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Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Maximilian Cellino
3' di lettura
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La recessione appare ormai alle porte, e con essa arriveranno sicuramente tempi difficili per il mondo societario. Per adesso però le aziende quotate, e soprattutto i loro soci, continuano a godersi il momento d’oro (e in parte anche inatteso, almeno in questa misura) dei dividendi. Stando ai dati raccolti da Janus Henderson fra le principali 1.200 società quotate nel mondo e incluse nel suo Global Dividend Index nel secondo trimestre 2022, l’ammontare di cedole pagate ha raggiunto i 544,8 miliardi di dollari a livello globale.
Si tratta di un livello record, che supera dell’11,3% i valori registrati nello stesso periodo dello scorso anno e che sarebbe stato ancora più rotondo (+19,1%) se non vi fosse stato nel frattempo un forte apprezzamento del dollaro. Ciò che conta, al di là dei fattori straordinari, è che il 94% delle società ha aumentato o confermato le distribuzioni. Questo ha permesso di superare i livelli pre-Covid e di attestarsi appena al 2,3% sotto la tendenza di lungo periodo.
Si potrebbe certo obiettare che cifre simili offrano uno spaccato di ciò che ormai appartiene al passato, visto che i pagamenti, come ricorda Janus Henderson, «fanno eco a un buon 2021 in cui le società hanno beneficiato dell’aumento delle vendite e dell’espansione dei margini di profitto sulla scia dell’incremento della domanda post-pandemia». La frenata, insomma, deve ancora arrivare e non si farà probabilmente attendere, ma gli analisti mantengono comunque una certa fiducia tanto da correggere leggermente al rialzo (1.560 miliardi anziché 1.540) le attese per l’intero 2022 che diventerebbe quindi un nuovo anno record grazie a una crescita complessiva del 5,8% o dell’8,5% su base sottostante (esclusi cioè i fattori straordinari, a partire dagli effetti valutari).
A livello geografico la crescita risulta diffusa in tutte le aree, ma è stata soprattutto l’Europa a fare da traino con un aumento di circa il 35% dei dividendi sottostanti, come era prevedibile. La maggior parte delle società del Vecchio Continente paga infatti le cedole in un’unica soluzione nel corso dell’anno e proprio nel secondo trimestre, un periodo in cui - ricordano gli analisti - le distribuzioni sono tornate su livelli normali per la prima volta dal 2019.
Non deve quindi stupire come l’Italia abbia fatto la propria parte con l’equivalente di 8,5 miliardi di dollari versati dalle aziende quotate ai soci e una crescita sottostante del 72,2% rispetto all’anno precedente. «Oltre la metà di questo aumento - mette in chiaro Federico Pons, Country Head Italia di Janus Henderson - è attribuibile alla normalizzazione dei dividendi bancari, ma hanno contribuito positivamente anche la ripresa del dividendo da parte di Atlantia, tornato sui livelli pre-pandemia, e il consistente aumento delle distribuzioni di Eni».