Automotive

Tesla, immatricolazioni -45% in Europa nel primo trimestre. Boom cinese: MG +33,5% - Renault obiettivi confermati

La quota di mercato è scesa dal 2,4% all’1,3%, riflettendo un evidente ridimensionamento della presenza del marchio texano nel Vecchio Continente. Che anno sarà per Musk?

di Redazione Finanza

Elon Musk, CEO di SpaceX e di Tesla. (Foto di Jim WATSON / AFP)

3' di lettura

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Il primo trimestre del 2025 si chiude in profondo rosso sul fronte vendite per Tesla in Europa. Stando ai dati diffusi da Acea, l’associazione europea dei costruttori, il gruppo texano leader nel settore delle auto elettriche a batteria - mentre il mercato registra una crescita a doppia cifra (si veda più avanti) - ha immatricolato soltanto 36.167 vetture nei Paesi Ue, segnando un crollo del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La quota di mercato è scesa dal 2,4% all’1,3%, riflettendo un evidente ridimensionamento della presenza del marchio di Elon Musk nel Vecchio Continente.

Anche marzo ha confermato l’andamento negativo: Tesla ha registrato 18.224 nuove immatricolazioni nell’Ue, in calo del 36% su base annua, con una quota che si è assottigliata all’1,8% rispetto al precedente 2,8%. Se si guarda all’Europa allargata (Ue27 + Efta + Regno Unito), il mese si è chiuso con 28.502 unità (-28,2%), mentre il totale trimestrale si attesta a 54.020 veicoli, segnando una flessione del 37,2% e una quota di mercato in discesa all’1,6% dal 2,5%.

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Tutto questo mentre, comunica Acea, a marzo 2025, in Europa (Ue27+Efta+Uk), sono state immatricolate 1.422.628 auto, in aumento del 2,8% rispetto allo stesso mese di un anno prima. A livello di motorizzazioni, continua il calo di quelle tradizionali. I Bev (veicoli 100% elettrici) hanno registrato un +23,6% a 242.913 unità (15,2% di market share), con forti progressi anche delle ibride Hev (+21% e 35% di quota di mercato, contro +1% delle plug-in, che hanno occupano il 7,6% del mercato). Tuttavia nel primo trimestre le immatricolazioni totali sono state 3.382.057, in calo dello 0,4% in confronto ai primi tre mesi del 2024. Nella sola Unione europea, le immatricolazioni di marzo sono scese dello 0,2% a 1.029.519 unità, quando nel trimestre la flessione registrata è dell’1,9% a 2.715.008 unità.

Tornando a Tesla il calo è drammatico, va oltre i semplici numeri di mercato e tocca anche l’immagine del brand. Negli Stati Uniti, Tesla è sotto pressione per il calo delle vendite, complice anche il crescente malcontento verso Musk, le cui posizioni politiche sempre più vicine all’area conservatrice hanno alimentato boicottaggi tra i consumatori più progressisti. Un danno reputazionale che potrebbe riflettersi anche sulle performance europee, dove la sensibilità verso i temi ambientali e sociali è particolarmente alta.

Musk prova a rilanciare, puntando su una versione aggiornata del Model Y e sull’introduzione dei “cyber taxi”. Ma il mercato non aspetta. I concorrenti avanzano. Il gruppo Volkswagen si conferma leader in Europa con 358.210 immatricolazioni a marzo (+10,3%), portando la sua quota al 25,2%. Nel trimestre, il gruppo tedesco ha totalizzato 875.875 unità vendute (+5,7%), pari al 25,9% del mercato.

Stellantis tiene la seconda posizione, mentre Renault conquista il terzo posto grazie a una crescita a doppia cifra: +13% a marzo, con 139.645 vetture e una quota del 9,8%. Nel trimestre, il gruppo francese sale del 10%, raggiungendo il 10,2% del mercato.

Ma il segnale più forte arriva dalla Cina. MG Motor, gruppo controllato dal colosso Saic Motor, mette a segno un autentico exploit: 38.930 immatricolazioni a marzo (+48,6%), e una quota salita al 2,7% dall’1,9%. Nel trimestre, l’aumento è del 33,5%, per un totale di 78.505 unità. L’ascesa dei brand cinesi dimostra come Tesla stia perdendo terreno non solo rispetto ai big europei, ma anche di fronte a nuovi player asiatici, sempre più aggressivi sul fronte dei prezzi e delle strategie di espansione.

Per Elon Musk, il 2025 si preannuncia come un anno ad alta tensione: un semplice restyling tecnologico o il lancio di un nuovo modello potrebbero non bastare. La vera sfida sarà ricostruire la fiducia, riposizionarsi strategicamente e adattarsi a un mercato europeo più competitivo che mai, e sempre meno disposto a tollerare incertezze.

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