Bce e Fed affilano le armi. Per i BTp l’asta più costosa da oltre 8 anni
Dati economici più forti delle attese rilanciano l’ipotesi di aumenti dei tassi più marcati a settembre. Frenano le Borse, salgono i rendimenti e aumenta la «bolletta» per il Tesoro.
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Non accenna ad arrestarsi la tensione sui mercati finanziari per l’ulteriore sterzata verso un atteggiamento più aggressivo sui tassi da parte delle Banche centrali nelle riunioni in programma a settembre. Ne fanno le spese le Borse, che falliscono l’auspicato rimbalzo, i rendimenti obbligazionari, ancora in salita, e anche i tassi dei BTp collocati dal Tesoro che, come ampiamente prevedibile, hanno subito un aumento nell’ultima asta per attestarsi in alcuni casi su massimi da oltre 8 anni.
L’asta del Tesoro
In particolare, i titoli italiani con scadenza a 5 anni sono stati assegnati al 3,09%, 28 centesimi in più rispetto al mese scorso per un livello che non si vedeva dal settembre 2013. I decennali hanno invece offerto un rendimento del 3,76%, che supera di 30 centesimi quello dell’ultima asta e rappresenta il massimo dal gennaio 2014. A completare l’operazione la riapertura del BTp 15 anni con scadenza marzo 2030 (avvenuta al 3,3%) e CcTeu per arrivare a complessivi 8 miliardi di euro che non hanno faticato a trovare acquirenti, anche se a caro prezzo, e che portano oltre il 70% la provvista del Mef per l’anno in corso.
Sullo sfondo, come già accennato, i rendimenti dei titoli di Stato decennali hanno ripreso la corsa su tutti i fronti: dai Treasury Usa (saliti al 3,13%) ai Bund tedeschi (1,51%) e naturalmente ai nostri BTp, il cui tasso si è attestato sul finale al 3,83% per uno spread Italia-Germania in lieve aumento a 232 punti base. Le Borse europee hanno invece spento sul finale, di riflesso alla debolezza di Wall Street, il tentativo di rimbalzo provato per gran parte della seduta: Piazza Affari ha ceduto lo 0,08%, non lontano da Parigi (-0,19%), mentre Francoforte è comunque riuscita a conservare un progresso dello 0,55 per cento.
La legge del «tanto meglio, tanto peggio»
Significativo, sotto questo aspetto, che l’inversione di tendenza abbia coinciso con l’arrivo dagli Stati Uniti di nuovi dati «forti» sull’andamento dell’economia - in particolare l’indice di fiducia dei consumatori in crescita oltre le attese, ma soprattutto il numero dei posti di lavoro ancora in aumento a luglio per il quattordicesimo mese consecutivo - che vanno nella direzione di rafforzare le attese per interventi più energici delle Banche centrali. Dopo quest’ultimo indicatore, notano gli operatori, le probabilità che il mercato assegna a una nuova stretta Fed di 75 punti base il 21 settembre sono balzate al 76,5 per cento.
In precedenza, almeno in Europa, i mercati erano riusciti a schivare l’insidia dei dati di agosto sull’inflazione spagnola e soprattutto tedesca. Entrambe le indicazioni (rispettivamente +10,3% e +7,9% annuo) erano del resto in linea con le attese, ma anche per quanto riguarda la Germania preludono a una crescita a doppia cifra a settembre, quando scadranno le misure messe in atto per calmierare il prezzo dei trasporti.
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