Le nuove tariffe

Formaggi, la Cina abbassa i dazi e il mascarpone brinda

Assolatte: prima dell’aumento delle tariffe, ora scese attorno al 10%, l’export di formaggi era aumentato del 30% per un valore di 70 milioni di euro

di Giorgio dell'Orefice

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È arrivata un’importante schiarita per l’export di formaggi italiani, uno dei settori cardine dell’alimentare made in Italy con esportazioni per circa 6 miliardi di euro: è stata infatti annunciata dalle autorità cinesi la riduzione dei dazi dall’attuale regime che oscilla tra una tariffa minima del 28,6% ma che può arrivare fino al 42,7% a una nuova forchetta compresa tra il 9,5 e l’11,7 per cento.

Il sistema fu messo a punto dalle autorità cinesi un anno fa per colpire i formaggi europei in risposta alle misure Ue sull’import di motori elettrici dalla Cina. Ma ora la penalizzazione viene ridimensionata. Secondo Assolatte, «in attesa della valutazione completa delle motivazioni, il risultato indica che Pechino ha riconosciuto almeno parte delle argomentazioni difensive presentate dall’Unione europea. In un primo momento le autorità cinesi avevano chiesto di verificare se alcune misure di sostegno alla zootecnia da latte previste dalla Pac, potessero generare distorsioni sui prezzi dei prodotti esportati nel mercato cinese».

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«Il nuovo livello tariffario rappresenta indubbiamente un sollievo per il settore – ha commentato il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti –. Con una tariffa massima all’11,7% il mercato resta praticabile. Il merito va al lavoro coordinato della Commissione Europea, dei governi nazionali e delle aziende coinvolte, numerose delle quali italiane ma anche francesi, spagnole».

Da quando furono introdotti i dazi cinesi in via provvisoria, l’export italiano di formaggi ha perso il 17% in quantità e il 20% in valore. «Una decisione – aggiungono ad Assolatte – che aveva inoltre interrotto un importante trend di crescita. Nel 2024 le nostre spedizioni in Cina erano cresciute rispetto all’anno prima del 31 per cento». L’Italia attualmente esporta in Cina circa 10mila tonnellate di formaggi per un giro d’affari di 70 milioni di euro ed è il primo player comunitario, visto che i formaggi europei nel complesso realizzano in Cina un fatturato di 185 milioni di euro.

Ma interessante è sottolineare la tipologia di prodotti esportati dall’Italia. «Il 75% delle 10mila tonnellate spedite in Cina – ha aggiunto Zanetti – riguardano il mascarpone. I cinesi hanno una vera predilezione per il Tiramisù. Non c’è ristorante a Pechino, certo meno nelle zone interne, in cui non ci sia in carta il celebre dolce italiano. Inoltre, i cinesi ritengono che il mascarpone italiano sia di gran lunga la materia prima migliore per realizzarlo». L’altro 25% di vendite italiane è fatto da Grana Padano, Parmigiano reggiano, Gorgonzola e mozzarella di latte vaccino.

«Si tratta indubbiamente di un risultato positivo – ha aggiunto Zanetti – che ridimensiona una penalizzazione che abbiamo subito ancora una volta per motivazioni del tutto estranee al nostro settore. Questo risultato ci compensa almeno in parte anche di un’altra amarezza, quella di essere stati del tutto esclusi dal recente accordo Ue-India. Il settore lattiero caseario è stato infatti tagliato fuori dal negoziato per il divieto, in India, di utilizzo di caglio animale non adatto a consumatori vegetariani quali sono la maggioranza degli indiani. Una decisione che non siamo riusciti a contrastare in alcun modo, neanche con la proposta di una specifica indicazione in etichetta».

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