Auto elettriche

Tesla, i tagli non bastano. Capitalizzazione sotto i 500 miliardi

Il titolo è scivolato ancora, per poi rivedere quota 514 miliardi. Calo di quest’anno al 37%. Attesa per i risultati finanziari del primo trimestre

di Alberto Annicchiarico

4' di lettura

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Non succedeva dalla fine di aprile del 2023. Tesla ha esteso il netto calo di Borsa, spingendosi brevemente, in apertura di seduta a Wall Street, al di sotto dei 500 miliardi di dollari di capitalizzazione. A un’ora dalla chiusura perdeva ancora il 3% ma era tornata a 514 miliardi. La prospettiva di tagli ai posti di lavoro e l’uscita di scena di due top executive come Drew Baglino e il vicepresidente Rohan Patel, solo 24 ore prima, ha ulteriormente inasprito il sentiment degli investitori nei confronti del leader mondiale dell’Auto, tuttora in vantaggio di circa 200 miliardi di valore dalla seconda, Toyota (che da un anno in qua ha praticamente raddoppiato).

È il trend che preoccupa: -37% quest’anno. Tesla, già uno dei Magnifici Sette titoli del tech, è fanalino di coda dell’indice S&P 500 nel 2024, addirittura il secondo maggior ribasso. Un altro segnale è la discesa repentina del rapporto tra prezzo e utili: da oltre 70 (i livelli di Nvidia, computing basato su intelligenza artificiale) a 55, pur sempre a distanza siderale dalle case automobilistiche “tradizionali”, da Toyota (12) a Volkswagen (intorno a 4). La rivale cinese BYD è oltre 17.

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La svolta risale a ottobre, quando la domanda di auto elettriche ha rallentato. La portata di questa debolezza è diventata evidente il 2 aprile, quando la casa di Austin, Texas ha comunicato i dati sulle consegne del primo trimestre, significativamente inferiori alle aspettative degli analisti. Numeri che hanno riacceso le preoccupazioni degli investitori sulla traiettoria di crescita. Poi è arrivata la notizia che l’azienda intenderebbe abbandonare i piani per la produzione di un veicolo più piccolo ed economico per concentrarsi sulla costruzione di robotaxi, che saranno presentati l’8 agosto. La notizia di lunedì sui forti tagli occupazionali, il 10% della forza lavoro, pari a circa 14mila dipendenti, è stato l’ultimo colpo. Questi tagli riguarderebbero Usa, Cina e Germania.

«I licenziamenti su larga scala annunciati lunedì non lasciano dubbi sul fatto che il calo delle consegne sia dovuto a una minore domanda e non all’offerta», ha commentato Ryan Brinkman, analista di JPMorgan Chase.

La flessione della domanda, che sta creando non pochi problemi ai produttori di auto elettriche a livello globale, è uno scenario ancora più disastroso per Tesla. Questo perché l’azienda guidata da Elon Musk ha goduto finora di una valutazione fortemente a premio. Una dote che può non essere per sempre. Lo stesso Musk ha detto che l’azienda «varrà praticamente zero» se non riuscirà a risolvere il problema delle auto a guida autonoma. La scorsa estate il tycoon aveva annunciato il salto nel futuro grazie a investimenti per un miliardo nel supercomputer Dojo.

Gli analisti e gli investitori sostengono però che, se da un lato la costruzione di un’auto a guida autonoma è fondamentale per le prospettive dell’azienda, dall’altro la realizzazione di un Ev a prezzi accessibili, la famosa Model 2 da 25mila dollari, è importante per ampliare la platea dei clienti e alimentare la crescita. Potrebbero volerci decenni prima che le auto a guida autonoma vengano adottate in massa. Del resto non è il caso di aspettarsi un apporto decisivo dal controverso Cybetrtruck, lo strano pick-up futurista che sta già subendo uno stop della produzione a pochi mesi dal sospirato via, pare per problemi al pedale acceleratore (dopo le proteste di diversi clienti per macchie di ruggine sulla nuovissima carrozzeria). Comunque sia, per Cybertruck non si stimavano più di 250mila unità all’anno. Tesla nel 2024 puntava a superare i 2 milioni in tutto, obiettivo apparso più lontano dopo i dati delle vendite nei primi tre mesi.

«Sebbene Tesla sia proattiva nel tagliare i costi», questa volta è tutto più complicato per «il disastroso primo trimestre delle consegne e la pressione generale sull’azienda», ha dichiarato Dan Ives, analista di Wedbush.

«Il passaggio dalle vendite di autoveicoli a quelle di software - ha scritto Stephen Wilmot, del Wall Street Journal - potrebbe essere il motivo della partenza, dopo 18 anni, di Drew Baglino, il principale ingegnere hardware dell’azienda. Ma se Tesla vuole essere considerata un’azienda di intelligenza artificiale piuttosto che una semplice casa automobilistica, deve presentare dati concreti a sostegno delle sue affermazioni. Solo con informazioni dettagliate e affidabili sulle prestazioni del software (di assistenza alla guida, ndr) già installato, il Full Self Driving, sarà chiaro quando Tesla potrà pensare di assumersi la responsabilità legale delle funzioni di guida, aprendo la strada a un “robotaxi” veramente autonomo. Servono dati sulle prestazioni del prodotto, come ad esempio la distanza media percorsa prima che i conducenti umani debbano intervenire. Questo non è solo per gli investitori. Anche le autorità di regolamentazione e il pubblico devono essere coinvolti».

Tesla presenterà i risultati finanziari del primo trimestre il 23 aprile. La posta in gioco è altissima. Gli investitori, la cui pazienza è messa a dura prova dalle scelte di Musk, cercheranno di capire perché si starebbe optando per una svolta strategica proprio in un momento di grande incertezza per l’industria.

«Abbiamo bisogno di sentire le motivazioni del taglio dei costi, la strategia da seguire, la roadmap dei prodotti e una visione complessiva da parte di Musk, altrimenti molti investitori potrebbero prendere un’altra direzione», ha commentato ancora Ives.

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