Lettera al risparmiatore

Unieuro, più investimenti sulla rivoluzione digitale. M&A anche oltreconfine

La crisi delle filiere globali può indurre carenza di prodotti: la società ribatte che il focus su quelli a maggiore valore rende il business resistente

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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L’apertura alle acquisizioni all’estero. È una delle opzioni di Unieuro, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, a sostegno del business. La società essenzialmente è operativa in Italia. La situazione però, come indicato nel piano industriale al 2026, è destinata a cambiare. Il gruppo, anche per diversificare il rischio-Paese, non esclude, nei prossimi 12-24 mesi, possibili operazioni straordinarie oltreconfine. Ad oggi, è l’indicazione, c’e nulla di concreto. Tuttavia l’azienda guarda ad opportunità in Stati caratterizzati dalla condizione della “contiguità”.

Vale a dire: o Paesi contraddistinti dal medesimo livello di maturazione e frammentazione del mercato domestico; oppure geograficamente non distanti dall’Italia. In tal senso, rispetto a questa seconda condizione, può pensarsi ad esempio all’area degli Stati dell’ex Yugoslavia.

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Si tratta di una strategia che esclude l’M&A in Italia? Ovviamente no. Il gruppo prosegue nell’esame di dossier riguardanti negozi e catene di punti vendita, seppure cum grano salis. L’ articolata presenza sul territorio della società, infatti, induce a selezionare le operazioni al fine di evitare sovrapposizioni commerciali. Peraltro, va ricordato, tra gli obiettivi del gruppo c’è anche lo shopping cosiddetto di “scopo”. Cioè: acquisizioni che consentano di portarsi in casa know how per migliorare l’operatività aziendale o i servizi offerti. Qualche esempio di potenziale target? Realtà attive nella logistica o nel settore dell’analisi dei big data riguardanti la clientela.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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La dinamica del business

Fin qui alcune considerazioni sull’M&A. Il risparmiatore, però, guarda anche il conto economico. L’azienda, il cui esercizio contabile si chiude a fine febbraio, nel primo trimestre del 2021-22 (archiviato il 31/5/2021) è stata contraddistinta da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato si è assestato a 581,8 milioni, in rialzo (+35,7%) sia rispetto allo stesso periodo di un anno prima che, soprattutto, rispetto al primo quarter dell’esercio 2019-20 (+17,5%) non impattato dal Covid. L’Ebit rettificato, dal canto suo, è stato di 6,5 milioni (a fronte del rosso di 11,1 milioni di dodici mesi prima). Insomma: i numeri segnalano un business in aumento. Certo: il confronto con il primo trimestre del 2020-21 è poco significativo in quanto su quel periodo ha inciso il lockdown. E però, la dinamica (in particolare considerando la crescita anche rispetto alla pre-pandemia) ha il suo valore segnaletico.

I canali di distribuzione

Già, il valore segnaletico. Quale, allora, quello dell’incidenza dei vari canali distributivi sui ricavi totali? Sempre alla fine dell’ultimo trimestre la ripartizione è la seguente: il peso del retail (negozi e punti vendita a gestione diretta) è del 67,8% e quello del canale indiretto (franchising) dell’11,3%; l’online e il B2B, invece, incidono rispettivamente per il 15,3 e il 4,6%. Infine il Travel: questo ha generato l’1% del fatturato. Ebbene, al di là del fatto che la priorità del gruppo è la omicanalità, Unieuro prevede, nel medio periodo, l’incremento di qualche punto percentuale del peso sui ricavi dell’e-commerce.

RICAVI PER CANALE DISTRIBUTIVO

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La spinta sul digitale

Le vendite online nel 2020-21, a causa della pandemia e del conseguente distanziamento sociale, hanno fatto il botto (+76,8%). Nel primo quarter del 2021-22 invece, da un lato, c’è stato l’atteso ridimensionamento (-27,7%) sull’anno precedente; ma, dall’altro, si è registrato l’aumento (+75,6%) rispetto al periodo prima della pandemia. Un ulteriore segnale, quest’ultimo, di come la rivoluzione digitale sia strutturale e possa esplicare i suoi effetti sul medio-lungo periodo. A ben vedere si tratta di un fenomeno su cui l’azienda, proprio attraverso l’omnicanalità, scommette non da ora. Il Covid, però, ha accelerato i tempi. Nel 2021-22 i Capex, in aumento rispetto alla media storica, sono previsti intorno ai 50 milioni. Di questi circa il 50% è indirizzato proprio verso la cosiddetta “digital transformation”. Ma questa digitalizzazione si concretizza in che modo? Un esempio è fornito dal recente rilascio, da parte di Unieuro, della nuova versione del sito per l’e-commerce. Una pagina web, è l’indicazione, che da un lato offre maggiori servizi ed è più fruibile; e che dall’altro, avendo un approccio “social”, dovrebbe indurre più coinvolgimento nel potenziale compratore. Non solo. Lo sforzo sul fronte della digitalizzazione e informatizzazione lo si riscontra nella stessa operatività aziendale. Così: da una parte il nuovo software di Erp è stato lanciato il marzo scorso e viene via via esteso all’intero gruppo; e, dall’altra, l’etichetta elettronica - che consente il cambio centralizzato dei prezzi del prodotto- è stata estesa all’intera rete aziendale. Infine, la pubblicità. Il gruppo, in media, spende circa il 2% dei ricavi l’anno. L’obiettivo, ferma restando la centralità dell’advertising tradizionale in Tv o con i depliant, è aumentare sempre di più gli investimenti nel digital marketing, compreso quello sui social network.

LA PROFITTABILITÀ

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Il retail

Dal digitale al negozio fisico. Nonostante il focus sulla digitalizzazione, i punti vendita, retail o in franchising, rimangono centrali. Al 31 maggio scorso il network complessivo era di 534 negozi: 258 quelli affiali e 276 quelli a gestione diretta. In media quest’ultimi sono caratterizzata da 5-7 aperture nette l’anno. Nel 2021-22, visto che 3 punti vendita sono già realizzati e altri 4 lo saranno, le inaugurazioni dovrebbero arrivare a 7. La strategia è di espandersi, eventualmente anche con l’M&A, in aree geografiche non adeguatamente coperte. Qualche esempio? La regione Campania. Oppure importanti città quali Firenze o Milano.

La capacità di spesa

Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarca che, a fronte del venire meno di misure a tutela del lavoro (ad esempio lo sblocco dei licenziamenti), la capacità di spesa delle famiglie può ridursi. Il che crea il rischio di un impatto sull’acquisto di prodotti e quindi sulla crescita di Unieuro. La società, rispetto al tema in oggetto, professa fiducia. In primis perché, viene spiegato, il mercato dell’elettronica di consumo in Italia è ancora limitato. Quindi ha spazio per crescere e con lui le società del settore, compresa Unieuro. Poi perché, dice sempre il gruppo, la strategia, anche grazie ad omnicanalità e qualità dei servizi, è di puntare sui prodotti a valore. Un approccio che consente di rendere più anelastico il fatturato alla dinamica dei volumi. Infine perché, ricorda l’azienda, in autunno c’è lo switch off del digitale terrestre nella televisione. Un evento che, implicando la vendita di milioni di nuovi apparecchi, sosterrà il business.

I FLUSSI DI CASSA “FREE”

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Il nodi dell’offerta

Ma non è solo una questione di domanda aggregata. Rispetto al lato dell’offerta l’obiezione è che, a fronte delle difficoltà - in scia alla pandemia- delle filiere globali di approvvigionamento, può crearsi o una carenza di prodotti da offrire o il rialzo dei costi (con il conseguente impatto sulla redditività). Il gruppo, pure consapevole della situazione, smorza i timori. Dapprima Unieuro, rispetto al tema dell’eventuale scarsità dell’offerta, afferma che, ad oggi, non si è avuto alcun segnale in tal senso. Ciò detto, aggiunge sempre l’azienda, nell’eventualità il fenomeno si concretizzasse la strategia di puntare sui prodotti a valore rende il suo business resiliente. Riguardo, invece, al rischio inflattivo la società, da un lato, sottolinea che l’elettronica di consumo, vista la veloce obsolescenza dei prodotti, è in generale strutturalmente caratterizzata dal calo dei prezzi; e dall’altro ricorda che, se fosse necessario, può, come di prassi nel settore, traslare i maggiori oneri sul listino finale.

I crediti commerciali

Infine la qualità del credito. Il risparmiatore, anche a fronte della crisi economico-sanitaria, esprime un dubbio rispetto alla dinamica della qualità del credito commerciale del gruppo. Unieuro rigetta il timore. Il credito commerciale, viene spiegato, è solamente verso i punti vendita affiliati e vale 50-60 milioni. Una cifra che, dice sempre la società, da un lato ha una rilevanza limitata; e che dall’altro, essendo gli stessi crediti assicurati, non desta alcuna preoccupazione. Tanto che il fondo svalutazione dei medesimi, al 28/3/ 2021, è di 2,8 milioni. Cioè, conclude il Unieuro, irrisorio. In un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2021-22? La società, confermando le indicazioni del piano industriale al 2026, stima 2,8-2,9 miliardi di ricavi e l’Ebit adjusted di 65-75 milioni. Il free cash flow rettificato, invece, dovrebbe assestarsi sui 40-50 milioni.

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