Dolci da ricorrenza

Per colombe e uova di Pasqua affari previsti in leggera crescita

Giro d’affari nei supermercati a quota 600 milioni: secondo Unione italiana food il sentiment dei produttori rimane positivo

di Maria Teresa Manuelli

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A meno di ripercussioni inattese dovute soprattutto alle conseguenze della nuova crisi internazionale, le stime sul business dei dolci legati alla Pasqua sono moderatamente positive. Nessun improbabile sprint in un quadro congiunturale che ormai dura da tempo, ma i produttori contano di aumentare le vendite di qualche punto percentuale, almeno in valore, o comunque di mantenere i risultati dello scorso anno che avevano fatto segnare un segno più.

Business in leggera crescita

Non si sbilancia sulle cifre business dei dolci legati alla Pasqua Marco Brandani, presidente del Gruppo Lievitati da Ricorrenza di Unione Italiana Food, ma dice che «il portafoglio ordini per il 2026 lascia sperare bene, anche se è presto per fare un bilancio», e sia per le uova sia per le colombe è atteso «un mercato stabile o in leggera crescita».

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Stabilità dovrebbe esserci pure nei prezzi, anche se sul fronte uova le associazioni dei consumatori parlano già di un aumento medio di almeno il 5% per le famiglie, con punte che arrivano intorno al 10% per alcuni prodotti industriali rispetto al 2025, nonostante il calo delle quotazioni del cacao.

Il business atteso quindi dovrebbe discostarsi di poco dal 2025: secondo i dati che Uif diffonderà a breve il valore alla produzione delle colombe lo scorso anno è cresciuto del 3,5% superando i 90 milioni di euro. L’export delle colombe ha sfiorato le 1.237 tonnellate - circa 1,6 milioni di pezzi - pari al 5% della produzione, per un controvalore di 4,5 milioni di euro.

Sul fronte delle vendite retail, secondo le elaborazioni di NielsenIQ, lo scorso anno solare - comprensivo quindi delle promozioni post ricorrenza - le colombe hanno realizzato un giro d’affari di oltre 130 milioni di euro (+6,4%) in Gdo e discount con un aumento del prezzo medio del 6% circa. Mentre le uova hanno realizzato quasi 464 milioni di euro (+1,8%) a fronte di un aumento medio dei prezzi del +8,7 per cento.

Per questo 2026 tutti i principali brand industriali confidano in una Pasqua senza sussulti che, tra uova di cioccolato, colombe e dolci regionali, supererà i 600 milioni di euro.

L’artigianale non conosce crisi...

Sul versante artigianale, il primo Osservatorio “Divina Colomba”, promosso da Goloasi su un campione di 300 attività distribuite in tutta Italia (53% pasticcerie, 24,3% forni, 17,4% laboratori artigianali), indica che il 66,1% degli artigiani prevede un aumento dei volumi per la Pasqua 2026, mentre il 33,9% si aspetta stabilità. I prezzi restano ancorati a una fascia precisa: l’86,1% colloca il prodotto tra 30 e 40 euro, e la vendita avviene direttamente in laboratorio nel 92,2% dei casi. C’è però un freno strutturale: per l’83,5% degli operatori l’intera stagione si esaurisce in due o tre settimane.

... ma pesa l’incertezza

Dario Loison, titolare di Loison Pasticceri dal 1938, chiude il 2025 con un +8% sulle vendite, ma sul 2026 il tono cambia: «Pasqua 2026 non cade in un momento favorevole: i venti di guerra non aiutano il consumatore a vivere la spesa con serenità. A questo si aggiunge l’instabilità dei costi: i carburanti, ad esempio, sono cresciuti del 20% in poche ore». Sul fronte delle materie prime i rincari di fine 2025 pesano ancora: «per partire con la produzione la materia prima deve essere già in casa, quindi il costo si cristallizza in quel momento». Sul 2026 le attese sono prudenti: «In generale ci aspettiamo una Pasqua stabile».

Analoga la lettura di Giulio Bonfissuto, della pasticceria siciliana Bonfissuto: la volatilità di cacao, zucchero e pistacchio di Sicilia rende complessa la programmazione. Cristiano Provetti, della Pasticceria Tabiano, allarga il quadro: «Le previsioni non sono rosee, il caro vita si fa sentire» e le nuove generazioni «si stanno staccando dai rituali». Eppure la sua pasticceria registra un +8% costante negli ultimi due anni, trainato da una clientela «sempre più attenta alla qualità e alle materie prime, orientata alla ricerca di prodotti meno industriali».

La rincorsa del gusto

Leggera, artigianale e preferibilmente classica: è questa la colomba che gli italiani cercano per la Pasqua 2026, secondo Aibi (Associazione Italiana Bakery Ingredients). I dati di una preview della ricerca Cerved, presentati da Aibi, confermano il ritorno dei grandi lievitati come tendenza consolidata. «A pesare è l’artigianalità, fattore decisivo nelle preferenze degli italiani», spiega Alberto Molinari, presidente di Aibi. Anche se l’industria risponde con un’offerta sempre più articolata per intercettare tutti i gusti. «La Pasqua è una campagna più breve rispetto a quella natalizia – spiega Solito di Galbusera –; quindi, la principale sfida è rafforzare la visibilità del prodotto e la fiducia del consumatore, consolidando la percezione di qualità e il rapporto con la marca».

Anche il Gruppo Bauli punta su evoluzione dell’offerta, ampliamento dei canali e sviluppo internazionale (l’obiettivo del gruppo è di raggiungere il miliardo di fatturato entro il 2031). Ma anche portando nel consumo quotidiano i dolci tipici delle ricorrenze. «Pandorì ne è un esempio: una reinterpretazione quotidiana del pandoro che oggi rappresenta il 10% dei ricavi dalle linee merenda del Gruppo Bauli, nonché oltre l’1% del segmento merende complessivo nazionale». E che per questa Pasqua si declinerà nel lieviato ‘Pandorì Uovo’.

Balocco amplia la linea Maxiciok con il MaxiCiok Dubai Dream - crema al pistacchio e cioccolato bianco, pasta kadayif croccante - e la Colomba MaxiCiok Extra Dark con fondente 80%. Vergani affianca una Colomba Pasticciotto (crema pasticciera e amarene, omaggio alla tradizione leccese) e una Colomba Total Black. Bauli punta su premiumness: «il cliente non rinuncia alla ricorrenza, ma valuta con maggiore attenzione qualità e valore percepito», spiega il cmo Luca Casaura. Il gruppo estende la linea Moro con la Colomba Mora Farcita e, con Motta e Bruno Barbieri, lancia le Colombe Salate (ai pomodori secchi e basilico e al formaggio e pere) pensate per l’aperitivo.

Artigiani: territorio e identità

Nell’artigianato la geografia del gusto è ancora più precisa. Bonfissuto punta sul pistacchio di Raffadali e introduce il “Panettuovo”, ibrido tra panettone e uovo pasquale con kit di creme. Loison Pasticceri porta la Colomba Tiramisù con crema allo zabaione e glassa al cioccolato bianco. Cremeria Capolinea propone la Colomba Flat White con caffè Arabica Specialty brasiliano. Palazzo Varignana firma un lievitato all’olio extravergine senza lattosio del maestro Luigi Biasetto. Provetti (Tabiano) nota che il prezzo finale negli ultimi anni «è praticamente raddoppiato», ma chi sceglie l’artigianale è disposto a pagare per la qualità. Un prodotto ancora capace di tenere insieme il rito della tavola e il gesto del dono, anche in un’annata segnata dall’incertezza.

Il mondo variegato delle uova

Anche nelle uova chi ha puntato sulla differenziazione sembra meglio attrezzato. Witor’s ha costruito la propria strategia attorno al licensing e alla personalizzazione: «Il consumatore oggi non cerca il semplice cioccolato, ma un contenuto simbolico e relazionale», riferisce l’azienda. La sorpresa interna «è diventata il cuore della scelta d’acquisto», con un’offerta orientata a collezionabilità e identità di marca. Dello stesso avviso Baci Perugina: per il secondo anno consecutivo, la sorpresa della gamma tradizionale diventa esperienziale: all’interno delle uova è presente un voucher per accedere a esperienze in tutta Italia, dal gusto al benessere . Pensa ai più piccoli Balocco insieme a Bing, la celebre serie animata prodotta da Acamar Films.

Testimonial d’élite per Sperlari con l’Uovo Mina, realizzato in collaborazione con la celebre artista e dedicato alla città di Cremona.

Lindt invece punta sui gusti del momento con l’uovo Dubai Style Chocolate, mentre la linea classica si arricchisce con quello al Pistacchio Caramellato. Pernigotti quest’anno coniuga sia l’ingrediente trendy del momento, ovvero il pistacchio, sia il vantaggio dato dal licensing nelle sue linee dedicate a grandi e piccini con i brand Pernigotti e Walcor.

Sul fronte artigianale, invece, «si conferma la ricerca di prodotti buoni e riconoscibili», spiega Valentina Arzilli, ceo di La Perla di Torino che ha chiuso lo scorso anno con un incremento della categoria uova di cioccolato del +10 per cento. «In un mercato più attento al prezzo, la vera differenza la fa la credibilità del prodotto: qualità riconoscibile e coerenza nel tempo, perché i consumi sono diventati più selettivi».

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