Compagnie petrolifere

Bp cambia di nuovo ceo: sarà la prima Major guidata da una donna

La compagnia britannica, in crisi da tempo e sotto pressione da parte del fondo Elliott, affida l’incarico a Meg O’Neill, manager di lunga esperienza che ha fatto crescere Woodside Energy: ad aprile prenderà il posto di Murray -Auchincloss, in carica da meno di due anni

di Sissi Bellomo

Meg O’Neill. (Reuters)

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Sotto pressioni crescenti da parte del fondo Elliott per un’accelerazione nelle strategie di rilancio, Bp ha annunciato a sorpresa un nuovo cambio al vertice: il ceo Murray Auchincloss, a meno di due anni dalla nomina, viene rimosso dall’incarico per lasciare il posto a Meg O’Neill, che diventa così la prima donna al mondo alla guida di una Major petrolifera, nonché la prima persona che la compagnia britannica – in oltre cent’anni di storia – abbia selezionato al suo esterno per questo ruolo apicale. O’Neill è inoltre la prima manager dichiaratamente omosessuale al timone di una società del Ftse 100.

Primati a parte, Meg O’Neill – 55 anni, statunitense – ha alle spalle una carriera ultraventennale in ExxonMobil e dal 2021 è ceo dell’australiana Woodside Energy, divenuta proprio sotto la sua guida una delle maggiori società petrolifere indipendenti, valutata 40 miliardi di dollari e con una produzione di idrocarburi che è raddoppiata grazie all’acquisto nel 2022 degli asset nell’Oil&Gas di Bhp.

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Woodside l’anno scorso ha anche acquistato Tellurian negli Usa, dichiarando l’obiettivo di diventare un colosso globale del Gnl. Lo scorso aprile, sempre negli Usa, ha approvato un investimento da 17,5 miliardi per costruire il terminal Louisiana Lng.

Sul listino di Sydney Woodside ha perso il 2,7% dopo l’annuncio dell’addio della ceo, mentre il titolo Bp a Londra ha chiuso quasi invariato.

O’ Neill entrerà il 1° aprile in Bp, che nel frattempo sarà guidata ad interim da Carol Howle, oggi responsabile del trading. Auchincloss ha infatti lasciato l’incarico con effetto immediato, anche se rimarrà al servizio della compagnia fino a dicembre 2026 come consulente, per agevolare il passaggio di consegne.

Quasi certamente il cambio di guardia è stato pilotato dal fondo attivista Elliott Investment Management, che da febbraio è il secondo azionista di Bp con una quota di oltre il 5%. Anche il presidente del board è stato sostituito, con Albert Manifold che a ottobre è subentrato a Helge Lund: scelta su cui Elliott aveva espresso apprezzamento, sottolineando la necessità per Bp di «una leadership decisa ed efficace per superare la cronica scarsa performance operativa» e per migliorare «la base di costo, l’allocazione del capitale e il piano di ristrutturazione».

Agli occhi di Elliott probabilmente Auchincloss non era all’altezza del compito. Il manager – nominato ceo a settembre 2024 (dunque da prima che il fondo entrasse in Bp) – aveva preso il posto di Bernard Looney, licenziato in seguito a uno scandalo sentimentale.

La colpa più grave imputata a Looney è però la svolta aggressiva verso le attività “green”: un cambio di strategia che si è rivelato disastroso per la Major britannica, che ha perso terreno rispetto alle concorrenti, diventando potenziale oggetto di scalate.

Da sempre si rincorrono voci di un interesse soprattutto da parte di Shell e questa settimana fonti del Ft hanno rivelato che il capo delle operazioni di M&A della compagnia anglo-olandese, .Greg Gut si sarebbe dimesso per dissapori con il ceo Wael Sawan, contrario a tentare un takeover.

Auchincloss ha avviato a febbraio un piano mirato a rifocalizzare Bp sull’Oil&Gas e a risanarne il bilancio, riducendo il debito con un taglio dei costi e un programma di dismissioni da 20 miliardi di dollari entro il 2027, che tuttavia procede a rilento.

«Negli ultimi anni sono stati fatti progressi – ha commentato il neo presidente Manifold, nella nota con cui Bp ha comunicato la sostituzione del ceo – Ma sono necessari più rigore e impegno per apportare i cambiamenti trasformativi necessari a massimizzare il valore per i nostri azionisti».

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