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Enoturismo, il valore del vino acquistato in cantina sale del 28%

Secondo Divinea, a fronte di un numero invariato di bottiglie vendute (8,5 per visita) la spesa cresce a 179 euro. Su un campione di circa 400 aziende il costo dell’esperienza è salito del 40% in due anni (in media 37 euro a persona)

di Emiliano Sgambato

Gli enoturisti tra i 31 e i 45 anni sono il 43%, seguiti da 18-30enni che però nel 2024 sono passati dal 32,2% al 28,8%

4' di lettura

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Aumenta il numero di enoturisti. Sale il prezzo che sono disposti a pagare per una esperienza (sempre più completa) in cantina. E cresce il valore medio delle bottiglie che vengono acquistate alla fine della visita. Sono i trend che emergono con più evidenza dall’edizione 2025 del report che Divinea realizza attraverso l’analisi dei dati forniti dalle oltre 400 cantine che utilizzano il suo software di gestione Crm (Customer relationship management), Wine Suite.

Si tratta quindi di numeri non generalizzabili all’universo delle cantine che aprono le loro porte ai turisti, «ma sono comunque indicativi di un trend innegabile di sviluppo e trasformazione dell’offerta, di cui le cantine che hanno deciso di investire in un sistema di gestione informatica come il nostro sono l’avanguardia – dice Filippo Galanti, co-fondatore di Divinea –. Un investimento che tra l’altro è alla portata di tutte le aziende, come dimostra la composizione dei nostri clienti che per il 40% producono tra le 50mila e le 250mila bottiglie e per un altro 27% da 25mila a 50mila bottiglie».

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Non è da questo report quindi che si può dedurre il peso complessivo dell’attività enoturistica, che tuttavia gli addetti ai lavori vedono in crescita e per cui Nomisma nel 2023 stimava un giro d’affari di 2,9 miliardi di euro, con il 40% delle aziende vitivinicole che dichiarava l’intenzione di avviare nuove attività in questo ambito.

Secondo Divinea, il numero di visitatori ha registrato una crescita costante: +12,7% tra il 2022 e il 2023 e +22,6% l’anno successivo. Nel 2024 quasi il 42% delle prenotazioni è arrivato da turisti stranieri, contro il 35% del 2023. In testa ci sono i wine lovers provenienti dagli Usa con il 30%, seguiti da Germania (9,1%) e Uk (7,5%). Il picco di presenze è a settembre (12,7%), ma quote simili si registrano da maggio a ottobre, con una «conferma della progressiva destagionalizzazione», si legge nel report.

Il valore medio per prenotazione è salito del 40% in due anni, raggiungendo i 129 euro nel 2024 (acquisti ed “extra” esclusi). Aumenta anche la dimensione dei gruppi, mediamente formati da 3,5 persone per prenotazione: quindi il costo medio pro capite è di circa 37 euro. Le esperienze più richieste vanno dai 21 ai 35 euro a testa (38,6%), seguite da quelle tra i 36 e 50 euro (29,5%), «confermando una maggiore propensione dei visitatori a investire in attività più complete e immersive». Gli scontrini fino a 20 euro scendono al 13% (dal 20,2% dell’anno precedente), mentre cresce la richiesta di esperienze tra i 50 e i 100 euro (17,6% in salita di 5,7 punti). Quelle sopra i 100 euro restano una nicchia (1,4%), «ma indicano un pubblico disposto a investire in percorsi esclusivi».

Più in generale si allunga la durata delle visite da due ore a due ore e quindici minuti: «Segno di un coinvolgimento sempre maggiore dei visitatori», dice Galanti. Tanto che il più del 78% degli enoturisti acquista vino al termine della visita, «dimostrando l’efficacia delle esperienze come leva commerciale». Soprattutto, il 2024 ha spostato molto più in alto anche lo scontrino derivante dalle vendite dirette in cantina, che mediamente è stato di quasi 179 euro a testa (+27,7% sul 2023 che aveva già registrato una crescita del 19%). In termini di quantità l’acquisto è invece costante a 8,5 bottiglie come nel 2023 (erano 8,2 bottiglie per una spesa di 117 euro nel 2022): seppure l’aumento si possa attribuire anche al rialzo dei listini, «è soprattutto una conferma di un interesse crescente per vini di fascia più alta».

Un fenomeno che secondo Galanti «si può legare direttamente con la crescita della professionalità del personale dedicato all’attività enoturistica, che fino poco tempo fa veniva considerata residuale e magari affidata a chi aveva altri compiti in azienda. Ora invece ci sono figure sempre più specializzate che conoscono le lingue e hanno più competenze culturali e commerciali oltre che tecniche. Una maggiore capacità di relazione diventa anche capacità di consiglio e accompagnamento all’acquisto, che sale di valore».

Più difficile fidelizzare il cliente in termini di ecommerce: dopo un 2023 con un incremento del 14%, il 2024 ha visto un lieve calo nel valore dell’ordine medio online (180,7 euro, -1,8%). Aumentano però gli ordini piccoli: un terzo sono da meno di tre bottiglie.

Sul fronte dell’offerta, la ristorazione o i taglieri in abbinamento al vino è presente nel 51,8% delle cantine contro il 46,2% del 2023, mentre la vendita di prodotti gastronomici locali passa dal 34,4% al 37,3%. La possibilità di pernottamento resta sostanzialmente invariata (poco meno del 40%), così come l’accoglienza pet-friendly (poco sopra il 60%). Attività sportive e di benessere sono offerte dal 29% delle cantine, rispetto al 26,7% del 2023. Il 12,5% dispone di stazioni di ricarica per auto e bici elettriche.

Ma chi è l’enoturista tipo? A prenotare sono più le donne (56,5%) e i gruppi recuperano terreno rispetto alle coppie (scese dal 59 al 55%). La distribuzione per età vede una buona presenza di giovani, ma in diminuzione, coerentemente con la tendenza al calo dei consumi. Gli enoturisti tra i 31 e i 45 anni sono la maggioranza (43,3%), seguiti da 18-30enni che però nell’ultimo anno sono passati dal 32,2% al 28,8%; cresce invece la quota dei 46-60enni (20,4 per cento).

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