La frenata della transizione

Bp torna a puntare su petrolio e gas, addio alle aspirazioni da Major verde

Nel nuovo piano strategico un taglio drastico agli investimenti nelle energie pulite e l’impegno a rilanciare - anziché ridurre - la produzione di idrocarburi, anche per migliorare la redditività. Così la compagnia britannica prova a riguadagnare il favore del mercato e a rispondere alle pressioni del fondo Elliott

di Sissi Bellomo

BRITISH PETROLEUM PIATTAFORMA PETROLIFERA THUNDER HORSE

3' di lettura

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Più petrolio e gas, meno rinnovabili. Bp presenta il nuovo piano strategico e in linea con le anticipazioni compie un’inversione a U, che se non azzera l’impegno sulle energie pulite punta comunque a ridimensionarlo in modo drastico: gli investimenti green saranno ridotti a 1,5-2 miliardi di dollari l’anno, con un taglio di circa 5 miliardi rispetto al target precedente, mentre il capex destinato agli idrocarburi si manterrà intorno a 10 miliardi l’anno, con l’obiettivo dichiarato di espandere la produzione (o quanto meno la capacità estrattiva) almeno fino al 2035.

Indubbiamente si tratta di un “reset” delle strategie, come promesso dal ceo Murray Auchincloss, che aveva già iniziato a cambiare rotta dopo le performance deludenti della compagnia, ma che oggi deve rispondere anche alle pressioni del fondo attivista Elliott, divenuto il terzo azionista di Bp con una quota intorno al 5 per cento.

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Dal fondo non è ancora arrivato alcun commento. Mentre la Borsa ha reagito con un ribasso dell’1,5% del titolo, probabilmente legato soprattutto alla riduzione dei buyback: Bp nel trimestre in corso riacquisterà azioni proprie per 0,75-1 miliardi di dollari, anziché 1,75 miliardi come previsto in precedenza. In compenso si è impegnata in futuro ad alzare i dividendi di almeno il 4% l’anno, grazie al rafforzamento del bilancio che si propone di ottenere con il nuovo piano.

Le novità sono parecchie. A cominciare dal radicale cambio di filosofia rispetto alla gestione dell’ex ceo Bernard Looney, che nel 2020 aveva tentato una velleitaria rivoluzione “verde”, pianificando di moltiplicare per venti la generazione da rinnovabili entro il 2030 e di ridurre in parallelo del 40% la produzione di idrocarburi.

Quest’ultimo obiettivo era già stato ridimensionato nel 2023 (prevedendo un taglio del 25%) e poi accantonato in via ufficiosa. Auschinsloss – che aveva preso il timone di Bp 13 mesi fa assicurando «una direzione di viaggio immutata» – ora completa l’inversione di marcia: «Aumenteremo gli investimenti nell’upstream e la produzione, per consentirci di produrre energia con alti margini di profitto nei prossimi anni», ha sintetizzato ieri.

Il diavolo è nei dettagli, perché il capex (che nel complesso Bp riduce a 13-15 miliardi l’anno al 2027 dai 18 del piano precedente) rimane in realtà stabile nel settore Oil&Gas, cui nel 2024 sono stati riservati investimenti per 9,8 miliardi. E anche per la produzione di idrocarburi non si prospetta certo un’impennata: l’obiettivo è salire a fine decennio a 2,3-2,5 milioni di barili equivalenti petrolio al giorno, dai 2,36 milioni dell’anno scorso (e dai 2,6 mbg del 2019).

Il nuovo piano segna comunque una discontinuità, orientando Bp – come ha voluto sottolineare il presidente, Helge Lund – verso «una nuova direzione che rifletta i significativi cambiamenti che abbiamo visto sui mercati energetici» e che metta al centro «la crescita dei flussi di cassa disponibili, dei ritorni e del valore».

La compagnia nel prossimo triennio si propone di aumentare il cash flow di oltre il 20% l’anno e di aumentare ad almeno il 16% il ritorno sul capitale. L’indebitamento netto dovrebbe scendere nel 2027 a 14-18 miliardi dai 23 miliardi circa di fine 2024, grazie anche ad ulteriori dismissioni per 20 miliardi di dollari: somma che per circa la metà potrebbe arrivare dalla vendita di Castrol (lubrificanti), per cui viene avviata una review.

Sul fronte delle energie pulite non è una ritirata totale. Bp adotterà un approccio «selettivo», basato sulla redditività, su progetti relativi a biogas, biocarburanti e ricarica di veicoli elettrici. Inoltre non esclude ulteriori investimenti in impianti eolici e solari, idrogeno, cattura e sequestro della CO2, purché attraverso partnership con apporto di capitale ridotto (a questo proposito punta a cedere il 50% di Lightsource).

Anche gli obiettivi di decarbonizzazione per ora restano, ma il percorso rallenta: per le emissioni Scope 1 e 2 Bp ora punta a una riduzione del 45-50% entro il 2030.

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