La narrativa più frequente racconta che il colosso guidato da Jensen Huang sia l’unico capace di produrre i processori necessari a sfamare gli algoritmi di OpenAI (ChatGPT) o Google Gemini. Ma è una storia vera solo in parte. Perché la capacità di calcolo raggiunta dai chip dei competitor (da quelli di AMD a quelli di Intel) è assolutamente concorrenziale ai famosi H100 che hanno fatto la fortuna di Nvidia.
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L’arma segreta di Nvidia
Qual è allora l’arma segreta del colosso di Huang? Entrando nelle viscere dell’AI, la questione diventa più complessa, ma fornisce risposte più strutturate. Di fianco alla potenza di H100 (e dei nuovi Blackwell, quando saranno pronti), c’è infatti un software di proprietà di Nvidia, chiamato Cuda, usato già nel campo del gaming, che oggi accelera le applicazioni dell’AI, e lega bene macchina e algoritmi.
Il punto cruciale di questa storia è che Cuda (che Nvidia propone da oltre 15 anni a milioni di sviluppatori) funziona solo con infrastruttura Nvidia. In altre parole: Cuda-H100 è stato, ed è ancora, il binomio che ha fatto la fortuna della società californiana, perché ha creato un ecosistema chiuso che ricorda un po’ il modello iPhone-iOS. Ed è qui che si stanno muovendo i rivali.Da AMD a Intel, fino a Qualcomm e Broadcom (ma anche a Microsoft, Meta e Google, che vogliono produrre i loro chip per l’AI).
Triton e gli altri
L’attacco al fortino di Nvidia si sta muovendo attraverso la creazione di un’alternativa a Cuda che possa spianare la strada a chip di diversi produttori. Un bel punto di domanda per gli investitori di Nvidia.
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Il progetto più concreto si chiama Triton, un software rilasciato per la prima volta da OpenAI nel 2021 e progettato per far sì che il codice esegua software su un’ampia gamma di semiconduttori per l’intelligenza artificiale, non solo quelli
di Nvidia.
Attualmente – anche se continuano a spendere miliardi di dollari per gli ultimi prodotti Nvidia – i big della tecnologia globale sperano che Triton e progetti simili contribuiscano a spezzare la morsa che il produttore californiano di chip esercita sull’hardware per l’intelligenza artificiale. Perché avere più società concorrenti sullo stesso tavolo abbasserebbe i prezzi dei chip per l’AI (attualmente un H100 di Nvidia costa sui 40mila dollari) e spingerebbe ancora di più l’innovazione. Soprattutto quella focalizzata sulla prossima sfida: creare chip meno energivori per rendere sostenibile l’intelligenza artificiale. Ne ha bisogno il mercato, ma anche (e forse soprattutto) il pianeta.
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