Automotive

Volkswagen, 30 nuovi modelli e flessibilità. Ma il titolo cade

Il gruppo ha dichiarato di aver iniziato il 2024 «con un trend chiaramente positivo» rispetto al 2023. Profitti previsti in calo per le jv in Cina

di Alberto Annicchiarico

Aggiornato il 13 marzo 2024 alle ore 18:00

Il ceo del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume. (Photo by Tobias SCHWARZ / AFP)

5' di lettura

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Tentata dimostrazione di forza con un piano da 170 miliardi di investimenti (-10 sul previsto, risparmi) tra il 2025 e il 2029. Affondo sull’offerta di prodotti: 30 novità, probabilmente troppe. Rassicurazioni sulla flessibilità, spingendo sull’ibrido plug-in, a fronte di un mercato che in questa fase non premia il passaggio all’auto elettrica a batteria nella misura auspicata. Senza dimenticare la concorrenza sempre più agguerrita e le stime sugli utili, soprattutto in Cina. Così il Gruppo Volkswagen guarda all’anno in corso senza entusiasmare: crescita dei ricavi fino al 5% e solo un leggero miglioramento dei margini. Il titolo, inevitabilmente, finisce come in un vuoto d’aria: -4,45% nella seduta di oggi. Ma il problema non nasce oggi: -23% da un anno e -58% dai massimi di tre anni fa, nel post-Covid. Viene scambiato a meno di quattro volte gli utili. Toyota, unico pari in termini di dimensioni e portata globale, è a 10 volte, ricorda il Wsj. Stellantis, che per lungo tempo è stata scambiata a sconto persino rispetto a Vw, viene ora valutata a cinque volte gli utili dopo un ottimo 2023. Oggi Volkswagen è solamente il nono gruppo mondiale per capitalizzazione, subito dopo Ferrari.

Intanto la casa di Wolfsburg ha realizzato nel 2023 un utile netto di 17,9 miliardi di euro nell’esercizio 2023 (+13,1%) e un utile operativo, prima di voci straordinarie, di 22,6 miliardi in linea con il 2022 su ricavi cresciuti del 15% a 322,3 miliardi. Ancora il Wsj fa notare che l’utile netto non è poi quel che sembra. In termini approssimativi, Toyota prevede di ottenere un utile netto superiore del 50% per l’esercizio finanziario fino a marzo, anche se ha venduto solo il 20% di veicoli in più rispetto a Vw nel 2023. E ancora, i volumi di vendita sono saliti del 12% con 9,24 milioni di veicoli consegnati. Il ritorno sulle vendite, prima delle voci straordinarie, è del 7%, non brillante se si guarda, per esempio, alla doppia cifra di Stellantis. «Nel 2023 - ha commentato durante la conferenza annuale con la stampa il ceo, Oliver Blume - abbiamo creato una base solida. Siamo consapevoli delle sfide attuali e le stiamo affrontando con rigore per sfruttare l’enorme potenziale del Gruppo Volkswagen. Con prodotti stimolanti, una strategia coerente e una chiara attenzione all’implementazione, guardiamo con fiducia all’esercizio 2024».

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Il Cda proporrà all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 9 euro per le azioni ordinarie e di 9,06 per le azioni privilegiate, pari a un aumento di 0,30 euro per entrambe le categorie di titoli rispetto a un anno fa. La distribuzione dei dividendi corrisponde a un payout del 28 per cento. Vw con AP Möller-Maersk ed Equinor è una delle tre società europee con i maggiori rendimenti da dividendi nei rispettivi portafogli azionari, secondo uno studio Janus Henderson.

Trenta nuovi modelli e un allarme dalla Cina

Il primo costruttore automobilistico europeo prevede che nei prossimi mesi gli ordini riguardanti i suoi veicoli in Europa occidentale riceveranno una spinta da un record 30 nuovi modelli, compresi quelli elettrici a batteria.

Il gruppo di Wolfsburg, che ha recentemente lanciato la nuova ammiraglia elettrica del brand Vw, ID.7, ha dichiarato di aver «iniziato il nuovo anno con un trend chiaramente positivo» rispetto all’inizio del 2023. Nell’intero anno, la quota di veicoli elettrici a batteria (Bev) ha raggiunto l’8,3%, un nuovo record. In assoluto l’anno scorso il colosso tedesco ha consegnato 771.100 Bev, il che corrisponde a un aumento del 35% rispetto al 2022, trainato dalla crescita in tutte le regioni. Il Gruppo ha confermato la leadership europea in questo segmento.

Tutto questo nel giorno della conferenza annuale con i media. E con un campanello d’allarme dalla Cina. Il gigante asiatico è tuttora primo mercato per il gruppo tedesco, grazie ai modelli con motore termico. La guidance del gruppo per le joint venture cinesi non è di certo lusinghiera. Anni fa dominava con le Santana e le Jetta, oggi nelle flotte dei taxi irrompe il nuovo player cinese BYD, che nel 2023 ha sorpassato il gruppo tedesco.

La casa automobilistica tedesca prevede un utile operativo proporzionale compreso tra 1,5 e 2 miliardi di euro per le sue joint venture, contro un totale di 2,6 miliardi di euro nel 2023. «Questo include un effetto di consolidamento negativo, ma il principale fattore negativo è il contesto di mercato altamente competitivo», affermano gli analisti di UBS. La debolezza delle previsioni potrebbe comportare una riduzione del consenso sugli utili per azione «fino al 5%».

Blume: «Mobilità elettrica è il futuro ma siamo flessibili»

Il 1 marzo Volkswagen ha pubblicato una previsione più contenuta per il 2024 in vista di un anno più difficile per le case automobilistiche, alla luce dell’aumento dei costi e soprattutto della forte concorrenza. Il programma faraonico di investimenti sarà ridimensionato: 170 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029, non più 180.

Del resto Volkswagen si è data come obiettivo il risparmio di 10 miliardi entro l’anno in corso. Risorse da dedicare allo sviluppo dei prossimi prodotti, alla vitale produzione di batterie per dipendere sempre meno dalla concorrenza cinese, ma anche ad automobili «con motori a combustione moderni e sempre più ibridi», oltre che alle piattaforme per veicoli a batteria.

«La mobilità elettrica è il futuro - ha ribadito Blume - siamo pronti per il 2035 (anno fissato, al momento, dalla Ue per lo stop alla produzione dei motori a combustione interna, ndr), ma siamo comunque sufficientemente flessibili». Il problema degli ordini per le Bev inferiori alle attese esiste ed è stato ammesso mesi fa dalla stessa casa di Wolfsburg. «Alcuni Paesi continuano a mostrare un ritmo di trasformazione impressionante, ma in altre regioni l’adozione della mobilità elettrica sta avvenendo a un ritmo meno rapido del previsto», si legge nel comunicato sui risultati finanziari e sui programmi futuri.

Due problemi: incentivi e multe Ue

Esiste anche il problema degli incentivi, che in Germania hanno subito lo stop improvviso del Governo a dicembre per ragioni di bilancio. Gli auspici di Blume nascono anche per i limiti più severi alle emissioni di CO2 nell’Unione Europea dal 2025. Le auto elettriche, emissioni zero quando sono su strada, abbassano i valori medi della gamma. Se Vw non venderà elettriche a sufficienza, potrebbe dover pagare multe salate.

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Più prodotti, ma riduzione dei costi

Nel 2024 il portafoglio sarà aggiornato in modo significativo, ha fatto sapere Volkswagen, con importanti bestseller come Golf, Tiguan, Passat, Octavia e Superb, spesso in versione ibrida, ma anche completamente elettriche su piattaforma MEB. A ciò si aggiungono modelli nuovi completamente elettrici come la Porsche Macan Electric e l’Audi Q6 e-tron costruita su Premium Platform Electric (Ppe), nonché le Vw ID.7 e ID.7 Tourer, basate su piattaforma MEB, la Cupra Tavascan e la Vw ID. Buzz con passo lungo.

Grazie alle numerose novità di prodotto, «il Gruppo - si legge ancora nel comunicato - si aspetta che gli ordini in Europa Occidentale aumentino nei prossimi mesi rispetto all’anno precedente. Questo vale anche per i veicoli completamente elettrici che sono già disponibili e per i quali il Gruppo Volkswagen ha iniziato il nuovo anno con un trend chiaramente positivo, rispetto al periodo precedente».

«Per garantire un successo duraturo, nel 2024 ci concentreremo sull’aumento dei nuovi veicoli e sulla riduzione dei costi», ha confermato il direttore finanziario Arno Antlitz, aggiungendo che l’azienda si concentrerà su una crescita redditizia in Nord America.

Volkswagen ha già annunciato l’intenzione di ridurre di un quinto i costi del personale amministrativo del marchio VW, aggiungendo che ciò avverrà attraverso pensionamenti parziali e anticipati piuttosto che con licenziamenti.

Il margine di profitto operativo per i principali marchi di massa del gruppo è salito al 5,3% lo scorso anno dal 3,6% del 2022, con l’obiettivo dell’8% entro il 2026.

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