Automotive

Tesla, crollo vendite: -13% sul 2024 nel primo trimestre. «Ritardi su Model Y»

In Cina diminuzione del 21,8%, il livello più basso da oltre due anni. Titolo male in avvio, poi cambio di direzione sui rumor di un addio di Elon Musk al ruolo nel governo

di Alberto Annicchiarico

Aggiornato il 2 aprile 2025, ore 21.45

5' di lettura

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Nel primo trimestre, dopo il nuovo crollo in Europa (ma non in Italia) a marzo, Tesla ha registrato un sensibile rallentamento rispetto al periodo precedente e alle attese del mercato. La flessione è legata a una combinazione di fattori, tra cui l’intensificarsi della concorrenza, la minore domanda in alcuni mercati chiave e le incertezze sul fronte strategico e legale.

Tesla ha consegnato 336.681 veicoli nel primo trimestre del 2025, in calo del 12,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (386.810 consegne) e del 32% rispetto al trimestre finale dello scorso anno (495.570). Le stime di Wall Street erano intorno alle 350mila unità. È la flessione più marcata dal 2022 per l’azienda guidata dal ceo Elon Musk, che ha attribuito il rallentamento a interventi di aggiornamento sulle linee produttive della Model Y in tutti e quattro i suoi stabilimenti. «Il passaggio alla nuova versione della Model Y ha comportato la perdita di diverse settimane di produzione», ha spiegato Tesla in una nota, pur precisando che la fase di lancio del nuovo modello «sta procedendo bene». Tesla ha iniziato a offrire la Model Y aggiornata, caratterizzata da uno stile rinnovato e interni migliorati, in Cina alla fine di febbraio e negli Stati Uniti e in Europa il mese scorso.

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Sul fronte produttivo, il costruttore Usa ha realizzato 362.615 veicoli tra gennaio e marzo, confermando un ritmo elevato nonostante i fermi impianto. Le consegne del duo Model 3 e Model Y si sono attestate a 323.800 unità, mentre le altre linee di prodotto, inclusi Cybertruck (che dieci giorni fa ha subito un clamoroso richiamo) e le Model S e X, hanno raggiunto poco meno di 13 mila unità. Magra consolazione: la società ha dichiarato di aver installato 10,4 GWh di sistemi di accumulo energetico nel trimestre, un dato in crescita rispetto agli standard degli scorsi anni.

Il titolo Tesla ha iniziato la seduta pesantemente in negativo, ma è passato in positivo fino a guadagnare oltre il 5%, dopo le rivelazioni di Politico, secondo cui Musk avrebbe lasciato presto il suo incarico nell’amministrazione Trump per tornare eminentemente al suo ruolo di imprenditore. Ipotesi a lungo invocata da molti investitori. «Il presidente è soddisfatto di Elon Musk, ma questa decisione arriva in un momento in cui il magnate della tecnologia sembra sempre più un problema politico», ha scritto il sito di informazione online.

In serata la Casa Bianca ha precisato che Musk si dimetterà dai suoi incarichi politici dopo avere terminato il suo compito di aumentare l’efficienza del governo e ridurre la spesa pubblica. «Elon Musk e il presidente Trump hanno entrambi dichiarato pubblicamente che Elon lascerà il servizio pubblico come impiegato speciale del governo quando il suo incredibile lavoro al Doge sarà terminato», ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

La sfida di Musk, le promesse al mercato

Musk ha promesso un ritorno alla crescita per Tesla dopo il calo delle consegne annuali lo scorso anno (-1%, prima volta in un decennio). Ma la domanda in calo e una reazione negativa generalizzata contro il suo protagonismo in politica potrebbero complicare le cose. Il ruolo di Musk come super consulente del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con il licenziamento di migliaia di dipendenti federali e nel taglio al programma americano di aiuti umanitari, ha suscitato reazioni molto negative nello schieramento dei clienti più progressisti.

Le proteste presso i negozi Tesla negli Stati Uniti e in Europa sono aumentate, e le auto Tesla vengono vandalizzate, come è accaduto anche a Roma. Alcuni dati indicano un aumento dei proprietari di Tesla che permuta i propri veicoli.

Se le indiscrezioni riportate da Politico fossero confermate, si tratterebbe di una svolta che molti osservatori giudicano benefica per Tesla. Anche se si tratterà di vedere quanto sia recuperabile il danno reputazionale per il brand.

In Cina nuovi modelli e super ricariche mettono pressione

Il calo dell’11,5% delle vendite di Tesla in Cina nel mese di marzo rispetto allo stesso periodo del 2024 - pari a 78.828 unità, secondo i dati della China Passenger Car Association - è un segnale chiaro della crescente pressione competitiva nel più grande mercato mondiale per i veicoli elettrici. La situazione appare ancora più critica se si considera l’intero primo trimestre, in cui le consegne di veicoli prodotti in Cina (comprese le esportazioni verso l’Europa) sono scese del 21,8% su base annua, toccando il livello più basso da oltre due anni.

In un contesto dominato da attori locali sempre più aggressivi, come BYD, Nio, Xpeng e Xiaomi, Tesla ha faticato a mantenere la sua attrattiva. BYD, in particolare, ha registrato un balzo del 23,1% su base annua con oltre 370 mila consegne mensili, puntando su una gamma articolata di modelli ibridi ed elettrici, dotati di funzionalità di guida autonoma offerte senza costi aggiuntivi. Il gruppo di Shenzen si appresta a superare Tesla come primo venditore globale di veicoli elettrici per la prima volta quest’anno, con una quota di mercato del 15,7%, davanti al 15,3% di Tesla.

La risposta della casa guidata (non senza polemiche, ultimamente, su quanto davvero se ne occupi) da Musk è arrivata solo a fine febbraio con l’aggiornamento della Model Y, ma l’assenza di veri nuovi modelli nell’ultimo anno ha spinto molti consumatori ad attendere alternative come il crossover YU7 di Xiaomi. Anche sul fronte industriale, i rivali avanzano: BYD sta implementando una nuova tecnologia di ricarica rapida e punta a superare Tesla nelle vendite globali di Ev già quest’anno, con una quota di mercato prevista al 15,7% contro il 15,3% stimato per il produttore texano, secondo Counterpoint Research.

I fondi pensione di New York sul piede di guerra

Alla frenata commerciale si somma ora un nuovo fronte critico per Tesla: quello legale. Il comptroller di New York (ovvero il responsabile delle finanze pubbliche), Brad Lander, ha sollecitato l’avvio di una causa contro l’azienda, sostenendo che il tycoon abbia di fatto abbandonato il suo ruolo operativo in Tesla, pur continuando a dichiarare ufficialmente il contrario. Al centro della disputa ci sarebbe il ruolo di Musk nel Dipartimento per l’Efficienza del Governo, il Doge, con il compito di tagliare, tanto e in fretta, la spesa pubblica.

Secondo Lander, la crescente visibilità di Musk in ambiti politici e il tempo dedicato ad attività parallele — dalle criptovalute come Dogecoin alla gestione della piattaforma X — hanno compromesso la gestione ordinaria di Tesla. La performance in Borsa ne avrebbe risentito pesantemente: in meno di tre mesi, il titolo ha perso quasi il 40%, facendo evaporare oltre 300 milioni di dollari dai fondi pensione pubblici della città. Lander, che si candida a sindaco di New York, accusa Tesla di aver fornito informazioni fuorvianti agli azionisti e chiede al dipartimento legale della città di intraprendere un’azione legale in nome dei fondi.

La questione, tuttavia, ha anche risvolti politici: il sindaco in carica Eric Adams — anche lui da mesi sotto i riflettori per presunte irregolarità finanziarie — ha preso le distanze dall’iniziativa, accusando Lander di voler strumentalizzare il caso per fini elettorali.

Tesla perde un investitore etico in Svezia

A complicare ulteriormente il quadro per Tesla, arriva anche il disimpegno di un investitore istituzionale europeo. L’assicuratore svedese Folksam ha annunciato la vendita della sua partecipazione nella casa automobilistica, del valore di circa 160 milioni di dollari, citando «l’atteggiamento problematico» dell’azienda nei confronti dei diritti sindacali in Svezia. La decisione segue mesi di tentativi falliti di dialogo con Tesla, accusata di ostacolare le rivendicazioni dei lavoratori e di non rispettare gli standard minimi richiesti dalla politica di investimento responsabile del gruppo scandinavo. «Non abbiamo visto alcun segnale di miglioramento», ha dichiarato Folksam, motivando così l’uscita dal capitale del costruttore californiano.

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