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Enoturismo, al debutto una fiera B2B: ecco come gli investimenti cambiano il settore

Via a Fine #WineTourism Marketplace Italy, prima edizione del salone italiano interamente dedicato all’enoturismo, organizzato da Riva del Garda Fierecongressi

di Emiliano Sgambato

(Adobe Stock)

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La crescita dell’enoturismo spinge le cantine a investire, dedicando sempre più risorse umane, adeguatamente formate, per soddisfare le esigenze dei wine lovers che oggi incidono in modo determinante – tra vendite dirette, acquisto di esperienze e fidelizzazione post-visita – sui ricavi aziendali. Nel 18% dei casi un business che pesa addirittura per il 60% del totale. È un fenomeno in piena espansione, quello del turismo del vino e oggi 28 ottobre a debutta una manifestazione B2B dedicata esclusivamente agli operatori, all’incontro tra le offerta delle cantine e la domanda dei tour operator.

Ha preso infatti il via Fine #WineTourism Marketplace Italy, prima edizione del salone italiano interamente dedicato all’enoturismo, organizzato da Riva del Garda Fierecongressi in collaborazione con Feria del Valladolid con la partecipazione di oltre 70 realtà, tra cantine e destinazioni da Italia e Spagna, e patrocinato da Enit- Agenzia Nazionale del Turismo, dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal ministero del Turismo.

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Nell’occasione è stato presentato un Rapporto dedicato ai modelli di gestione, alle scelte di investimento e alla governance italiana del turismo del vino: curato da Roberta Garibaldi (docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico) e da Srm Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo è frutto del coinvolgimento di un campione - costituito per rappresentare le realtà più attive in ambito enoturistico - formato da 200 imprese (mix di player più grandi micro-imprese).
«Proprio la differenziazione dimensionale, insieme a quella territoriale, rappresenta una sfida cruciale per la coesione e la competitività di un comparto che, nell’enoturismo, vede un settore maturo, ma al tempo stesso in evoluzione», hanno commentato gli autori dello studio.

Pur essendo ancora gestito nel 63% dei casi in maniera diretta (solo il 12% ha creato una business unit dedicata e scorporata), la metà delle cantine intervistate ha dedicato all’accoglienza dai 5 ai 9 addetti e, nel 17% dei casi, va ben oltre i dieci addetti. Dedicati non solo alle degustazioni, ma anche alle attività di ristorazione e di pernottamento – offerte rispettivamente dal 36% e dal 30% delle aziende.

L’impatto è importante in termini economici: il 49% degli intervistati dichiara un’incidenza dell’enoturismo sul profitto aziendale fino al 30%, il 33% tra il 31% e il 60%, ed il 18% oltre il 60%.Il 68% delle aziende ha accolto tra 100 e 2.000 visitatori l’anno, mentre solo una piccola parte (5%) ha superato quota 5mila. I turisti stranieri rappresentano poco più del 30%, mentre se analizziamo i dati medi europei, i visitatori internazionali pesano in cantina il 43%, con uno stacco netto di 12 punti percentuali.

«Emergono temi centrali per la crescita del settore: occorre rafforzare la presenza sui canali di comunicazione più utilizzati dalle giovani generazioni, che possono trovare nell’enoturismo una via per avvicinarsi al vino, e ampliare il presidio digitale delle imprese - afferma Roberta Garibaldi -. L’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più rilevante nel guidare i processi di informazione, scelta e prenotazione delle esperienze turistiche. Oggi è necessario avere una presenza digitale diffusa, coerente ed autorevole per essere mostrati come esperienza da visitare dall’intelligenza artificiale, è necessario presidiare in modo molto più importante tutti i canali digitali».

Nel 2022-24, il 77% delle imprese del vino ha stanziato fondi dedicati all’enoturismo (nel settore alberghiero, per fare un confronto, la percentuale di operatori che hanno investito si è fermata al 64%) e la metà di esse ha destinato al turismo una quota compresa tra il 6 e il 15% del fatturato. Per il triennio 2025-2027, il 53% delle aziende enoturistiche prevede nuovi investimenti, e la principale voce sarà legata all’ampliamento e alla differenziazione delle attività e dei servizi offerti.

«In prospettiva – dichiara Silvio Capasso di Srm – saranno la sostenibilità ambientale, l’innovazione tecnologica e l’inclusione sociale a rappresentare le leve per un ulteriore sviluppo dell’enoturismo. Le previsioni per il prossimo triennio delineano un ottimismo cauto ma diffuso: oltre la metà delle imprese prevede nuovi investimenti e una parte consistente si attende un incremento dei visitatori e dei ricavi.

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