L’inflazione spiega le ali ai falchi della Bce. E i rendimenti dei BTp salgono ancora
I mercati scommettono sempre di più su una maxi-stretta da 75 punti base l’8 settembre. Il decennale italiano sale al 3,89% (in buona compagnia)
di Maximilian Cellino
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Un passo in avanti certo dell’inflazione, un altro molto probabile delle Banche centrali verso azioni più aggressive dei tassi di interesse e uno infine altrettanto evidente dei rendimenti obbligazionari per scontare entrambe le escalation. Lo schema sui mercati sembra essere ormai ben disegnato in queste ultime sedute, e agli investitori si fatica in effetti a dare torto, visto che le indicazioni sui prezzi al consumo (soprattutto in Europa) continuano a essere piuttosto chiare e allarmanti e perché le decisioni di politica monetaria sono ormai imminenti, in particolare quelle della Bce, che tornerà a riunirsi a Francoforte proprio l’8 settembre.
Un riflesso ormai condizionato
La risposta al balzo oltre le attese dell’inflazione nell’Eurozona è stata appunto un aumento su tutti i fronti dei tassi dei titoli di Stato, che hanno portato per esempio il BTp decennale al 3,89 per cento. Il movimento, vale forse la pena di ricordarlo ancora una volta, non appare per il momento collegato alle vicende politiche italiane. E a dimostrarlo è da una parte la corsa parallela del Bund (1,54%) con il quale i titoli italiani conservano una correlazione decisamente elevata e superiore all’80% negli ultimi tempi, dall’altra il fatto che lo spread Italia-Germania, pur in leggera salita, si mantenga comunque a 234 punti base e quindi tutto sommato non lontano dai livelli registrati nelle recenti settimane.
Gli analisti sembrano puntare in particolare il dito sul dato relativo all’inflazione «core» europea, quella depurata dalle componenti variabili che viene seguita con maggiore attenzione dall’Eurotower e che si è portata ad agosto al 4,3% annuo (a fronte di un dato generale del 9,1%). «La sua traiettoria costante al rialzo non passerà di certo inosservata a Francoforte, ed è probabile che rafforzi i numerosi falchi che negli ultimi giorni hanno spinto per un rialzo dei tassi di 75 punti base giovedì prossimo», sottolinea Fabio Balboni, senior economist di Hsbc, ricordando come lo stesso mercato assegni adesso una probabilità del 75% circa a una stretta così vigorosa.
L’affondo della Bundesbank
Anche ieri, del resto, il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, non ha mancato di far sentire il proprio peso ribadendo come vi sia «bisogno di un forte aumento dei tassi di interesse a settembre» e soprattutto ci si possa attendere ulteriori mosse restrittive nei mesi successivi. Le residue speranze di chi si augura di vedere interventi più graduali come auspicato lunedì scorso anche da Philip Lane, capoeconomista Bce (e membro fra i più prudenti dello stesso Consiglio direttivo), si affidano adesso quasi esclusivamente alle previsioni aggiornate sull’Eurozona dello staff interno.
Il dilemma dei banchieri
Queste giungeranno contestualmente alla riunione del board e potrebbero evidenziare «un ulteriore deterioramento del quadro di crescita-inflazione nel breve termine, creando un grave dilemma politico per i banchieri», avverte Silvia Dall’Angelo, senior economist di Federated Hermes. L’idea di fondo resta però che la Bce finisca per concentrarsi nell’immediato sulla dinamica dei prezzi per occuparsi poi in un secondo momento (a frenata avvenuta) delle conseguenze sulla crescita economica che, per giunta, non attengono in modo specifico al mandato che le è stato assegnato.


