Energia e geopolitica

Petrolio, mentre si guarda alla Russia l’export dall’Iran torna a correre

Teheran è ancora sotto sanzioni, ma dall’estate ha quasi raddoppiato le esportazioni. Proprio nel periodo in cui la repressione contro i dissidenti si faceva più dura

di Sissi Bellomo

(Ehlers Chad / AGF)

3' di lettura

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Esce (forse) il petrolio russo, entra quello iraniano. Mentre l’attenzione del mondo si concentra sulle esportazioni di Mosca – ancora straordinariamente resistenti – un altro Paese sotto sanzioni ha rialzato la testa, riuscendo quasi a raddoppiare le vendite all’estero dall’estate scorsa, fino a 1,4 milioni di barili al giorno a dicembre secondo stime di Vortexa: un boom avvenuto nella quasi totale indifferenza della comunità internazionale, proprio nel periodo in cui il regime di Teheran scatenava una violenta campagna di repressione del dissenso.

Da anni la Repubblica islamica non fornisce più cifre ufficiali, ma le stime dei flussi di petrolio – effettuate da diverse società indipendenti, con tecniche sofisticate come l’osservazione via satellite – puntano tutte nella medesima direzione, sia pure con qualche piccola discrepanza nei numeri legata alla metodologia usata: l’export iraniano di greggio e condensati ha subito una forte accelerazione, raggiungendo volumi che non si vedevano dal 2019, epoca in cui gli Stati Uniti – sotto la presidenza Trump – avevano giurato di esercitare «massima pressione» per costringere Teheran alla resa sul programma nucleare.

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La durezza delle sanzioni sommata all’effetto pandemia aveva fatto crollare le esportazioni iraniane addirittura a 100mila bg in qualche periodo del 2020. Poi c’era stato un assestamento intorno a 800-850mila bg tra il 2021 e il 2022. Infine l’impennata, a una media di 1,28 mbg nell’ultimo trimestre dell’anno scorso per Vortexa (+56% mbg rispetto al terzo trimestre).

IL RITORNO DELL’IRAN

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I barili vanno quasi tutti a finire in Cina, attraverso triangolazioni con la Malesia. O almeno questo è il sospetto degli analisti, che in parallelo al boom di esportazioni iraniane hanno osservato una sbalorditiva (quanto poco credibile) impennata delle importazioni cinesi da Kuala Lumpur: le statistiche doganali dicono che Pechino a dicembre ha ricevuto 5,52 milioni di tonnellate di greggio “malese”, equivalenti a 1,2 mbg, una quantità record, che è quasi il triplo di quanto prodotto nei giacimenti del Paese.

In Iran sta aumentando rapidamente anche la produzione di greggio: era pari a 2,7 mbg a novembre e dicembre per l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), 210mila bg in più che a ottobre e ben 800mila in più rispetto ai minimi di luglio 2020.

In teoria i barili iraniani continuano ad essere off limits. Le trattative per alleggerire le sanzioni (avviate nel 2022 anche con l’intento di compensare l’impatto delle misure contro la Russia) sono cessate del tutto dopo le eclatanti violenze di Teheran contro donne e dissidenti.

Molti analisti sospettano però che gli Usa abbiano deciso di chiudere comunque un occhio sul petrolio iraniano, in fin dei conti utile a sostenere l’offerta globale e a prevenire un eccessivo rialzo delle quotazioni del greggio: una scelta di Realpolitik, suggerita dall’emergenza inflazione e forse dalla paura dei rincari alla pompa, da sempre molto temnuti dagli inquilini della Casa Bianca.

Continuare a far finta di niente ora diventa difficile. «Non abbiamo attenuato nessuna delle nostre sanzioni», ha assicurato l’inviato speciale Usa per l’Iran, Robert Malley, sollecitato da Bloomberg Tv, promettendo che verranno «fatti i passi necessari per fermare l’export di petrolio iraniano e scoraggiare i Paesi dal comprarlo».

Washington non sembra tuttavia pronta ad alzare il livello della sfida: con la Cina (pur riconosciuta da Malley come «la principale destinazione delle esportazioni illecite») l’intento è solo «intensificare le conversazioni che proseguono da diversi mesi».

D’altra parte un calo eccessivo delle forniture dalla Russia continua a rappresentare un rischio per il mercato. Per ora l’export di greggio da Mosca corre (nei primi 17 giorni di gennaio le spedizioni via mare sono addirittura rimbalzate a 3,2 mbg stima S&P Global Platts, il massimo da 5 mesi), ma le cose potrebbero cambiare presto, con l’estensione ai carburanti dell’embargo Ue, in vigore dal 5 febbraio.

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