Economia del cibo

Turismo enogastronomico in cima alle motivazioni di viaggio degli stranieri

Secondo la nuova edizione del Rapporto sul settore di Roberta Garibaldi, tedeschi e statunitensi mettono vino e cibo davanti ai monumenti storici tra le caratteristiche più attrattive dell’Italia. Per competere centrali professionalizzazione e Ai

di Emiliano Sgambato

(AdobeStock)

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Prima la tavola, poi l’arte e i monumenti. Che ad attrarre i turisti stranieri in Italia siano il patrimonio culturale ed enogastronomico non c’erano dubbi, ma può stupire quali siano le priorità. Almeno secondo quanto rivelato dalla nuova edizione del Rapporto sul turismo enogastronomico italiano curato da Roberta Garibaldi, secondo cui l’Italia viene principalmente associata al gusto e all’enogastronomia: dal 55% dei tedeschi e degli svizzeri e austriaci e dal 54% degli statunitensi, mentre solo tra i francesi prevalgono i monumenti storici (50%).

Il rapporto, presentato al Bto - Be Travel Onlife di Firenze, con il sostegno di Visit Emilia e di Valdichina Living analizza i sei mercati esteri più importanti per l’Italia in questo settore - Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia - e permette di comprendere non solo l’interesse verso il turismo enogastronomico, ma anche le aspettative e le esperienze vissute dai turisti stranieri in Italia.
«Capire come ci vedono e come ci vivono è il primo passo per governare il cambiamento - commenta la curatrice Garibaldi, presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico (Aite) e docente all’Università di Bergamo - in un settore che continua a crescere a ritmi sostenuti, affermandosi come uno dei segmenti più dinamici dell’economia turistica globale».

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Negli ultimi tre anni, tra viaggi domestici ed internazionali, la quota di turisti che ha viaggiato per l’enogastronomia varia dal 60% in Regno Unito al 74% in Francia, con un aumento dal 2016 tra i 15 a 28 punti percentuali. E l’Italia è associata principalmente, come destinazione del viaggio, a “cibo e vino”.

Nella scelta della destinazione, contano soprattutto la bellezza del paesaggio rurale (oltre l’80% in tutti i mercati, con un massimo dell’88% in Francia) e la presenza di ristoranti locali (81% in Francia, 79% negli Usa). In particolare gli americani attribuiscono più valore a esperienze tematiche (69%) e ristoranti gourmet (59%).

Le principali motivazioni per scoprire l’enogastronomia sono provare nuove esperienze (52% in Uk e Usa) e arricchire il proprio bagaglio culturale (34% in Francia). I francesi si distinguono per vedere l’enogastronomia come occasione per concedersi un lusso (36%), mentre tedeschi e svizzeri/austriaci per immergersi nei paesaggi rurali.

Le regioni più attrattive per i turisti internazionali sono Toscana, Sicilia, Sardegna e Puglia (63% FR). Tra le destinazioni enoturistiche prevalgono Chianti ed Etna, a seguire troviamo Montepulciano, Montalcino e Bolgheri. Buone preferenze anche per Cinque Terre e Food Valley dell’Emilia-Romagna.

Il Rapporto prende poi in considerazione le “fonti ispirazionali”, con un grande ruolo del tradizionale – i consigli di amici e parenti arrivano a rappresentare il 60% in Germania, Uk e Usa – e i mezzi scelti per la prenotazione delle esperienze, con «i canali digitali che assumono rilevanza soprattutto tra francesi e americani, mentre tedeschi e britannici mostrano una maggiore propensione a decidere sul posto». Cresce soprattutto l’utilizzo il ricorso all’intelligenza artificiale.

Tra le esperienze gastronomiche prevalgono i ristoranti locali (68% per i francesi) poi le visite in cantina, seguite da caseifici e birrifici.
La disponibilità di spesa per un pasto tipico si colloca tra 21 euro e 60 euro (oltre il 50% dei casi in ogni Paese), per i tour in cantina con degustazione prevale la fascia 21-40 euro, mentre le esperienze in acetaia e nei musei del gusto si collocano per oltre la metà dei rispondenti sotto i 20 euro.

Il Rapporto analizza anche l’intenzione di viaggio in Italia da parte dei turisti stranieri nei prossimi tre anni: «la quota “molto probabile + probabile” va dal 55% in Germania al 81% in Austria e Svizzera (Uk 59%, Usa 57%, Francia 70%); i “molto probabile” toccano il 50% in Austria e Svizzera e il 34% in Francia».

«Dalla ricerca emerge con chiarezza come il turismo enogastronomico stia entrando in una nuova fase. Il viaggiatore di oggi non cerca soltanto il “piatto iconico”, ma un rapporto più profondo con i territori, le persone e le storie che li abitano. Si osserva - sottolinea il Rapporto - un ritorno all’essenziale, fatto di esperienze semplici e radicate nel paesaggio, dove il valore risiede nei gesti dell’ospitalità e nella quotidianità della produzione agricola. Cresce parallelamente l’interesse per forme di intimità gastronomica, come tavoli dedicati, incontri diretti con chef e produttori, degustazioni per piccoli gruppi curate in modo personale».

D’altro canto si sviluppano «vere e proprie comunità del gusto, dai wine club agli orti condivisi, fino alle cucine partecipate: spazi dove il cibo torna ad essere occasione di relazione e appartenenza». Inoltre, «si rafforza il trend già presente di benessere e longevità, che porta i viaggiatori a scegliere luoghi in cui la qualità della vita, dell’ambiente e dell’alimentazione è percepita come parte integrante dell’esperienza».

Roberta Garibaldi individua poi quali sono le leve chiave per rafforzare ancora di più questo trend, affinché le aspettative dei turisti stranieri non vengano deluse:

- “stewardship territoriale”, cioè passare dalla sola promozione alla cura condivisa del territorio e delle sue comunità;

- “misurazione degli impatti”: valutare non solo i flussi, ma gli effetti sociali, culturali e ambientali del turismo;

- “digitalizzazione e intelligenza artificiale” sono poi strumenti indispensabili per migliorare visibilità, personalizzazione e gestione delle presenze;

- “professionalizzazione delle competenze”: un passo necessario soprattutto nelle realtà agricole, artigiane e nelle piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del settore.

«Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti – sottolinea Garibaldi – è necessario un approccio sistemico che integri politiche di coesione, infrastrutture adeguate, misure fiscali mirate e un rafforzamento delle competenze professionali».
Un punto cruciale riguarda la comunicazione mirata alle nuove generazioni: «Il turismo enogastronomico deve cambiare linguaggio: non servono più brochure e storytelling tradizionali, serve una presenza digitale autentica, visuale, virale. Eppure, solo una minima percentuale di imprese agricole italiane è presente su piattaforme come TikTok o YouTube, mentre sono proprio questi gli spazi dove si forma la percezione del made in Italy tra i giovani di tutto il mondo»
E «chi non appare, non esiste per l’intelligenza artificiale». 

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