Embargo dal 5 febbraio

Diesel, il prezzo all’ingrosso torna a correre in vista dello stop ai prodotti russi

Le quotazioni di riferimento del gasolio registrano punte superiori a 1.000 dollari per tonnellata. Con l’embargo ai carburanti russi dovremmo scampare il pericolo di carenze, ma le tensioni sui prezzi rischiano di intensificarsi

di Sissi Bellomo

(AdobeStock)

3' di lettura

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Dovremmo farcela, ma a caro prezzo. Per il diesel in Europa si profila una situazione simile a quella del gas: fare a meno della Russia non ci lascerà a secco, ma comporterà costi più alti, che – salvo misure di compensazione da parte dei governi – finiranno sulle spalle dei consumatori, alimentando l’inflazione. La materia prima influisce solo in parte sui prezzi al consumo (il fisco pesa ben di più), ma il pieno di carburante rischia comunque di rimanere caro a lungo. Nel breve periodo in particolare si rischiano ulteriori aumenti, a giudicare dall’andamento dei mercati all’ingrosso.

In vista dell’estensione dell’embargo Ue – che dal 5 febbraio sospenderà anche le importazioni di prodotti raffinati (oltre che di greggio) dalla Russia – le quotazioni di riferimento del gasolio europeo si stanno di nuovo surriscaldando, con frequenti puntate questa settimana oltre la soglia psicologica dei 1.000 dollari per tonnellata. Picchi analoghi erano già stati raggiunti l’autunno scorso, mentre l’invasione russa in Ucraina aveva proiettato le quotazioni a livelli record sopra 1.600 dollari per tonnellata.

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Anche oggi, come tra ottobre e novembre, ad accentuare le tensioni sul mercato c’è l’interruzione delle consegne da alcune grandi raffinerie francesi, legata all’ondata di scioperi contro la riforma delle pensioni, che colpisce tutti i settori produttivi i. Ma sullo sfondo ci sono altri fattori rialzisti, che purtroppo sembrano avere carattere strutturale.

L’Europa acquistava dalla Russia oltre il 40% delle forniture di gasolio, carburante per cui non è autosufficiente: una dipendenza oggettivamente difficile da superare. Oggi molti analisti si sono convinti che ce la faremo senza soffrire carenze nemmeno nel breve termine – un esito che fino a poco tempo fa sembrava tutt’altro che scontato – ma l’emancipazione comporterà spese maggiori perché dovremo rivolgerci a fornitori più lontani, mettendoci in competizione se necessario con altri potenziali acquirenti. Proprio come avviene nel caso del gas, in cui solo grazie al costoso Gnl abbiamo potuto relegare Gazprom a un ruolo marginale.

Un’altra analogia che balza agli occhi è che ad evitarci carenze, anche per il diesel, saranno con tutta probabilità gli stoccaggi, accumulati in gran parte sfruttando il sfruttando il più possibile e finché possibile i vecchi canali di rifornimento. In una parola: la Russia.

Nonostante le sanzioni e lo sdegno per la guerra in Ucraina, l’Europa negli ultimi mesi ha continuato a comprare da Mosca grandi quantità di diesel, addirittura accelerando gli acquisti sul finire del 2022. Solo a gennaio, con l’embargo ormai dietro l’angolo, c’è stata una relativa frenata: nei primi 18 giorni del mese Ue, Regno Unito e Norvegia hanno importato in media 448mila barili al giorno di diesel russo e prodotti assimilati, stima S&P Global Commodities, in calo rispetto ai 663mila bg di dicembre, che erano ancora in linea con i livelli ante-guerra.

Le forniture da Mosca rappresentano tuttora il 27% delle importazioni (1,69 milioni di bg in tutto) ma la quota – osserva S&P Global – si è comunque ridotta dal 46% di inizio 2021, nonostante il diesel russo ormai sia venduto con sconti fino a 130 dollari per tonnellata rispetto alle forniture di origine diversa per consegna nell’hub ARA (Amsterdam-Rotterdam-Antwerp).

In attesa dell’embargo uno sforzo di diversificazione c’è stato. E ha cominciato a portare qualche risultato, che col tempo dovrebbe consolidarsi, premiando soprattutto le potenze petrolifere mediorientali: Arabia Saudita, Emirati arabi, Kuwait stanno avviando grandi e moderne raffinerie, ben posizionate anche geograficamente per servire l’Europa.

Abbiamo accelerato anche le importazioni dagli Stati Uniti, su cui però potremo contare solo fino a un certo punto: ci sono difficoltà di rifornimento anche all’interno degli Usa, specie sulla costa orientale, e bisogna vedere se l’America latina vorrà e potrà importare diesel russo, “lasciandoci” quello a stelle e strisce.

In attesa che il mercato trovi un nuovo equilibrio, l’Europa si salverà con le scorte e probabilmente anche comprando dalla Cina, che con grande tempismo sta accelerando l’export di carburanti. Difficilmente avremo un sollievo dai rincari. Anzi, gli analisti prevedono il contrario.

Sui mercati all’ingrosso «ci aspettiamo che i prezzi del diesel salgano in Europa con una sorta di impennata tra febbraio e marzo», afferma Mark Williams di Wood Mackenzie, prevedendo margini di raffinazione a 40 dollari al barile nel primo trimestre di quest’anno, il 470% in più rispetto alla media dell’intero 2021.

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