In Fiera

L’enoturismo al Vinitaly: al gastroviaggiatore non basta più la sola degustazione

Il 40% degli italiani ha visitato una cantina negli ultimi anni, nel 2021 erano il 29%. Ma i turisti sono alla ricerca di esperienze innovative e ben organizzate e per crescere è cruciale l’aumento di offerta dei tour operator: in Fiera a Verona appuntamenti ad hoc

di Emiliano Sgambato

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4' di lettura

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Il 40% dei turisti dichiara di aver visitato almeno una cantina nel corso dei viaggi più recenti, contro il 29% del 2021. E se si considera il più ampio insieme dei “luoghi di produzione” di tutto il made in Italy agroalimentare questa percentuale arriva a superare il 70%, avvicinandosi al 91% di chi dichiara di avere avuto “esperienze culinarie” nei ristoranti. Sono alcuni dei dati presentati al Vinitaly da Roberta Garibaldi – presidente dell’Associazione italiana Turismo Enogastronomico e docente all’Università di Bergamo – e che dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, come l’enoturismo sia una delle attività più dinamiche nel mondo del vino.

Non solo in cantina: come cambia l’esperienza

«Può sembrare una contraddizione in un periodo di calo dei consumi – commenta Garibaldi, a cui è affidato il coordinamento scientifico di Vinitaly Tourism – ma l’universo di riferimento è differente e la crescita è un fenomeno evidente che trova probabilmente la sua motivazione in una voglia di turismo diversa dal passato, che lasci più spazio all’aria aperta, al relax, alla buona tavola, in cui il vino recita un ruolo da protagonista». Nel sondaggio è infatti al primo posto tra le “icone dell’enogastronomia tricolore” con il 28% di preferenze davanti a olio (24%) pizza (22%) pasta (15%) e formaggi (11%).

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«Si sta passando dal “drinking wine” al “living wine” – sintetizza Garibaldi –. Enoturismo non vuol dire più visite spot in cantina, ma andare alla ricerca di esperienze più complete e strutturate. C’è voglia di vivere per più giorni in questi contesti. Si parla tanto di overturism, ma in realtà questo è un fenomeno che riguarda le grandi città d’arte o alcune località, soprattutto marittime. La soluzione contro l’overturism si chiama ruralità e l’abbiamo già in casa».

Si sta passando dal “drinking wine” al “living wine” . Enoturismo non vuol dire più visite spot in cantina, ma andare alla ricerca di esperienze più complete e strutturate

Docete universitaria, coordinatrice scientifica di Vinitaly Tourism Roberta Garibaldi

Dalle statistiche emerge infatti che il numero di pernottamenti di turisti stranieri nelle aree rurali e nei borghi dell’entroterra italiano ammonta a 48,5 milioni, pari al 20,7% del totale delle presenze straniere. «Un dato significativo se confrontato con i diretti competitor – fa notare Garibaldi –. In Francia il peso percentuale è simile, ma i numeri inferiori (28,5 milioni), mentre in Spagna la quota è minima (2,2%, ossia 6,5 milioni)».

Le principali destinazioni enoturistiche hanno accolto 62,6 milioni di presenze e 18,5 milioni di arrivi al 2023 (+3,5% sul 2019 e oltre la metà composta da stranieri). Ma quali sono le mete del vino più apprezzate dai winelover? Langhe/Barolo, Chianti e Montalcino hanno ottenuto il più alto gradimento, secondo l’analisi delle tracce digitali condotta in collaborazione con Data Appeal. I turisti italiani vorrebbero visitare le Cinque Terre ed il Salento, i tedeschi sono più orientati verso il Chianti e il territorio di Montepulciano, gli inglesi e gli americani verso Etna e Toscana.

Quota rilevante del fatturato

Del resto le aziende produttrici continuano a investire in ospitalità sia per quel che riguarda le strutture ricettive e il pernottamento, sia più in generale per il miglioramento delle cantine e dei servizi offerti insieme alle classiche visite con degustazione, che ormai però da sole non bastano più. Secondo una ricerca di Nomisma nel 2024 il 40% delle aziende aveva già avviato o aveva intenzione di avviare nuove proposte enoturistiche, lasciando presagire prospettive di crescita per un giro d’affari che la società di ricerca bolognese un anno fa stimava in 2,9 miliardi. Misure che probabilmente sono state messe in campo con successo, se è vero che secondo una recente indagine del Movimento Turismo del Vino, è emerso che il 53% degli operatori ha registrato un aumento del fatturato.

Dai trasporti al costo: le criticità

Tuttavia non mancano le criticità: gli enoturisti lamentano costi spesso elevati (sono disposti a pagare una visita in cantina tra i 20 e i 40 euro); la mancanza di informazioni chiare sull’esperienza (orari, referenti, contenuti) e i giorni di apertura limitati. Inoltre oltre la metà dei potenziali enoturisti indica il rischio di controlli stradali in seguito alle recenti novità normative.

«Il servizio taxi è spesso assente e quindi bisognerebbe pensare a qualche soluzione che agevoli gli spostamenti nelle zone rurali, oltre che al miglioramento generale delle infrastrutture – commenta Garibaldi –. È inoltre importante investire di più sulla formazione di professionisti ad hoc, io li chiamo “curatori di esperienze”, che siano in grado di accompagnare i turisti e progettare pacchetti di offerte più adatte al territorio di riferimento, che possano anche cambiare in base al target a cui ci si rivolge».

«Preferisco però pensare al bicchiere mezzo pieno - continua Garibaldo - : le buone pratiche da implementare ci sono, i fondi europei per la promozione del vino permettono di investire in spazi per le degustazioni, e ora le nuove norme Ue danno competenze ai Consorzi anche in tema di enoturismo. Inoltre stanno nascendo eventi mirati per fare incontrare i tour operator con le cantine che vogliono crescere nel settore. In autunno debutterà ad esempio a Riva del Garda il Fine WineTourism Marketplace Italy».

Debutta l’area dedicata all’interno di Vinitaly

Intanto a Verona debutta il Vinitaly Tourism con 64 cantine, 16 buyer tra tour operator e agenzie di viaggio selezionati da Veronafiere provenienti da Usa, Germania, Spagna e Italia. Ci saranno 174 matching b2b in formato speed date già calendarizzati.

«La crescita dell’enoturismo restituisce la fotografia di un patrimonio ancora inespresso – spiega il dg di Veronafiere, Adolfo Rebughini –. Vinitaly Tourism intende essere la leva fieristica per lo sviluppo dei territori del vino e, quindi, delle aziende. L’inserimento di quest’area nel palinsesto accelera un piano di programma che, nei prossimi anni, potrà approdare anche nei nostri eventi internazionali».

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