Twitter non paga l’affitto, arriva lo sfratto dell’ufficio
Intanto 17 editori musicali hanno citato in giudizio il social di Musk per violazione del diritto d’autore
di Biagio Simonetta
2' di lettura
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A pochi giorni dall'insediamento della nuova ceo Linda Yaccarino, Twitter deve fare i conti con gli ennesimi guai della gestione Musk. Il social netowrk, infatti, nel giro di poche ore ha prima subito uno sfratto per il canone di affitto non pagato, e poi si è visto citato in giudizio da alcuni editori musicali con l'accusa di aver permesso agli utenti di pubblicare post con musica, violando il diritto d’autore.
Lo sfratto
Che Twitter abbia diversi problemi per fatture non saldate lo avevamo già scritto. Ora, però, i primi nodi stanno arrivando al pettine, e la società è stata sfrattata dall'ufficio al 3401 Bluff St a Boulder (Colorado). Le ragioni dello sfratto sono riconducibili ad affitto non pagato per circa 75mila dollari. All'interno dell'ufficio (che non è l'headquarter, sito invece in Market Street, a San Francisco) lavoravano circa 300 dipendenti del social di Elon Musk. A maggio scorso il proprietario dello stabile aveva portato Twitter in tribunale, e il giudice aveva emesso un’ordinanza secondo cui lo sceriffo avrebbe dovuto procedere allo sfratto di Twitter entro i successivi 49 giorni, ovvero entro la fine di luglio. Sfratto eseguito nelle ultime ore.
L'accusa degli editori musicali
L'altra grana è invece di caratteristiche diverse. Un gruppo di 17 editori musicali ha citato in giudizio Twitter, accusando la società di aver permesso agli utenti di pubblicare post con musica, violando il diritto d’autore di almeno 1.700 brani. La richiesta, formale, presentata presso il tribunale distrettuale di Nashville, negli Stati Uniti, chiede danni fino a 250 milioni di dollari. Le canzoni coinvolte appartengono, tra gli altri, a Taylor Swift, Beyoncé, The Weeknd, Ed Sheeran, i Rolling Stones, Lady Gaga, Miranda Lambert e Rihanna.I membri della National Music Publishers Association, tra cui Sony Music Publishing, Bmg Rights Management e Universal Music Publishing Group, affermano che la violazione è peggiorata da quando Elon Musk ha acquistato Twitter, lo scorso ottobre, visto il numero ridotto di addetti a cui poter far riferimento, in caso di problematiche.
Per l’accusa, altre piattaforme importanti come TikTok, Facebook e YouTube hanno fatto un passo nella direzione più idonea, corrispondendo agli editori la musica presa in licenza. A maggio, Facebook e Instagram avevano riportato le canzoni tra i post dei due social in Italia, dopo una riapertura del dialogo con la Siae che era riuscita a far eliminare dalla lista dei brani quelli licenziati, per l’assenza del rinnovo con il colosso americano. Il presidente della National Music Publishers Association, David Israelite, ha dichiarato che Twitter «è la più grande piattaforma di social media che ha completamente rifiutato di concedere in licenza milioni di canzoni sul suo servizio».
Per Israelite, Twitter «ignora regolarmente le ripetute violazioni». Gli editori hanno affermato che il social incoraggia la pubblicazione di post con musica, aumentando il coinvolgimento e le entrate pubblicitarie, un vantaggio sleale rispetto alle piattaforme che pagano per le licenze. «Twitter sostiene di rimuovere i contenuti in risposta a reclami validi, quasi sempre entro ore dalle segnalazioni iniziali, se non in pochi minuti - si legge nella causa - in realtà ignora abitualmente i trasgressori recidivi e le violazioni, rifiutandosi di adottare le misure di cui dispone per fermare questi specifici casi di cui è a conoscenza».


