Quasi tutte le altre case automobilistiche che vendono veicoli elettrici negli Stati Uniti hanno aderito alla rete di Supercharger di Tesla, la più sviluppata del Paese: secondo il Dipartimento dell’Energia, Tesla negli Stati Uniti ha 2.261 stazioni di ricarica rapida con 25.491 prese.
I tagli al costo del lavoro
La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, dopo che a metà aprile era filtrata la decisione di tagliare il 10% della forza lavoro, circa 14mila persone, a seguito dei deludenti risultati del primo trimestre. Contemporaneamente avevano lasciato l’azienda due figure di primo piano: il vice presidente senior Drew Baglino, che era a capo dello sviluppo ingegneristico e tecnologico di batterie, motori e prodotti energetici, e il vicepresidente di Tesla per le politiche pubbliche e lo sviluppo commerciale, Rohan Patel. Baglino, veterano dell’azienda, con 18 anni di esperienza, aveva condiviso il palco con Elon Musk in occasione di diversi eventi, tra cui l’Investor Day di Tesla di poco più di un anno fa. Nei giorni scorsi si sono rincorse altre voci di ulteriori tagli per centinaia di posti.
I tagli agli investimenti nel processo di produzione
Altri risparmi, altro segno che i costi sono diventati un’ossessione. Tesla ha rinunciato a un ambizioso piano di investimenti nel gigacasting, il suo processo di produzione all’avanguardia, ha rivelato Reuters. Tesla è stata leader in questa tecnica, che utilizza enormi presse da migliaia di tonnellate per la pressofusione di ampie sezioni del sottoscocca dell’auto. In un veicolo classico, il sottoscocca può essere composto da centinaia di singole parti. L’anno scorso, nello sviluppo di una nuova piattaforma per veicoli di piccole dimensioni, Tesla aveva puntato a realizzare il sottoscocca in un unico pezzo. L’obiettivo a lungo termine era quello di semplificare radicalmente la produzione e ridurre i costi.
Alla fine, però, Tesla ha optato per il metodo più collaudato, usato per i modelli già in circolazione, incluso il Cybertruck, di fondere le scocche dei veicoli in tre pezzi: due sezioni anteriori e posteriori e una sezione centrale fatta di alluminio e telai in acciaio per le batterie. Anche perché con questa soluzione si limitano eventuali costi di riparazione. Eppure, il costruttore americano non ha abbandonato del tutto l’idea di una piattaforma per veicoli di piccole dimensioni prevista per Model 2, la Tesla da 25-30mila dollari che potrebbe essere pronta nella seconda metà del 2025. Nell’ottica di contenimento dei costi, la casa di Austin adatterà il gigacasting in tre parti per i prossimi prodotti, incluso l’annunciato robotaxi, che Musk dovrebbe presentare l’8 agosto.
Settimane burrascose per Elon Musk
Ma evidentemente sono settimane burrascose per la società automobilistica più capitalizzata al mondo (nonostante la brusca caduta degli ultimi mesi). Giorni in cui il ceo può ribaltare decisioni, come quella di rinviare la produzione della Model 2, la Tesla da 25-30mila dollari, che invece dovrebbe essere una realtà entro il 2025. Giorni in cui Musk può precipitarsi a Pechino per ottenere che il software di guida assistita, il Full Self-Driving, sia accettato sul mercato del Dragone, funzioni al meglio grazie alle mappe di Baidu e renda più competitive le sue Model 3 e Model Y nei confronti di avversari sempre più determinati e all’altezza della sfida.