Piazza Affari, gli utili corrono ancora. Frenata rimandata al 2023
Nel primo semestre crescita del 62% grazie agli extra-profitti del settore energia. Ma si difendono bene anche industriali e banche. Intermonte prevede +28% per l’intero 2022 e -6,3% per il prossimo anno.
di Maximilian Cellino
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La frenata? Arriverà, non c’è dubbio, ma a guardare i risultati messi a segno dalle quotate a Piazza Affari nei primi sei mesi del 2022 le aziende italiane sembrano ancora godere di ottima salute. Non che i segnali avversi siano mancati in questo periodo, a cominciare dal rincaro delle materie prime energetiche che incide inevitabilmente sui costi di produzione. Quando però si scorrono i bilanci semestrali appena pubblicati dalle principali società, e analizzati per Il Sole 24 Ore da Intermonte, si scopre che gli utili hanno raggiunto i 24,8 miliardi di euro e sono addirittura aumentati del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Non solo energetici
A fare da traino, come non era difficile da immaginare, è stato il settore energetico, complici gli extra-profitti che tanto fanno discutere e che sono conseguenza diretta dell’impennata dei prezzi delle commodity. Nel giro di 12 mesi Eni, Tenaris, Saras e le altre hanno quasi decuplicato gli utili, passando da 860 milioni a oltre 8,3 miliardi anche in virtù degli scenari in parte inattesi provocati dal conflitto fra Russia e Ucraina. Parlare soltanto di loro sarebbe però riduttivo, perché anche tra gli industriali guidati da Stellantis (+40% a livello di settore i loro profitti) e fra le banche in grado di approfittare di nuovo del vento in poppa di tassi in rialzo e non più negativi (+55%) i progressi sono stati degni di nota.
Più in generale, l’impressione è che nonostante il manifestarsi dei primi venti contrari le aziende italiane abbiano potuto approfittare di una domanda ancora sostenuta, come dimostrano i ricavi aumentati del 43% a 333 miliardi (e di un pur sempre ragguardevole +38% quando si esclude il settore energy), mentre al tempo stesso non abbiano ancora subito l'impatto sui margini che ci si sarebbe potuti aspettare dall'aumento dei costi delle materie prime. In molti casi si è però andati oltre le più rosee previsioni, visto che quando si considera il secondo trimestre dell’anno il 69% delle aziende seguite da Intermonte sul listino milanese che ha finora pubblicato i bilanci (sono 72, pari all’84% della capitalizzazione complessiva) ha battuto le stime degli analisti.
Primi indizi di frenata
Certo, qua e là si avverte qualche sinistro scricchiolio: l’8% ha «deluso» le attese, per un rapporto fra sorprese positive e negative che è sceso a quota 8,3 da 28 del trimestre precedente e si colloca anche sotto la media dell’ultimo anno (13,6). «In alcune industrie, quelle maggiormente legate ai consumi per esempio, l’impatto della frenata in arrivo si è già fatto evidentemente sentire» avverte Alberto Villa, responsabile dell’Ufficio studi di Intermonte, che proprio per questo invita a «non proiettare» i risultati della prima metà del 2022 sulla restante parte dell’anno.
«Anche se al momento la resilienza degli utili delle imprese italiane quotate sembra migliore di quanto ci si potesse attendere, considerando anche l’ambiente in cui stanno operando, sarebbe un errore pensare che performance simili possano essere replicate in un secondo semestre che sarà decisamente più complesso», aggiunge Villa, che non per questo vede tuttavia necessariamente nero di fronte a sé. Dopo aver superato varie fasi di crisi, non ultima quella legata alla pandemia, le aziende del nostro Paese si sono infatti dotate di strutture di costo più efficienti e la possibilità di affrontare la nuova tempesta in arrivo dipenderà in gran parte dalla loro capacità di trasferire sui listini i rincari sofferti a monte nella catena produttiva.


