Dessert simbolo

Tiramisù Day, così un dolce è diventato anche un (grande) business

Solo quello confezionato vale nel mondo oltre 800 milioni e guida l’export di mascarpone. A Treviso lo storico ristorante Le Becchiere crea uno spin off ad hoc che potrebbe diventare una catena

di Maria Teresa Manuelli

Tiramisù Adobe Stock

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Il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra il World Tiramisù Day: giunto alla decima edizione e organizzato a Treviso dalla Tiramisù World Cup, è diventato il palcoscenico di un fenomeno che va oltre la gastronomia: il tiramisù è oggi un asset economico di primo piano, capace di muovere mercati, trainare filiere e ridisegnare le mappe del turismo enogastronomico.

Business globale

Secondo il report di Intel Market Research, il mercato globale del tiramisù confezionato - il cosiddetto “boxed tiramisù” - ha raggiunto nel 2025 un valore stimato intorno ai 943 milioni di dollari (817 milioni di euro) ed è atteso a 1,32 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto del 6%. Ancora più ottimiste sono le stime di industryresearch.biz, che valuta il mercato a 1,22 miliardi di dollari già nel 2026, con una proiezione a 2,55 miliardi entro il 2035 e un Cagr dell’8,51%.

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A trainare l’espansione sono la domanda di dessert premium pronti al consumo e la diffusione dell’e-commerce. L’Europa occidentale resta il cuore del mercato, con oltre il 70% dei consumi globali, ma i mercati asiatici corrono più veloci: l’adozione di dessert occidentali in Asia cresce del 9% all’anno. Non mancano le sfide: la shelf life limitata a 7-10 giorni del prodotto confezionato e l’aumento dei costi delle materie prime - stimato dallo stesso report in un range del 12-15% annuo - pesano su margini e logistica.

In Italia trascina l’intera filiera

Sul fronte domestico, l’Accademia del Tiramisù - associazione che riunisce operatori della filiera - stima il valore del mercato italiano intorno ai 353 milioni di euro. «Il tiramisù si conferma stabilmente nell’offerta della quasi totalità degli esercizi della ristorazione, con una domanda costante e trasversale sia nel fuori casa sia nel consumo domestico», spiega Tiziano Taffarello, presidente dell’Accademia.

L’effetto trascinamento sulla filiera è misurato con precisione: «circa l’80% del consumo italiano di mascarpone e savoiardi è riconducibile alla preparazione del tiramisù, quota che all’estero sale a quasi il 100%, sia nella ristorazione sia nei prodotti ready-to-eat», sottolinea Taffarello. I mercati extra-Ue mostrano le performance più vivaci, con incrementi superiori al 18% in Paesi come la Cina.

Le Beccherie, flagship scalabile

È proprio nel luogo che molti considerano la culla del dolce che il business si fa più concreto. Le Beccherie, storico ristorante di Treviso che rivendica la paternità della ricetta originale, ha aperto uno spazio dedicato esclusivamente alla degustazione del tiramisù, attivo dalle 10 alle 19. Un format nuovo, che Paolo Lai e Sergio Buongiovanni hanno battezzato “Tiramisù Le Beccherie”.

«Nei primi giorni siamo arrivati a più di 300 tiramisù al giorno», racconta Buongiovanni. «È un dato francamente molto alto, siamo nel best case: non pensavamo di arrivare a quei numeri.» Il confronto con i volumi precedenti è eloquente: all’interno del solo ristorante, Le Beccherie serviva mediamente circa 500 tiramisù a settimana, con un’incidenza sul fatturato stimata intorno al 10-15%. Con il nuovo spazio, i volumi stanno raddoppiando.

La spinta è arrivata da un’osservazione semplice ma rivelatrice. «C’era un cliente coreano che è venuto il giorno in cui eravamo chiusi e cercava a tutti i costi di entrare per assaggiare il tiramisù», racconta Lai. L’obiettivo dichiarato è la scalabilità: «Questo è il primo flagship del tiramisù, il primo format», dice Buongiovanni. «L’idea è renderlo replicabile: prima in una fase regionale, poi nazionale, poi internazionale, mantenendo sempre la qualità degli ingredienti e l’artigianalità». Un primo passo verso Venezia è già in corso, ma senza fretta: «Vogliamo fare le cose step by step», precisa Lai. «Senza arrivare a compromessi».

Tiramisù batte Colosseo (su Instagram)

C’è poi la dimensione del turismo. Francesco Redi, fondatore della Tiramisù World Cup e studioso di politiche europee per il turismo, ha presentato al convegno di Treviso un’analisi degli hashtag su Instagram che ha sorpreso i presenti: il tag “#tiramisù” conta 5,3 milioni di utilizzi dalla fondazione del social network, nel 2010, contro i 4 milioni totali riconducibili al Colosseo - sommando “#Colosseo” (1,9 milioni) e “#Colosseum” (2,1 milioni). «Il cibo è diventato un’attrazione turistica, capace di competere e, come vediamo, superare i grandi landmark culturali», ha detto Redi. «Le attrazioni non sono più solo geografiche, ma anche culturali, gastronomiche e social. È proprio in questa intersezione tra dati digitali, turismo e narrazione dei territori che si aprono nuove opportunità strategiche».

A Treviso, nel giorno della ricorrenza, il cerchio si chiude in piazza dei Signori, dove i campioni delle edizioni passate della Tiramisù World Cup distribuiscono il dolce nella ricetta originale e nel pomeriggio è in programma un tour tra i luoghi che ancora si contendono la paternità del dessert. Una disputa identitaria che, dati alla mano, vale ormai più di un miliardo di dollari.

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