Bp verso l’addio agli obiettivi nelle rinnovabili
La compagnia britannica, che oggi ha il fiato sul collo del fondo attivista Elliott, si avvia a scelte radicali con il nuovo piano strategico che presenterà mercoledì 24
di S.Bel.
2' di lettura
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Con Trump alla Casa Bianca e il fondo attivista Elliott nel capitale, Bp sarebbe pronta a una decisa sterzata sul fronte delle energie verdi, abbandonando l’obiettivo sulle fonti rinnovabili: un’asticella che aveva fissato molto più in alto dei concorrenti, prevedendo addirittura di moltiplicare per venti la capacità di generazione tra il 2019 e il 2030, fino a ben 50 Gigawatts. L’ultimo aggiornamento fornito attraverso il bilancio indica che finora è arrivata a 8,2 GW.
Le indiscrezioni sono state pubblicate dalla Reuters, in vista della presentazione del nuovo piano strategico della compagnia britannica, un appuntamento particolarmente atteso, fissato per domani a New York, in occasione del Capital Investor Day. Bp aveva rinviato l’evento, che in origine doveva tenersi a Londra l’11 febbraio, a causa di una procedura medica non meglio precisata cui è stato sottoposto il ceo Murray Auchincloss.
Poco dopo è emerso che Elliott Investment Management è entrato nel capitale della società, con una quota vicina al 5%, del valore di quasi 5 miliardi di dollari, che lo rende il terzo azionista alle spalle di BlackRock (9%) e Vanguard (5%).
Il fondo – che non ha ancora ufficializzato le sue richieste – starebbe spingendo ad intensificare il piano di dismissioni già avviato dal management di Bp, con tagli indirizzati soprattutto alle attività cleantech su cui il precedente ceo, Bernard Looney, aveva premuto troppo l’acceleratore.
Convinto che il petrolio fosse ormai al tramonto, Looney aveva dirottato quote crescenti di investimenti alle tecnologie pulite, salendo dal 3% del 2020 fino a un piccco del 40% del capex totale nel 2022, anno della crisi energetica: una strategia che ha penalizzato Bp e che ha indotto i nuovi vertici a rifocalizzarsi sul business tradizionale degli idrocarburi. L’obiettivo di ridurre la produzione di petrolio e gas è già stato prima attenuato e poi accantonato nel 2024. Che vengano meno anche gli obiettivi sulle fonti verdi sembra una logica conseguenza.



