas naturale. Complice lo stop il nuovo stop alle forniture verso l’Europa annunciato da Gazprom per lavori di riparazione alla linea Nord Stream 1, le quotazioni della materia prima energetica più calda del momento sono tornate a puntare verso l’alto: hanno raggiunto di nuovo i 284 euro al megawattora, per poi attestarsi sul finale a 247 euro, comunque in rialzo del 15% rispetto alla chiusura precedente.

Il timore di possibili conseguenze inflattive e soprattutto recessive ha così finito per guidare al ribasso piazza Affari (-2% la chiusura del FTSE MIB, pur sopra i minimi di seduta) al pari del resto di un’Europa (-2,2% Francoforte e -1,2% Parigi) dove la sola Londra (+0,09%) è riuscita a salvarsi nel giorno in cui Liz Truss è stata nominata nuovo premier britannico. Significativo, a questo proposito, che a galla sul listino milanese siano rimaste soltanto le azioni delle società del settore energetico, da Eni(+1,69%) a Tenaris(+0,92%). Proprio perché queste ultime sono state favorite anche da un aumento del prezzo del greggio (+2,8% il Wti 89,31 dollari al barile, +3% il Brent a 95,78 dollari) dopo il pur modesto taglio alla produzione da 100mila barili al giorno deciso da Opec+.

LA FOTOGRAFIA

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Indici in cerca del fondo

Ragionando più in generale sull’azionario, fra gli operatori torna a farsi strada l’idea che dopo il «falso» segnale di venerdì scorso gli indici abbiano ripreso la discesa verso un test dei minimi raggiunti a metà giugno (e interrotta allora da un mini-rally che si è protratto nei successivi due mesi). È naturalmente difficile stabilire se le Borse abbiano davvero toccato il fondo nell’attuale fase di mercato «orso», e c’è chi torna a fare i confronti con i precedenti storici.

Il processo di formazione del minimo si stia allungando sul piano dei tempi ed è probabile che i minimi si trovino al di sotto dei livelli di giugno

Dld Capital Scf Edoardo Fusco Femiano

Quando si prendono in considerazione le maggiori correzioni avvenute nel secondo dopoguerra (11 episodi a partire dal 1950, compreso quello attuale), l’indice S&P 500 di New York ha in media subito perdite massime pari al 34,5 per cento, ma Edoardo Fusco Femiano, fondatore di Dld Capital Scf preferisce concentrarsi sulla crisi datata 1980-1982: «È l’unica in cui la Federal Reserve ha proceduto a un rialzo dei tassi, almeno per una parte del periodo in questione, e si è conclusa con una perdita complessiva del 27%», nota l’analista, prima di giungere alla conclusione che è «statisticamente più probabile che il processo di formazione del minimo si stia allungando sul piano dei tempi e che i minimi si trovino al di sotto dei livelli di giugno». Il rischio è che in sostanza si possa scendere ancora del 10-20% rispetto ai livelli attuali in un periodo in cui, per giunta, non si può contare sul sostegno dei mercati obbligazionari.

Tesoro all’opera (nonostante tutto)

A questo proposito, anche sul terreno dei titoli di Stato è stata una seduta da dimenticare. Anche i BTp hanno rapidamente cancellato il precedente venerdì di «resurrezione» per portarsi sulla scadenza decennale ancora una volta a un passo dal 4% in termini di rendimento, crescendo più del Bund tedesco (1,56%) e riportare lo spread a 237 punti base. Il Tesoro ha assegnato però ugualmente a un pool di banche il mandato per una nuova emissione «green» con un titolo a scadenza aprile 2035: dritto per la propria strada, nonostante tutto.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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