Certo è che, anche in presenza di posizioni di maggioranza relativa assegnata a un solo erede, oggi Fininvest è costruita in modo tale che gli altri figli possano comunque rappresentare una minoranza di blocco in grado di pesare sulle scelte strategiche che contano. La sola Holding Italiana Quattordicesima, quella di proprietà di Luigi, Barbara ed Eleonora, oggi ha il 21,4% della finanziaria e, solo con l’attribuzione della quota di riserva, arriverebbe al 45%. Servirà dunque unità per far funzionare il sistema Fininvest. E qui si arriva al secondo piano di osservazione: la famiglia resterà compatta o i cinque figli di Silvio Berlusconi si divideranno le aziende e la cassa?
La Fininvest oggi con suoi quasi 4 miliardi di fatturato e 360 milioni di utili ha il controllo di Mfe (ex Mediaset) con il 50%, è presente nell’editoria con il 53,3% di Mondadori, partecipa al 30% Mediolanum, detiene il 100% del Teatro Manzoni e, dopo la cessione del Milan, possiede il Monza calcio. Fuori da Fininvest, ma sempre parte dell'impero , c’è poi il patrimonio immobiliare, gran parte del quale è custodito nella società Dolcedrago, di proprietà del Cavaliere e che secondo alcune stime vale più di mezzo miliardo. Complessivamente il patrimonio , secondo Forbes, a fine 2022 ammontava a 6,4 miliardi, una parte dei quali già nelle mani dei cinque figli.
Ipotizzando che prevalga l’unità famigliare in seno alla holding, resta da verificare cosa sarà ritenuto strategico o no nel perimetro di Fininvest dal nuovo azionista. Andando per esclusione, data per scontata la centralità di Mondadori per la figlia maggiore Marina, nel post Berlusconi resta meno prevedibile il destino di Mediolanum e Mfe.
Mediolanum rappresenta la partecipazione più ricca con i suoi 6,1 miliardi di capitalizzazione, il 30% dei quali (dunque 1,8 miliardi) di proprietà della dinastia. Una partecipazione finanziaria che storicamente ha garantito ricchi dividendi alla holding della famiglia Berlusconi e la cui gestione è affidata a Massimo Doris, numero uno della banca. Più delicata la partita di MediaFor Europe, dove gli eredi hanno sulla carta più opzioni, dalla costruzione di un gruppo più forte per aggregazione fino alla vendita. I potenziali acquirenti, del resto, non mancano: dalla stessa Vivendi a Urbano Cairo, editore della Rcs e de La7, che secondo indiscrezioni, sarebbe al lavoro sul dossier.