Unieuro, più investimenti sulla rivoluzione digitale. M&A anche oltreconfine
La crisi delle filiere globali può indurre carenza di prodotti: la società ribatte che il focus su quelli a maggiore valore rende il business resistente
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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L’apertura alle acquisizioni all’estero. È una delle opzioni di Unieuro, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, a sostegno del business. La società essenzialmente è operativa in Italia. La situazione però, come indicato nel piano industriale al 2026, è destinata a cambiare. Il gruppo, anche per diversificare il rischio-Paese, non esclude, nei prossimi 12-24 mesi, possibili operazioni straordinarie oltreconfine. Ad oggi, è l’indicazione, c’e nulla di concreto. Tuttavia l’azienda guarda ad opportunità in Stati caratterizzati dalla condizione della “contiguità”.
Vale a dire: o Paesi contraddistinti dal medesimo livello di maturazione e frammentazione del mercato domestico; oppure geograficamente non distanti dall’Italia. In tal senso, rispetto a questa seconda condizione, può pensarsi ad esempio all’area degli Stati dell’ex Yugoslavia.
Si tratta di una strategia che esclude l’M&A in Italia? Ovviamente no. Il gruppo prosegue nell’esame di dossier riguardanti negozi e catene di punti vendita, seppure cum grano salis. L’ articolata presenza sul territorio della società, infatti, induce a selezionare le operazioni al fine di evitare sovrapposizioni commerciali. Peraltro, va ricordato, tra gli obiettivi del gruppo c’è anche lo shopping cosiddetto di “scopo”. Cioè: acquisizioni che consentano di portarsi in casa know how per migliorare l’operatività aziendale o i servizi offerti. Qualche esempio di potenziale target? Realtà attive nella logistica o nel settore dell’analisi dei big data riguardanti la clientela.
La dinamica del business
Fin qui alcune considerazioni sull’M&A. Il risparmiatore, però, guarda anche il conto economico. L’azienda, il cui esercizio contabile si chiude a fine febbraio, nel primo trimestre del 2021-22 (archiviato il 31/5/2021) è stata contraddistinta da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato si è assestato a 581,8 milioni, in rialzo (+35,7%) sia rispetto allo stesso periodo di un anno prima che, soprattutto, rispetto al primo quarter dell’esercio 2019-20 (+17,5%) non impattato dal Covid. L’Ebit rettificato, dal canto suo, è stato di 6,5 milioni (a fronte del rosso di 11,1 milioni di dodici mesi prima). Insomma: i numeri segnalano un business in aumento. Certo: il confronto con il primo trimestre del 2020-21 è poco significativo in quanto su quel periodo ha inciso il lockdown. E però, la dinamica (in particolare considerando la crescita anche rispetto alla pre-pandemia) ha il suo valore segnaletico.
I canali di distribuzione
Già, il valore segnaletico. Quale, allora, quello dell’incidenza dei vari canali distributivi sui ricavi totali? Sempre alla fine dell’ultimo trimestre la ripartizione è la seguente: il peso del retail (negozi e punti vendita a gestione diretta) è del 67,8% e quello del canale indiretto (franchising) dell’11,3%; l’online e il B2B, invece, incidono rispettivamente per il 15,3 e il 4,6%. Infine il Travel: questo ha generato l’1% del fatturato. Ebbene, al di là del fatto che la priorità del gruppo è la omicanalità, Unieuro prevede, nel medio periodo, l’incremento di qualche punto percentuale del peso sui ricavi dell’e-commerce.


